Crisi in Medio Oriente: la premier Meloni convoca il G7
Il vertice nel pomeriggio del 2 ottobre. Convocato in forma permanente il tavolo di governo, per monitorare la situazione. A cominciare dalla sicurezza dei cittadini italiani e dei mille soldati Unifil
Aprendo la riunione del Consiglio dei ministri, oggi, 2 ottobre, la premier Giorgia Meloni è intervenuta sull’evolversi del conflitto nella regione mediorientale, assicurando che «l’Italia continuerà a impegnarsi per una soluzione diplomatica, anche in qualità di presidente di turno del G7. Ho convocato per questo pomeriggio una riunione a livello dei leader – ha aggiunto -, alla luce dell’aggravarsi della crisi in Medio Oriente».
La presidente del Consiglio ha fatto riferimento anche al vertice riunito d’urgenza ieri, 1° ottobre, a Palazzo Chigi, nel quale «abbiamo anche discusso della messa in sicurezza dei cittadini italiani e dei militari del contingente Unifil. Il tavolo di governo – ha aggiunto – è stato convocato in forma permanente per monitorare costantemente l’evolversi della situazione e adottare tempestivamente le misure necessarie». Alla riunione, ha riferito, hanno partecipato «il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani in collegamento da remoto, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata per i servizi di sicurezza, i vertici dei servizi segreti, il consigliere diplomatico del presidente del Consiglio e, in collegamento, l’ambasciatore d’Italia in Israele, Luca Ferrari». Da Meloni, insieme alla condanna dell’attacco iraniano a Israele, anche un «appello alla responsabilità» lanciato a tutti gli attori regionali, con la richiesta di «evitare ulteriori escalation».
Nel frattempo l’aviazione israeliana è tornata ad attaccare la periferia sud di Beirut, considerata un bastione di Hezbollah. Ne dà notizia l’agenzia nazionale libanese. Anche l’esercito israeliano (Idf) informa che la 98ª divisione è impegnata in combattimenti ravvicinati con miliziani di Hezbollah e ha diretto attacchi aerei contro uomini armati e postazioni del gruppo terroristico. L’unità di commando Egoz della divisione ha distrutto una postazione del gruppo sciita, tra cui un lanciarazzi e un deposito di esplosivi. Mel corso delle operazioni l’aeronautica militare israeliana ha colpito più di 150 siti di Hezbollah.
In audizione alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, oggi, 2 ottobre, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha ribadito che «l’apertura del fronte libanese e l’intervento diretto dell’Iran hanno inevitabilmente accresciuto il rischio di un conflitto regionale su larga scala. Ma l’escalation delle ultime ore ci spinge ancora di più a lavorare per la pace e per il dialogo. C’è ancora la possibilità di scongiurare una guerra che coinvolga l’intero Medio Oriente. Facciamo appello alla responsabilità di tutti gli attori regionali», ha detto, assicurando che «il governo italiano, anche in qualità di presidente del G7, si sta adoperando a 360 gradi per questo obiettivo».
Intervenendo insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto, il titolare della Farnesina ha parlato della de-escalation come «obiettivo primario», a partire da «un cessate il fuoco in Libano e a Gaza». E ha ricordato il colloquio avuto con il suo omologo israeliano Katz, nel quale «ho insistito non solo sulla tutela dei nostri militari, ma anche sulla necessità di evitare che si ripeta quello che è successo a Gaza con la popolazione libanese – ha ricordato -. Dobbiamo evitare che ci siano ancora troppe vittime innocenti. Se non è possibile operare, il ministro Crosetto deciderà insieme alle Nazioni Unite, ma per adesso non ci sono le condizioni. Stiamo valutando tutte le situazioni per l’evacuazione di tutti quanti. Se peggiora la situazione bisogna essere pronti a qualsiasi evenienza; se la situazione non peggiora, per come stanno le cose il contingente rimane lì».
Anche Crosetto ha ribadito la necessità di «una incisiva e rapida azione Onu perché Unifil eserciti una reale deterrenza all’uso della forza, contemplando la possibilità di operare anche autonomamente anche senza le forze libanesi. Non vi sfuggirà: o ci sono le forze Onu nel sud del Libano o ci sono i soldati israeliani e la differenza è chiara a tutti», ha chiosato, sottolineando che «dobbiamo riconoscere che Unifil non ha raggiunto gli obiettivi della risoluzione 1701». Nelle parole del ministro, «la Difesa è pronta a fare la sua parte e qualora necessario è in grado di condurre operazioni di estrazione dei nostri connazionali in Libano, anche in modo autonomo. Sono stati già preallertati assetti navali e aerei e il loro livello di prontezza è stato innalzato e adeguato – ha spiegato -. Il livello di rischio per i nostri militari non è aumentato perché non sono obiettivo di attacchi diretti. Ma la situazione è molto difficile e preoccupante per la possibilità di incidenti non voluti che non possono essere esclusi», la conclusione del suo intervento.
2 ottobre 2024

