Coronavirus, nel mondo morti 3mila operatori sanitari

Il rapporto di Amnesty International: dato che rischia di essere sottostimato. «Chiediamo ai governi di iniziare a prendere sul serio la loro salute e vita»

Tra le vittime del coronavirus ci sono anche più di 3mila operatori sanitari. A riferirlo è Amnesty International, nel rapporto diffuso ieri, 13 luglio, anche se, affermano, «il dato rischia di essere assai sottostimato». In ogni caso, « i governi dovranno essere chiamati a rispondere delle morti di operatori sanitari cui non hanno fornito strumenti di protezione durante la pandemia di Covid-19». Non solo: l’organizzazione internazionale ha documentato anche casi di operatori sanitari che hanno subito rappresaglie per aver espresso preoccupazione per la loro salute, dalle minacce al licenziamento, dagli arresti all’imprigionamento.

Operatori «esposti, messi a tacere, attaccati», è la denuncia di Amnesty, a cui dà voce Sanhita Ambast, ricercatrice e consulente sui diritti economici, sociali e culturali. «Chiediamo ai governi, proprio mentre la pandemia si sta ancora di più diffondendo, di iniziare a prendere sul serio la salute e la vita degli operatori sanitari – afferma -. Gli Stati dove il peggio deve ancora arrivare non devono ripetere gli errori fatti da quei governi la cui mancata protezione dei diritti degli operatori sanitari ha avuto conseguenze devastanti».

Per la ricercatrice, il fatto più inquietante «è vedere che alcuni governi stanno punendo gli operatori sanitari che esprimono preoccupazione rispetto a condizioni di lavoro che possono mettere in pericolo le loro vite. Gli operatori sanitari in prima linea – ribadisce Ambast – sono i primi a rendersi conto che le politiche del loro governo non stanno funzionando e le autorità che li puniscono non possono essere prese sul serio quando affermano che stanno dando priorità alla salute pubblica».

14 luglio 2020