Cure palliative: il master dell’Università Europea di Roma
Lezioni al via da aprile. 150 le ore di laboratorio. A dirigere il percorso, Claudia Navarini: «Il palliativista può garantire un tempo di qualità, fino alla fine»
Considerare il fine vita una fase essenziale dell’esistenza della persona e non solo l’attesa passiva degli ultimi momenti. Dare risposte concrete ai bisogni del paziente per consentirgli di trascorrere al meglio il tempo che ha ancora a disposizione. Per rispondere a questa e a tante altre esigenze complesse nasce a Roma il master di I livello in “Psicologia ed etica delle cure palliative”. Le lezioni si svolgeranno, a partire da aprile e per un anno, all’Università Europea di Roma nell’ambito del corso di laurea “Scienze tecniche e psicologiche” di cui è coordinatrice la professoressa di psicologia Claudia Navarini, filosofa morale e direttore del master.
Molteplici le sfide da cogliere e i vuoti da riempire: «Innanzitutto le cure palliative non sono così radicate in Italia, oggi tanti malati non vi hanno accesso – spiega -. Con questo master intendiamo invece avviare una riflessione su molteplici livelli, anche socio-politici, su quella che definiamo palliazione precoce e simultanea». Per capire meglio gli orizzonti di questa disciplina, Navarini spiega che oggi le cure palliative possono essere estese a una categoria di pazienti più ampia rispetto ai malati terminali per i quali sono nate negli anni Sessanta, in Gran Bretagna. Si tratta di gestire le situazioni di cronicità che, in una società contraddistinta dal progressivo invecchiamento medio, sono la norma. «Alcune patologie croniche, se ben gestite, danno un’aspettativa di trascorrere una vita dignitosa per 20-30 anni. Questi pazienti, sebbene non possano spesso guarire del tutto, possono comunque avere una vita piena. Iniziare la palliazione già dalla diagnosi di una malattia degenerativa vuol dire affiancare alle cure farmacologiche innanzitutto un supporto relazionale, quindi psicologico, restituendo pienezza», prosegue la coordinatrice del master, autrice anche del volume “Cure palliative simultanee e sviluppo delle virtù”. Si tratta, spiega nel volume, di lavorare anche sui punti di forza del carattere, adoperando gli strumenti giusti per affrontare al meglio le difficoltà: «Nutrire nella persona virtù come speranza, pazienza, coraggio, senso dell’umorismo, combatte la depressione e aiuta ad affrontare gli effetti di una vita diminuita rispetto a quella del proprio passato», aggiunge.
Il master si rivolge sia a laureati triennali sia magistrali che desiderino lavorare o dare un contributo nell’ambito delle cure palliativiste, accogliendo profili variegati che vanno dall’economista sanitario al giurista, passando per lo psicologo, l’assistente sociale, il volontario, il medico, l’operatore della salute e del sociale a tutto campo. All’interno del master ci sono infatti moduli multidisciplinari dedicati al diritto economico-sanitario, a materie di etica e psicologia ma anche all’approccio medico-giuridico ed etico-filosofico. Centocinquanta le ore di tirocinio presso strutture esterne all’università, dagli hospice alle case di cura, reparti di lunga degenza e soprattutto reti di assistenza domiciliare, l’ultima grande frontiera delle cure palliative. Tra modalità e-learning e presenza fisica sono 255 le ore di lezione frontale, a cui si affiancano 150 ore di laboratorio, diversi momenti per lavorare in gruppo, fare simulazioni e numerose testimonianze esterne. Trasversale anche la formazione dei docenti: tra questi ci sono operatori della palliazione, psico-oncologi, palliativisti pediatrici, giuristi e figure psicologiche specializzate, come ad esempio coloro che trattano disturbi psicosomatici.
Non è un caso che il percorso sia nato in questo momento storico: «Proprio l’insorgere della pandemia ci ha aperto ulteriormente gli occhi su quante persone siano morte da sole, negli ospedali, senza avere il conforto dei propri cari. Da questo punto di vista – osserva Navarini – l’operatore palliativista può dare qualcosa in più della semplice assistenza fisica e garantire un tempo di qualità fino alla fine. Abbiamo letto tante storie di operatori eccezionali che hanno accompagnato i malati di Covid nell’ultima fase della propria vita, ma queste dovrebbero essere la regola – conclude -. Assistenza psicologica, persino cura degli spazi abitativi che accompagnano gli ultimi momenti, in base alla specifica condizione e patologia, sono alcune tra le risposte corrette alle esigenze dei pazienti. Nella speranza che nei prossimi anni possiamo pensare a un percorso accademico abilitante per psicologi palliativisti nel nostro ateneo».
3 febbraio 2022

