Dai Cav di Roma aiutate in 15 anni oltre 2.200 mamme

1.700 i bambini nati e 40 i progetti Gemma attivati. I dati presentati nell’incontro organizzato dal coordinamento diocesano, con il vescovo Gervasi, il vicegerente Tarantelli e il vicario episcopale Manto

Far fiorire e diffondere una cultura della vita, perché «c’è tanto buio guardando al futuro» dato che oggi prevale «una narrazione di morte» mentre noi cristiani «siamo fatti per la vita», quella che «Cristo è venuto a donarci in abbondanza». Questo l’invito che il vescovo Dario Gervasi, segretario aggiunto del dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, ha rivolto ieri sera, 23 febbraio, in occasione dell’incontro “Roma…amor per la vita”, organizzato dal coordinamento dei Cav di Roma nel teatro del Seminario Maggiore, a piazza di San Giovanni in Laterano. È specialmente ai più giovani, «per ridare coraggio alle nuove generazioni spesso confuse e disorientate», che devono arrivare «il messaggio che ogni vita è un dono meraviglioso e il bene concreto che i Cav promuovono e realizzano con entusiasmo», ha messo in luce nel suo intervento il presule. A “raccontarlo” sono i numeri: 2.230 le mamme aiutate dal coordinamento dei Cav diocesani in questi primi 15 anni di attività; 1.700 i bambini nati e 40 i progetti Gemma attivati, ossia il supporto economico garantito a mamma e bambino per 18 mesi grazie a un donatore anonimo che di fatto realizza una adozione prenatale.

incontro cav roma, seminario maggiore, renato tarantelli, 23 febbraio 2025Anche il vicegerente Renato Tarantelli Baccari, nel suo saluto in apertura dei lavori accompagnato da una intenzione di preghiera per la salute di Papa Francesco, ha sottolineato l’importanza di «far crescere una cultura della vita da tutelare dall’inizio alla fine», perché «possiamo spronare e combattere a livello legislativo ma nulla cambia se non cambia il cuore e se non si forma la coscienza delle persone, poiché a vincere ogni diktat è solo l’amore». In particolare, per il vescovo è necessario «lo sviluppo di una cultura che faccia considerare inaccettabile la cultura stessa della morte». Pure monsignor Andrea Manto, vicario episcopale per la Pastorale della salute e coordinatore dell’ambito della Cura delle età e della vita del Vicariato, ha considerato quanto sia «pericolosissimo» che si pervenga a una distinzione «tra una vita degna e una non degna di essere vissuta: questo è già successo nella storia, con la razza ariana contrapposta agli ebrei, mentre ogni genere di vita deve essere accolta e di ogni vita, specie la più fragile, dobbiamo prenderci cura», ha detto.

Cuore del pomeriggio di approfondimento e di presentazione della realtà dei 9 Cav attivi nella diocesi di Roma – animato dalle esibizioni del gruppo di teatro-danza Dance factor della Scuola Timbatumba di Bufalotta – sono state le testimonianze di mamma Vanessa e di 3 delle tante volontarie che prestano servizio nelle realtà di aiuto alla vita accolte ciascuna negli spazi di una parrocchia. Titti e Maya, rispettivamente volontaria del Cav Ardeatino e presidente di quello di Ottavia, inaugurato lo scorso novembre, hanno spiegato come spesso «alle ragazze e alle donne che si rivolgono a noi basta un piccolo supporto sia pratico che emotivo che non le faccia sentire sole», unito all’assenza di «ogni forma di giudizio». Fondamentale poi «l’ascolto, quello che passa anche dal cuore, che serve a dare quel pizzico di coraggio», come ha detto Giorgia, volontaria del Cav Palatino.

È stata invece aiutata e seguita dalle volontarie del Cav di Talenti Vanessa, oggi mamma di 3 bambini, che in occasione della terza gravidanza ha vissuto «una forte crisi», tanto da convincersi per «un parto in anonimato», che prevede di portare a termine la gestazione dando poi in adozione il bambino. Invece «dopo un mese e mezzo di ricovero nel reparto di psichiatria» a motivo del suo cambio di decisione dopo il parto, Vanessa ha ripreso la sua bambina. Questa storia dimostra che «difendere la vita è sempre una vittoria», ha detto con forza Marina Casini, presidente del Movimento per la vita italiano, guardando alle «431 realtà territoriali federate al Movimento a livello nazionale», che costituiscono «una rete che comprende un servizio esteso appunto ai progetti Gemma, alle culle per la vita e alle case di accoglienza per le mamme con i loro bambini».

incontro cav roma, Maria Luisa Di Ubaldo, Marina Casini, 23 febbraio 2025A Casa Mamma Nico, afferente al Cav Ardeatino, vivono Ester, giunta in Italia dalla Sierra Leone con i barconi e arrivata a Roma grazie ai corridoi umanitari dopo l’attracco di fortuna a Lampedusa, e sua figlia Benedetta, che lo scorso 10 febbraio ha compiuto un anno. «Ora sono molto contenta e tranquilla», ha detto con gioia la giovane mamma che nella sua patria ha altri due bambini di 6 e 8 anni che spera possano raggiungerla presto in Italia. In conclusione, lo sguardo rivolto al futuro dei Cav di Francesca Maria Siena, presidente del Cav Ardeatino e coordinatrice dei Cav romani, che sottolineando «il ruolo centrale della Provvidenza in tutto quello che di reale e concreto riusciamo a fare», ha auspicato una sempre maggiore presenza dei Centri di aiuto alla vita nelle parrocchie. Hanno invece sostenuto l’importanza di attivare all’interno dei Cav anche gli sportelli post-aborto sia Chiara Nardi, presidente del Cav di Talenti, sia Maria Luisa Di Ubaldo, presidente di Federvita Lazio. La prima ha sottolineato come «un’interruzione volontaria di gravidanza rappresenta un evento traumatico che cambia nell’intimo la persona per sempre e che è un lutto diverso da tutti gli altri, perché non c’è un luogo dove piangere la perdita»; la seconda ha definito questi sportelli dedicati all’accoglienza e all’ascolto «luoghi di speranza» e anche «un ponte tra la solitudine della donna e la libertà ritrovata nel poter riconoscere finalmente quel figlio negato».

24 febbraio 2025