Da Bologna riparte un «movimento di pace»

Concluso l’incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio che hariunito 300 leader di tutte le religioni. L’appello finale: «Aiutare i popoli a guardare negli occhi l’altro e a non restare prigionieri della paura»

Per tre giorni Bologna è stata «capitale della pace». Leader di tutte le religioni e umanisti, giovani e adulti da tutta Europa e non solo hanno animato nella città emiliana 34 panel di discussione in cui si è parlato delle ferite aperte, delle guerre ancora in corso, ma si è anche testimoniato che «la pace è sempre possibile». Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo racconta così l’esperienza dell’incontro internazionale “Ponti di pace” promosso dalla Comunità insieme all’arcidiocesi di Bologna: un cantiere aperto che si è concluso ieri, 16 ottobre, in piazza Maggiore, davanti a San Petronio. Ora da Bologna nasce, nelle parole dell’arcivescovo Matteo Zuppi, «un movimento di pace che cresce e si sviluppa nel mondo». Un movimento, aggiunge Impagliazzo, frutto di un’esigenza «condivisa da molti in tutte le terre: un movimento di cuori, di pensieri di volontà, di culture per la pace».

Presente a Bologna anche il vescovo cattolico di Haimen (Cina), che ha ricordato che appena un mese fa un altro ponte di pace ha unito due grandi realtà del mondo, separate da decenni. «Il 22 settembre, grazie ai grandi sforzi di dialogo delle due parti, la Cina e la Santa Sede hanno firmato un accordo sulla nomina dei vescovi per integrare pienamente la Chiesa cinese nella Chiesa universale: questo – ha detto – è stato il desiderio di molti Papi ed è anche il nostro desiderio. Attraverso il dialogo è stato costruito un ponte di pace che ha abbattuto un muro durato quasi 70 anni. Grazie a questo ponte, per la prima volta quest’anno abbiamo due vescovi cinesi che partecipano al Sinodo. Per la prima volta in settanta anni, l’universalità della Chiesa si è arricchita della loro presenza». E già prefigura una prossima tappa in Estremo Oriente: «Auspico che un giorno veniate tutti in Cina, Paese accogliente e caloroso, per vedere come l’apertura abbia portato prosperità sociale ed economica».

Di «pace possibile» parla anche l’Appello di Pace letto a conclusione della cerimonia e consegnato da un gruppo di bambini alle autorità religiose e politiche presenti sul palco. Pace possibile anche se «mai acquisita per sempre» e sempre da ricercare «insieme, purificando il cuore e le menti, aiutando i popoli a guardare negli occhi l’altro e a non restare prigionieri della paura». Fondamentale il ruolo delle fedi, per «lavorare all’unificazione spirituale che è mancata finora alla globalizzazione e a un destino comune dell’umanità». Le religioni, recita l’Appello di Bologna, «sono legame, comunità, mettere insieme. Sono ponti, creano comunanza, ricreano la famiglia umana». Importante anche che gli uomini imparino a conoscersi, sperimentino «l’arte pratica del vivere insieme», ha detto la figlia di Martin Luther King, Bernice, pastore battista come suo padre, in un intervento applauditissimo: «Bisogna dialogare per capirsi l’un l’altro, in un mondo pieno di violenza, razzismo, paura e guerre. E più si crede, più si è aperti all’altro. Dobbiamo apprendere l’arte pratica del vivere insieme».

Ora la carovana della pace si rimette in moto, nello “spirito di Assisi”. Il prossimo appuntamento è già fissato a Madrid, tra un anno.

17 ottobre 2018