De Donatis ai nuovi diaconi: «La più bella predica sia la vostra vita donata»
L’ordinazione di 15 futuri nuovi presbiteri nella basilica di San Giovanni. 6 gli alunni del Maggiore, 2 del Redemptoris Mater, 3 del Capranica, 4 dei Figli della Croce. «In un tempo in cui tutti vogliono primeggiare, voi prendete il posto degli ultimi e questo il mondo non lo capisce»»
Nel giorno della festa della Madonna di Fatima e della Madonna della Perseveranza, sabato 13 maggio, nella basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale Angelo De Donatis ha presieduto l’ordinazione di quindici nuovi diaconi, «servi per amore di Dio e dell’uomo». Si tratta di diaconi transeunti, futuri presbiteri. Sei quelli del Pontificio Seminario Maggiore: Lorenzo Vincenzo Colombo, Matteo Colucci, Rafael Malacrida, Florin Adrian Martian, Renato Pani, Fabio Pulcini. Due per il Seminario Redemptoris Mater: Roberto Ibarra, Silviu Simionca. Tre gli alunni dell’Almo Collegio Capranica: Nicola Pigna, Salvatore Plastina, Francesco Scavone. Quattro, infine, i diaconi che appartengono alla congregazione dei Figli della Croce: i gemelli Andrea e Carlo Borsani, Michele Maria Corazza, Simone Fontana.
La commozione delle mamme, l’ansia dei papà, la gioia degli amici si è unita a quella degli eletti prostrati ai piedi dell’altare alla presenza dei vescovi ausiliari di Roma, del vicegerente Baldo Reina e dei cardinali Enrico Feroci e Gianfranco Ghirlanda. Con il diaconato sono entrati «in una condizione definitiva di appartenenza a Dio per il servizio nella Chiesa», ha detto il cardinale vicario. Il loro “sì”, dono della propria vita nelle mani di Cristo, stride con la logica del mondo che «odia, non capisce, non vuole capire». Probabilmente, ha riflettuto il porporato, anche agli ordinandi è stato chiesto più volte il perché della loro scelta e se la loro «non sarà una vita sprecata. In un tempo in cui tutti vogliono primeggiare – le parole di De Donatis -, voi prendete il posto degli ultimi e questo il mondo non lo capisce». In una società votata al “dio denaro”, incapace di concepire il sacrificio, «noi sappiamo che offrire in sacrificio una vita, un corpo, un’anima, significa rendere sacra la vita, il corpo, l’anima. È fare esperienza di una fecondità che supera i limiti umani».
Il Vangelo letto durante la celebrazione, animata dal Coro della diocesi di Roma, era tratto dall’ultimo discorso di Gesù ai discepoli durante l’Ultima Cena. Il cardinale ha quindi unito tre momenti vissuti dai dodici nel Cenacolo con tre segni legati al diaconato. Innanzitutto, il Giovedì Santo. Il Cenacolo è il luogo della lavanda dei piedi, della Parola e dell’istituzione dell’Eucaristia. «Ascoltando la Parola, prima di proclamarla, e partecipando all’Eucaristia, troverete la fonte per vivere di carità», ha affermato il vicario, spiegando che il primo gesto che potranno fare con l’ordinazione è il bacio dell’altare e del Vangelo. Un gesto «profondissimo» ma soprattutto di amore. «Non vergognatevi mai di questo amore – l’esortazione del porporato -. Sappiate amare i sacramenti e la carità; la Chiesa e i poveri. Baciate i piedi di un mendicante come baciate l’altare. Baciate un fratello da ascoltare come baciate il Vangelo».
Il Cenacolo ricorda anche il momento della Pasqua, il luogo in cui gli apostoli incontrano Gesù Risorto. Altro segno che collega il diacono alla sala dell’Ultima Cena è il suo invito a scambiarsi il dono della pace. «Sarete uomini di pace e di comunione – ha ancora detto De Donatis nell’omelia -, persone che guardano il volto dei fratelli piuttosto che guardare il telefonino o scrivere un messaggio». Infine, il terzo momento vissuto nel Cenacolo è l’effusione dello Spirito Santo, la Pentecoste, che invia i discepoli di Cristo a predicare, a essere “Chiesa in uscita”. Da qui il terzo segno affidato al diacono, l’espressione “Andate in pace”, l’invito, al termine della Messa, di farsi missionari nel mondo. «Queste parole siano accompagnate dal vostro primario impegno di portare il Vangelo nella vita – ha concluso il vicario -. La più bella predica sia la vostra vita donata».
15 maggio 2023

