Cooperazione, Gentiloni alza l’asticella: obiettivo 0,30% del Pil entro il 2020
L’intervento del premier in chiusura dei lavori della conferenza nazionale: «No al ritorno dei nazionalismi. E sui migranti l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa». Il vice ministro degli Esteri Giro: «Basta sospetti»
L’Italia ha raddoppiato le risorse per la cooperazione allo sviluppo negli ultimi tre o quattro anni e punta ora a incrementarle ancora, considerandole essenziali anche in chiave sicurezza: lo ha detto ieri, 25 gennaio, il premier Paolo Gentiloni, a chiusura dei lavori della conferenza nazionale “Coopera”. Secondo Gentiloni, «da tre o quattro anni le risorse per l’aiuto pubblico sono raddoppiate, passando dallo 0,14 allo 0,27 del Pil con l’obiettivo di crescere allo 0,30 entro il 2020. Dobbiamo sapere che da questo lavoro di volontariato e da questo impegno professionale in cooperazione – ha sottolineato il premier – non dipende solo il delinearsi di alcuni progetti esemplari e pilota, bensì un elemento fondamentale del meccanismo di cooperazione e di sicurezza che serve oggi nel mondo». Rivolgendosi ai partecipanti ai lavori di Coopera, Gentiloni ha poi affermato: «Siete pezzi di una storia che va nella direzione giusta; di questo l’Italia vi ringrazia, siamo orgogliosi di voi».
«No alle chiusure e ai ritorni del nazionalismi». «L’attività di cooperazione è elemento fondamentale di relazioni internazionali basate su dialogo, libero commercio, rapporti multilaterali – ha aggiunto Gentiloni -: questo è il mondo che l’Italia vuole, e che non vogliamo farci scippare dal ritorno dei nazionalismi e da chiusure all’interno delle singole frontiere. Noi aiutiamo – ha continuato Gentiloni – e moltiplichiamo gli aiuti e all’Africa e ai continenti che hanno bisogno di aiuto». Riguardo poi al fenomeno delle migrazioni, il premier ha osservato che «l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa salvando tanti migranti – ha aggiunto il premier Paolo Gentiloni, a chiusura dei lavori di Coopera -. Non vergogniamoci di dire che in un’Europa che invecchia c’è bisogno di migrazioni che però non siano a rischio della vita in mare né incontrollate».
«Basta sospetti, cooperazione centro morale della nazione». La cooperazione «è il centro morale della nazione, il governo lo sostenga». Queste le parole del vice-ministro degli Esteri Mario Giro alla conferenza nazionale di Roma. «Oggi un giornale italiano parlando dell’attentato contro Save the Children in Afghanistan ha parlato di esercito del bene – sottolinea Giro -. Non dimentichiamo però che pochi mesi fa sulle pagine dei giornali italiani abbiamo letto sospetti e cultura della diffidenza; gli sforzi di quelle stesse ong erano stati definiti con ben altre parole». Al centro dell’intervento del vice-ministro Mario Giro, invece, le potenzialità liberate dalla legge 125/2014 sulla cooperazione. «La cosa che mi inorgoglisce di più fra le tante è la capacità di fare insieme che abbiamo messo in campo – sottolinea Giro -. Fare insieme tra ministeri, tra agenzie pubbliche (penso all’Ice, alla Sace e alla Cdp) tra soggetti diversi, tra ong, nel terzo settore, tra le imprese, tra le università e tra gli enti territoriali». In riferimento al percorso avviato nel 2014, al termine della due giorni romana, il vice-ministro aggiunge: «Abbiamo lavorato connettendo interesse nazionale e interesse globale. Questa può essere la vera Italia, quella che non si chiude e non si dimentica di quelli in casa propria; quella che sa che chi non coopera declina, come ha detto Andrea Riccardi».
Il rischio strumentalizzazioni. «Chiediamo alla politica di riconoscere, anche attraverso i programmi elettorali, che la cooperazione è un valore e un’opportunità fondante per ogni cittadino, sia per scelta di vita che per i vantaggi che ne derivano al Paese», ha aggiunto il vice-ministro degli Esteri, presentando il “Manifesto per cambiare”, le conclusioni della conferenza nazionale Coopera. Secondo Giro, «esiste il pericolo di incomprensioni e strumentalizzazioni dell’azione di cooperazione, dovuta alla difficoltà di gestire le crisi migratorie e alla tentazione di spettacolarizzare e lucrare su paure e chiusure che queste portano». Quindi l’appello: «Per contrastare questo clima di sfiducia dobbiamo spiegare meglio, far comprendere meglio cosa facciamo, cambiare il nostro modo di raccontare al Paese come la cooperazione dell’Italia cambia la vita delle persone». Centrale il riferimento proprio alla legge 125/2014, con «l’aumento della platea degli attori» della cooperazione. «È necessario – ha detto Giro – incubare i nuovi e originali attori di cooperazione, associazioni di migranti, del sostegno a distanza, piccoli enti territoriali, imprese sociali, accompagnandoli in un percorso che li renderà soggetti in grado di esprimere tutto il loro potenziale».
26 gennaio 2018

