Corpus Domini, Pizzaballa: «Mai avremmo pensato di parlare di fame come qualcosa di reale»

Il patriarca di Gerusalemme ha celebrato la solennità del Corpus Domini. In un tempo di conflitti e guerre, l’invito di Gesù a «tradurre in vita ciò che celebriamo nell’Eucaristia»

Ha parlato di fame, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, celebrando ieri, 19 giugno, nella Città Santa la Messa nella solennità del Corpus Domini, nella quale la liturgia della Parola propone il racconto del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. «Quando si parla di fame, in genere, siamo soliti pensare a popolazioni lontane da noi, a qualcosa di teorico – ha osservato -. Mai avremmo pensato che ancora oggi, qui tra noi, fossimo costretti a parlare di fame come qualcosa di reale, che tocca la vita della nostra gente. Penso a Gaza, ovviamente, ma non solo. Alle tante situazioni di povertà che il conflitto ha creato, e che rende la vita di troppe famiglie estremamente dura».

Accanto  a questa fame «reale», come l’ha definita il patriarca, c’è «la fame di giustizia, di verità, di dignità. Anche queste ultime – ha osservato – sembrano parole che appartengono a un mondo lontano dal nostro, che nulla hanno a che fare con la nostra vita reale». E davanti a questa situazione «tragica», la tentazione può essere quella dei discepoli: «Rinunciare, gettare la spugna, smettere di sperare e di credere che sia possibile placare la nostra fame, che qualcuno possa consolare il nostro cuore assetato di giustizia e dignità. Che questo conflitto non potrà mai cambiare la nostra vita. Che non esista per noi qui la possibilità di una vita dignitosa».

La risposta che arriva da Gesù «è chiara e indica ciò che dovrà caratterizzare la vita del cristiano in ogni tempo. Ed è quindi la risposta anche per noi oggi, anche per noi in Terra Santa: “Date voi stessi da mangiare”». Vale a dire, «diventate persone che fanno dono di sé». In un tempo di conflitti e guerre, questa risposta «è un invito alla nostra comunità ecclesiale a tradurre in vita ciò che celebriamo nell’Eucaristia. Significa sapersi fare dono, essere solidali l’uno con l’altro, continuare, nonostante tutto, a costruire relazioni, aprire orizzonti, dare fiducia, avere il coraggio di essere inclusivi, cioè di accogliere l’altro, quando invece tutto parla del contrario. Significa non rinunciare mai a sperare».

L’esortazione di Pizzaballa allora è a mettere l’Eucaristia al centro della comunità. «Uno dei problemi della nostra Chiesa oggi è proprio l’anonimità delle nostre comunità, più simili alla folla che ai gruppi di cinquanta stabiliti da Gesù. Non ci si conosce, e quindi nemmeno si può condividere la vita – la riflessione del porporato -. Il Vangelo ci invita a dare un volto e un’identità chiara alle nostre comunità, che si costruiranno con la nostra familiarità con Cristo, più che con le nostre attività sociali o pastorali. Lì dove ci si arricchisce vicendevolmente con il poco che si ha, allora si fa esperienza di essere veramente ricchi, di essere nell’abbondanza, di avere più di quanto si osava sperare. Comunità formate dall’Eucaristia saranno anche comunità ricche, dove non mancherà nulla e, nonostante la povertà dei mezzi, sapranno far risplendere la presenza di Dio, la nostra vera ricchezza».

20 giugno 2025