Convegno sui “mali di Roma”: guidò la ricezione del Concilio
Una tavola rotonda nella sede di Binario 95 sull’eredità del celebre appuntamento diocesano del 1974, con l’intervento di storici, sociologi, amministratori locali
Ieri erano le baracche dei meridionali in via del Mandrione e i tuguri al Tiburtino, oggi le tende dei migranti intorno alle stazioni e i senza dimora all’ombra del Colosseo. Cambiano i nomi e le provenienze ma le sacche di povertà del nuovo millennio non sono diverse da quelle degli anni ’70. I problemi affrontati dai “preti di strada” don Luigi Di Liegro, don Roberto Sardelli, don Nicolino Barra, don Mario Picchi non si discostano dalle nuove disuguaglianze e marginalità fronteggiate dai sacerdoti di periferia.
A mezzo secolo dal convegno che faceva appello alla «responsabilità dei cristiani difronte alle attese della carità e di giustizia nella città di Roma», nella sede del centro di accoglienza Binario 95 di via Marsala si è discusso ieri, giovedì 15 febbraio, su “I nuovi mali di Roma, crescita delle disuguaglianze, overtourism, esclusione sociale”. Promosso dal dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale della Sapienza di Roma e dall’Istituto di studi politici San Pio V, è stato una sorta di «simbolico passaggio di testimone» con gli incontri organizzati per celebrare il convegno del febbraio 1974, primo fra tutti, è stato ricordato, “(Dis)uguaglianze“, che lunedì 19 febbraio si terrà nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense.
Roma oggi vive crisi «legate all’impatto dei cambiamenti climatici, all’aumento della povertà estrema, alle diseguaglianze territoriali e sociali, all’assenza di un motore di sviluppo economico e produttivo capace di generare (e ridistribuire) ricchezza e di agire secondo logiche non puramente estrattive», ha affermato Alberto Marinelli, direttore del dipartimento Comunicazione della Sapienza. Disuguaglianze che «in buona fede» rischiano di «essere fuori dal pensiero di chi amministra», ha riconosciuto l’assessore capitolino alla Cultura Miguel Gotor per il quale «un fermento culturale, civile e politico» può aiutare ad allargare la visione «su tutti i problemi di Roma».
Una città che nel 2023 ha erogato 165 servizi a 23.196 persone diverse, ha ricordato Alessandro Radicchi, fondatore di Binario 95, chiedendo maggiori «servizi per i senza dimora» a cominciare dalla concessione «dei tanti stabili vuoti». Il convegno di 50 anni fa per Giovanni Moro «è stata la scoperta della politica della vita quotidiana come via alternativa all’impegno politico dei partiti». Paolo De Nardis, dell’Istituto San Pio V, ha invece osservato come «le ricerche e gli studi presentati nel ’74 restino un punto di riferimento». Oliviero Bettinelli, vicedirettore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Roma, per anni collaboratore di don Luigi Di Liegro (che fu promotore dello storico convegno sui “mali di Roma”), ha ricordato che i poveri, come ripeteva il sacerdote, «non sono esclusivo problema della Chiesa e della Caritas ma del nostro modo di vivere e relazionarci».
Riflettendo sugli aspetti politici e religiosi del convegno del ’74 lo storico Augusto D’Angelo ha affermato che «la sfida fu quella di guidare la ricezione del Concilio a Roma, e in questa chiave la mobilitazione del convegno contribuì alla definizione della Chiesa locale come soggetto ecclesiale chiamato a reinterpretare il proprio ruolo in una realtà che aveva lasciato alle sue spalle l’idea di “città sacra”». Gli “Amici di don Roberto Sardelli” portano avanti l’eredità del sacerdote romano morto 5 anni fa, fondatore della Scuola 725 all’Acquedotto Felice. «Siamo un gruppo di persone – hanno spiegato Giulia Fiocca e Grazia Napoletano – che sentono la responsabilità culturale e politica di tenere in vita la sua memoria per attivare nuovi processi sociali».
16 febbraio 2024

