Cos’è e come funziona, vademecum per il Sinodo

Quali le procedure? Chi ne fa parte? Alla prossima assemblea parteciperanno 267 padri sinodali. Per la prima volta ci saranno due vescovi cinesi

Si apre domani, 3 ottobre, la XV assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi. Ma che cos’è un Sinodo? Come funziona? Chi ne fa parte? Ecco una sorta di vademecum per comprendere meglio un organismo che sta diventando sempre più determinante nella vita della Chiesa. Origine. Il Sinodo fu istituito da Paolo VI con il motu proprio “Apostolica sollecitudo” il 15 settembre 1965 durante il Concilio Vaticano II.

Scopi. Paolo VI spiegò ai padri conciliari che il Sinodo «sarà convocato, secondo i bisogni della Chiesa, dal Romano Pontefice, per sua consultazione e collaborazione, quando, per il bene generale della Chiesa, ciò sembrerà a lui opportuno». Lo stesso Papa ricordava la possibilità, col passare del tempo, di perfezionare e adeguare tale organismo.

Assemblee. Come ricorda la costituzione apostolica “Episcopalis Communio”, promulgata lo scorso 15 settembre, che riforma il motu proprio di Paolo VI, sono sostanzialmente di tre tipi: Generale Ordinaria, se vengono trattate materie che riguardano il bene della Chiesa universale; Generale Straordinaria, se le materie da trattare esigono una urgente considerazione; Speciale, se vengono trattate materie che riguardano maggiormente una o più aree geografiche determinate. Resta intatta la facoltà del Papa di convocare altri tipi di assemblee, ad esempio per ragioni ecumeniche.

Membri. Alla prossima assemblea sui giovani parteciperanno 267 padri sinodali: 21 dalle Chiese orientali, 165 eletti dalle Conferenze episcopali, 10 dall’Unione dei Superiori generali, oltre ai membri del Consiglio ordinario del Sinodo, ai capi dicastero della Curia romana e ai 41 membri di nomina pontificia, tra i quali, per la prima volta, due vescovi cinesi. Il Santo Padre, infatti, in base all’Istruzione che contiene le norme attuative della “Episcopalis Communio”, può nominare fino al 15% dei padri sinodali.

Altri partecipanti. Alle assemblee prendono parte in qualità di invitati per portare il loro contributo ma senza diritto di voto, Esperti, che cooperano alla redazione dei documenti; Uditori, che possiedono una particolare competenza sulle questioni da trattare; Delegati Fraterni, appartenenti a Chiese e Comunità ecclesiali che ancora non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, ed eventualmente Invitati Speciali, designati in virtù della loro riconosciuta autorevolezza. Al prossimo Sinodo saranno presenti 23 esperti e 49 uditori e uditrici. Di questi, 34 sono giovani tra i 18 e i 29 anni.

Consultazione. È una delle grandi novità introdotte da Papa Francesco, che ha già convocato tre sinodi durante il suo pontificato. Si tratta di una fase che precede l’assemblea, introdotta con il Sinodo straordinario sulla famiglia e ora codificata dalla “Episcopalis Communio”, alla quale il Santo Padre attribuisce una grande importanza per conoscere il parere dei pastori e dei fedeli in ciò che riguarda il bene della Chiesa. Si può anche prevedere una riunione presinodale, come avvenuto questa volta con la partecipazione di 300 giovani.

Instrumentum laboris. È il testo che riunisce i contributi della fase preparatoria e costituisce la “traccia” per la discussione dell’assemblea, insieme all’introduzione del Relatore generale.

Circoli minori. Sono i gruppi di lavoro durante l’assemblea che si riuniscono su basi linguistiche. Preparano gli emendamenti (modi) che andranno a costituire il documento finale.

Documento finale. È la sintesi dei lavori dell’assemblea. Viene preparato da un’apposita commissione e presentato dal Relatore generale ai padri sinodali. Per l’approvazione servono i voti favorevoli di due terzi dei presenti. Poi spetta al Papa decidere se pubblicarlo: se viene approvato espressamente dal Romano Pontefice, il documento partecipa del Magistero ordinario del Successore di Pietro.

 

 

2 ottobre 2018