De Donatis: «La famiglia è ancora sulle spalle del Pastore»

La Messa in apertura dei lavori della terza giornata dell’Incontro mondiale, con il vicario del Papa per la diocesi di Roma. «La santità non è un traguardo irraggiungibile quando le porte delle nostre case sono aperte per fare festa con gli altri»

L’immagine del Buon Pastore, che conosce e guida le sue pecore, caricandole anche sulle proprie spalle quando necessario, «riempie di ulteriore luce l’Incontro mondiale delle famiglie». Lo ha detto questa mattina, 24 giugno, solennità del Sacro Cuore di Gesù, il cardinale vicario Angelo De Donatis, presiedendo nella basilica di San Pietro l’Eucaristia che apre i lavori della terza giornata dell’evento mondiale, che interesserà  la città di Roma fino a domenica 26 giugno, quando il Papa consegnerà  alle famiglie di tutto il mondo il mandato nel corso dell’Angelus. «Stamattina con il cuore di Cristo buon pastore – ha detto De Donatis nella sua omelia – battono i cuori di tutto il mondo: sono cuori felici di avere risposto di sì a Dio», anche se a volte «sono cuori feriti dalle prove della storia e del mondo» ma comunque sempre «aperti alla novità del Vangelo, per poter testimoniare la perenne presenza di Cristo sposo in questa nostra storia».

Proprio offrendo come riferimento alle famiglie presenti e a quelle collegate meditate lo streaming – che seguono l’Incontro in modalità multicentrica e diffusa – l’immagine di Cristo Buon pastore, il porporato ha evidenziato come «il vero pastore è colui che conosce anche la via che passa per la valle oscura e che anche sulla strada dell’ultima solitudine, cammina con me guidandomi per attraversarla», perché «Egli stesso ha percorso questa strada, fino alla morte, l’ha vinta ed è tornato per accompagnare noi ora e darci la certezza che, insieme con Lui, un passaggio sempre lo si trova». A partire da questa certezza, De Donatis ha quindi incoraggiato  le famiglie perché «non è vero che la famiglia è ormai perduta o tramontata» ma è  invece «ancora sulle spalle del Pastore, che con forza e tenerezza attraversa le vie del mondo e ci richiama a riscoprire la via della santità».

Richiamando poi il tema che orienta i lavori di questo X Incontro mondiale delle famiglie – “L’amore familiare: vocazione e via di santità”  -, il vicario del Papa ha osservato come «la santità non è traguardo irraggiungibile quando le porte delle nostre case sono aperte per fare festa con gli amici e per metterci in ascolto di altre famiglie o di chi non ha o non ha più famiglia». Ancora, la constatazione che«le case degli uomini e delle donne di oggi non sempre sono case in festa», anzi «spesso sono luoghi di divisione, di silenzi, di ansia, purtroppo anche di violenza», che invece di essere «rifugi sereni, diventano spesso un nido dove chiudersi per difendersi». Tuttavia, ha sottolineato De Donatis, «per noi cristiani non deve essere così ma occorre essere “cuore”, a imitazione del cuore di Cristo: solo così la famiglia diventerà più Chiesa e la Chiesa diventerà più famiglia». Affinché  questo avvenga, ha concluso, è  necessario il “sì” quotidiano delle famiglie cristiane,«fatto di alzate al mattino per andare al lavoro e preparare i figli per la scuola; fatto di visite dal medico, dove portiamo i nostri anziani; fatto di odore di cucina e di tristi silenzi; fatto di serene serate e di nottate passate in bianco; fatto di sogni e desideri, preoccupazioni e delusioni, risate e lacrime, vita e morte». La santità  vissuta nel quotidiano, ha auspicato e pregato infine il cardinale, permetta «al cuore del Signore di prendere indirizzo nelle nostre case: sì, vogliamo aprirgli le nostre porte per dare testimonianza dell’amore di Dio, con un cuore che vede le miserie per far sperimentare la bellezza della Misericordia».

24 giugno 2022