Coronavirus, Ricciardi: «Fiduciosi, nelle mani di Dio»

Il vescovo delegato per la Pastorale sanitaria affida alla pagina Facebook dell’Ufficio diocesano la sua riflessione. «La preghiera e la speranza»

«Ormai non si parla d’altro. È normale. È umano. Ci sentiamo tutti disorientati e preoccupati, man mano che le notizie sul Coronavirus ci parlano della sua diffusione, del suo arrivo in Italia, dei contagiati e delle vittime». Il vescovo delegato per la Pastorale sanitaria nella diocesi di Roma Paolo Ricciardi sceglie Facebook per intervenire sull’epidemia di coronavirus che ha raggiunto ormai anche l’Italia. «A molti – scrive – sembra uno scenario apocalittico, da film di tragedie globali che di solito danno in tv d’estate; altri cercano di sdrammatizzare, di ricondurci alla normalità. Fatto sta che l’isolamento di alcune regioni del Nord Italia ci fa sentire questo evento più vicino e inquietante che mai».

Il presule racconta anche della sospensione delle Messe e delle attività in tante parrocchie del nord, che «ci proietta in scenari cui non siamo abituati. Noi cristiani – spiega – ci rimettiamo nelle mani di Dio, invochiamo la sua benedizione, chiediamo di essere noi benedizione per gli altri. Negli eventi imprevisti di questi giorni, noi cristiani sappiamo che se cadiamo, cadiamo sempre in buone Mani, quelle di chi vuole il nostro bene. In Lui ritroviamo realismo, fiducia, speranza». Per Ricciardi, dunque, questo «è il tempo in cui ci affidiamo a Cristo, medico dei corpi e delle anime, chiedendo di essere noi cristiani, per l’umanità di oggi, il “lembo del suo mantello” perché, in questi tempi di prova, possiamo dare ragione della speranza che è in noi».

Paolo Ricciardi, pastorale sanitaria, incontro IFO e centro missionario, 5 ottobre 2019Nelle parole del vescovo, anche il riferimento ai tanti appelli che, insieme a notizie più o meno verificate, rimbalzano sui social in questi giorni. «Al di là di quelli catastrofici – scrive -, mi piace riportare le parole della preghiera e della speranza. Come quelle di un parroco, che non si vergogna di confidare di aver pianto per la sua gente davanti al tabernacolo e che chiede di incrementare la preghiera, invitando i suoi fedeli ad unirsi spiritualmente all’Eucaristia quando suoneranno le campane, che forse si ascolteranno con un senso di nostalgia, di desiderio di purificazione, di necessità di pregare». Ancora, cita il comunicato di una diocesi in cui si invita a riscoprire la preghiera in famiglia. «E già immagino come ci saranno persone che ritroveranno il gusto di un rosario, di un momento di condivisione, di spazi di profondità».

Da ultimo, Ricciardi ricorda le parole dell’arcivescovo di Milano Delpini, che già nei giorni scorsi invocava la benedizione di Dio, «”che è sempre alleato del bene, alleato di chi fa il bene”. Anche noi invochiamo la benedizione di Dio su tutti. Preghiamo per le persone contagiate, per tutti coloro che sono impegnati nella ricerca e nella cura, per gli operatori degli ospedali, medici e infermieri, per coloro che amministrano la vita pubblica e hanno responsabilità nelle istituzioni, per quanti in questi momenti sperimenteranno maggiormente la solitudine o l’ansia. A tutti – prosegue – vorremmo far sentire l’abbraccio della Chiesa, il gusto della famiglia, il dono della speranza». Questo, nelle parole del presule, «non è il tempo di ricercare le colpe o di dar caccia agli “untori”. È il tempo della comunione in Cristo, del “contagio del Bene”, che vince il male e che ha cura dei piccoli, dei poveri, degli ammalati e degli esclusi. Ci mettiamo sotto lo sguardo di Maria, Salute degli infermi, che ci insegna a stare presso la croce».

25 febbraio 2020