Dai Claretiani di Roma la prima celebrazione del giovane Romero

Nella beatificazione dell’arcivescovo di San Salvador, i religiosi aprono gli archivi: «Messa il 5 aprile 1942 al Sacro Cuore Immacolato di Maria»

Alla vigilia della beatificazione del vescovo martire di San Salvador, il 23 maggio, i religiosi aprono gli archivi: «La Messa il 5 aprile 1942 al Sacro Cuore Immacolato di Maria»

Era il 5 aprile 1942 quando il futuro vescovo martire di San Salvador Oscar Arnulfo Romero celebrava la sua prima Messa nella cripta della basilica parrocchiale del Sacro Cuore Immacolato di Maria, ai Parioli, attualmente occupata dal monumentale presepio poliscenico. Lo ricordano i missionari Claretiani, ai quali la parrocchia è affidata, alla vigilia della beatificazione del presule, ucciso il 24 marzo del 1980 mentre celebrava l’Eucaristia nella cappella dell’ospedale La Divina Provvidenza. Un sicario si intrufola nella cappella dell’ospedale e gli spara dritto al cuore, proprio mentre alza il calice al momento dell’offertorio. Aveva appena detto: «In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo».

Nel Bollettino dei missionari Claretiani dell’epoca, rendono noto i religiosi, si legge: «Il giorno di Pasqua del 1942 nella cripta celebra la sua prima Messa solenne Oscar Romero del Collegio Pio Latino Americano, nativo della Repubblica del Salvador, molto affezionato ai nostri Padri. Faceva da presbitero assistente il padre Andrea Resa. La Messa per il neo sacerdote fu una vera apoteosi».

Nato il 15 agosto 1917 a Ciudad Barrios di El Salvador, da una famiglia umile, Romero matura fin da giovanissimo la vocazione sacerdotale. A 12 anni entra nel seminario minore dei Clarettiani, per passare poi ai Gesuiti. Scelto per completare gli studi a Roma, viene ordinato sacerdote il 4 aprile 1942 nella cappella maggiore del Collegio Pio Latino Americano, a 25 anni. Il giorno dopo, appunto, la prima Messa, nella cripta della basilica dei Parioli. A Roma il giovane sacerdote resta ancora a motivo dei suoi studi teologici, fino a quando lo scoppio della seconda guerra mondiale non lo costretto a rientrare in patria. Qui è prima parroco di Anamoros, poi rettore del seminario interdiocesano di San Salvador, direttore di riviste pastorali e segretario della Conferenza episcopale dell’America Centrale e di Panama. Conosciuto per la sua posizione conservatrice e tradizionalista, desta timore e scontento tra la popolazione la sua nomina ad ausiliare del vescovo “progressista” di San Salvador, nel 1970 e ancora più quella ad arcivescovo della stessa diocesi, nel ’77. Poche settimane dopo la sua nomina, l’assassinio del gesuita padre Rutilio Grande, di cui era amico, insieme al crescere dell’oppressione e dello sfruttamento del popolo, lo mettono davanti alla necessità di prendere una posizione chiara. Sacerdote austero, con una profonda spiritualità e un amore speciale per i poveri, istituisce una Commissione per la difesa dei diritti umani, denunciando i crimini di Stato che ogni giorno si compiono. «Nel nome di Dio e del popolo che soffre vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi la persecuzione contro il popolo», dice il 23 marzo 1980, nella sua ultima omelia in cattedrale.

In tutta la sua vita, ricordano i religiosi del Sacro Cuore Immacolato di Maria alla vigilia della beatificazione, domani, sabato 23 maggio, a San Salvador, monsignor Romero conservò sempre «una grande vicinanza con i missionari Claretiani e e con questa parrocchia di Roma». A testimoniarlo anche un suo autografo del 1979, un anno prima della morte, conservato nell’archivio parrocchiale, nel quale il presule ricorda i suoi inizi nel seminario di El Salvador e anche la sua prima Messa nella parrocchia romana. «Oggi – si legge nel testo – sono tornato alle mie origini: feci il mio seminario minore a Don Miguel (El Salvador C.A.) coi cari Padri Claretiani e celebrai qui la prima mia Messa il 5 aprile 1942.- Grazie e benedizione – 3-V-79. Oscar A. Romero, Arcivescovo di San Salvador».

22 maggio 2015