Coronavirus: vaccinato oltre il 70% della popolazione vaccinabile
Laurenti (Gemelli): «Nuovi casi in calo del 20%. Attenuata anche la circolazione della variante Delta. I vaccini salvano la vita». Per i bambini, «prima dei mesi più freddi e delle influenze, verrà presa una decisione»
Il bollettino della Protezione Civile di ieri, 3 ottobre, ha segnalato un calo nella curva dei contagi, con un tasso di positività all’1,03%, 2.968 nuovi positivi al Covid-19, 33 morti e 66 ricoveri in meno rispetto alle 24 ore precedenti. In calo di un’unità anche i ricoveri nelle terapie intensive. «Questo dimostra che i vaccini funzionano e che proteggono non solo dal contagio ma anche dal rischio di morte e dal ricovero nei reparti di medicina generale e soprattutto in terapia intensiva». A constatarlo è Patrizia Laurenti, responsabile del Centro vaccinale anti-Covid della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e docente di Igiene all’Università Cattolica di Roma, che osserva come «siamo arrivati a più del 70% di popolazione vaccinata su quella vaccinabile anche se è auspicabile raggiungere l’85-90% per sentirci al sicuro, ma di certo, data la situazione attuale, questo autunno non rivivremo quello che abbiamo vissuto un anno fa, con un incremento dei casi all’arrivo dei primi freddi e un impatto grave sul nostro sistema sanitario».
Professoressa, possiamo dunque parlare di dati incoraggianti?
Sì, perché osserviamo un calo dei nuovi casi di quasi il 20% ,con una attenuazione della circolazione della variante Delta, che fin dall’inizio, lo ricordiamo, è stata caratterizzata da un elevatissimo rischio di contagiosità. Questi dati accendono sicuramente la speranza di vedere la fine della pandemia e più di tutto confermano che i vaccini salvano la vita, nonché che le polemiche sulla vaccinazione contro il Covid non hanno alcun fondamento scientifico. Del resto, i numeri parlano e ci dicono che tutti gli indici – dai contagi ai ricoveri – sono in calo, anche quello, appunto, di contagiosità.
Merito anche del Green pass, dal prossimo 15 ottobre necessario per il ritorno al lavoro in presenza in ogni settore, sia pubblico che privato?
Possiamo senza dubbio riconoscere l’importanza del provvedimento e l’incentivo che ha prodotto sull’adesione al vaccino. Ben venga questo incremento a seguito di tale motivazione. Tuttavia tengo a sottolineare e ribadire che la vaccinazione è sicura e che è lo strumento in grado di proteggere la popolazione sia sul piano lavorativo, sia su quello civile e sociale. Io penso che chi non vuole sentire e capire questo o nasconde nel suo pensiero e ragionamento un dolo o è vittima di un deficit cognitivo perché, lo ripeto, i numeri sono oggettivi e parlano. Poi, certo, ci sono particolari situazioni da monitorare e determinati fenomeni di cui tenere conto ma primariamente dobbiamo far recuperare alle persone fiducia nella vaccinazione e nei medici, che sono persone che tanto hanno studiato e che continuano a studiare. Anzi, incoraggio le persone a venirci a trovare, portandoci le loro domande e i loro dubbi, in un clima costruttivo e non di arrabbiatura per un vaccino sentito come qualcosa da subire. Sono certa che sapremo aiutare tutti a fare una scelta sicura, anche chi presenti determinate allergie, ad esempio.
Chi deve prestare maggiore attenzione in questa fase?
Rivolgo un appello a coloro che ancora non si sono vaccinati e che appartengono alla fascia di età compresa tra i 50 e i 69 anni e incoraggio inoltre i clinici, specialmente ematologi, oncologi, immunologi e radioterapisti, a spingere a vaccinarsi i loro pazienti.
Cosa si può dire invece in merito alla terza dose?
Abbiamo cominciato a somministrarla alle persone immuno-depresse gravi, che per una terapia o per una patologia presentano una risposta immunitaria meno potente di quella di una persona in salute e gli studi ci dimostrano che la terza dose del vaccino aumenta le risposte immunitarie di quei soggetti specifici. Penso in particolare poi alle persone ultra-ottantenni, che confermano la loro intelligenza ricercando la vaccinazione e la terza dose, consapevoli di avere un sistema immunitario più debole. Ancora, credo che la terza dose avrà senso per gli operatori sanitari che si trovino ad operare in una condizione maggiore di rischio perché abbiano un’età maggiore di 60 anni o perché presentino magari una comorbidità. Per il resto, nel 2022, in base all’andamento della curva epidemica, si prenderanno altri provvedimenti necessari.
Mentre per quanto riguarda la vaccinazione dei bambini sotto ai 12 anni come si procederà?
Siamo ancora in una fase prematura perché non esistono dati solidi a riguardo, se non quelli che le case produttrici del vaccino hanno presentato alle agenzie regolatorie dei farmaci. Tuttavia non vedo alcuna preclusione, pensiamo solo al fatto che a partire dai 3 mesi di età i bambini vengono sottoposti a 10 diversi vaccini. Penso che nel giro di un mese, prima dei mesi più freddi e delle influenze stagionali, verrà presa una decisione a riguardo.
4 ottobre 2021

