De Donatis: il «segno della santità è vivere nell’amore»

Nella basilica lateranense il quarto incontro del ciclo di catechesi sulla “Gaudete et exsultate”, sul tema “Ama e fa ciò che vuoi”. La figura di Teresa di Lisieux tratteggiata da monsignor Frisina

Per ciascun cristiano il «segno della santità è vivere nell’amore» perché il cammino autentico verso l’essere santi «ha come meta la vita nella carità» e prevede unicamente «la conformazione del nostro cuore al cuore di Cristo». In questi termini il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha riflettuto ieri sera, 7 gennaio, sulle parole di sant’Agostino “Ama e fa ciò che vuoi”, scelte come tema e filo conduttore del quarto incontro del ciclo di catechesi sull’esortazione apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exsultate”, dedicata alla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo.

In una basilica di San Giovanni in Laterano gremita di laici e consacrati, il porporato ha dapprima sottolineato la necessità, per la vita di ciascun cristiano, di una «regola di comportamento da riconoscere in quelle parole luminose che Gesù ha pronunciato affinché l’uomo le custodisca». Guardando in particolare al capitolo 25 del Vangelo di Matteo, relativo alle sette opere di misericordia corporale, De Donatis ha evidenziato come «l’amore concreto, attento alla vita dell’altro, capace di diventare pratico quando entra in contatto con il dolore del fratello» è quello che «sa compatire e sa scomodarsi, perdendo quella tranquillità che porta a una sana e permanente insoddisfazione procurata dal vedere tanti fratelli vivere in situazioni disumane».

Quindi, il cardinale ha analizzato «il mistero della carità di Cristo» attraverso le famose parole di sant’Agostino contenute nella settima omelia del vescovo di Ippona, pronunciata a commento della prima lettera di san Giovanni. «La regola sintetica “Ama e fa ciò che vuoi” – ha chiosato – venne formulata in modo volutamente paradossale e provocatorio affinché rimanesse impressa, prestandosi però, se letta in maniera superficiale, a un’interpretazione anche ambigua»; considerandola, invece, «alla luce dello Spirito, la formula ci dice che tutto quello che facciamo acquista il suo significato vero a partire dalla radice dell’amore che è quello trinitario», rivelandosi così «una regola di comportamento indispensabile per fare un buon discernimento e che dona una grande pace e libertà». Ancora, De Donatis ha spiegato come «nessuno può amare se non per azione dello Spirito Santo»: nessuno, infatti, «si può dare l’amore da solo perché l’amore è da Dio, solo lui ne è la sorgente, perciò l’amore è il segno della presenza dello Spirito Santo nell’uomo, una presenza che ci ha rigenerato, rendendoci capaci di amare, e che trasforma tutta la nostra vita in quanto sorgente della nostra comunione con Dio e con i fratelli».

Consapevole di essere «una piccola creatura che esiste solo se il Padre la ama è stata santa Teresa di Lisieux – ha detto monsignor Marco Frisina, rettore della basilica di santa Cecilia in Trastevere, che affianca il vicario nell’itinerario catechetico tratteggiando a ogni incontro la figura di un santo o di un beato -: riconoscendo la sua piccolezza di figlia e bambina, scelse per sé l’immagine e la devozione del Bambino Gesù». Per la santa francese morta a soli 24 anni, la più giovane tra i dottori della Chiesa, «la vera grandezza – ha spiegato il sacerdote – è farsi amare da Dio e, così, farsi amore per gli altri. È l’Amore che riempie il suo cuore a condurla, pur così giovane, fino al culmine della mistica cristiana».

Il prossimo appuntamento è in programma per l’11 febbraio, sempre alle 19, sul tema “Pazienti e contenti. San Filippo Neri: la gioia e la libertà dello Spirito”.

8 gennaio 2019