Deceduto a Roma Adriano Ossicini

Medico, era stato uno dei protagonisti del “morbo k”, con il quale ha salvato molti ebrei. Dureghello: «Un giusto». Rosa Bianca: «Cattolico, maestro di laicità»

Si è spento venerdì 15 febbraio al Fatebenefratelli Isola-Tiberina di Roma il medico Adriano Ossicini, che proprio in quell’ospedale negli anni del nazismo fu tra i protagonisti del “Morbo K”, con il quale ha salvato molti ebrei dalla deportazione. Stretto collaboratore dell’allora primario Giovanni Borromeo, con il sostegno del priore dell’epoca fra Maurizio Bialek inventarono la pericolosa malattia – con la sigla k come il nome dell’ufficiale tedesco Kappler o del generale Kesserling – per tenere lontano l’esercito nazista dal reparto di isolamento, dopo la retata del 16 ottobre 1943.

Nato a Roma nel 1920, psichiatra e politico italiano, ex-partigiano, Ossicini è stato per lunghi anni parlamentare, ha ricoperto gli incarichi di vicepresidente del Senato e di ministro per la Famiglia e la solidarietà sociale nel governo Dini. Da diversi giorni era ricoverato per le conseguenze di una caduta. Era l’unico dei medici del Fatebenefratelli di quegli anni ancora in vita. «Attraverso i suoi scritti e le sue testimonianze – si legge in una nota diffusa dai frati dell’ospedale – Ossicini ha ricordato fino agli ultimi giorni della sua vita, anche a parenti e ad amici che venivano a trovarlo dopo il ricovero, quegli anni di resistenza, il suo periodo giovanile con il professor Borromeo e gli episodi accaduti nell’ospedale che lo ha accompagnato negli ultimi istanti. Ricordando questa storia –  prosegue il comunicato – si vuole rendere omaggio al medico e a tutti coloro che con quotidiana devozione e straordinario coraggio rischiarono la vita: una storia straordinaria di accoglienza che rappresenta nella forma più alta la filosofia e la tradizione di ospitalità di questo Ospedale, “Casa di Vita”, e dell’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli».

Una figura, quella del medico e politico romano, «simbolo prezioso di coraggio, antifascismo, pluralismo, laicità, competenza, indipendenza», dichiarano dall’associazione Rosa Bianca, parlando di «una vita eccezionale». In particolare, «vogliamo onorare la memoria di Ossicini attraverso un suo gesto giovanile che gli costò la schedatura e la segnalazione alla polizia politica fascista – ricordano in una nota -: il lancio pubblico, insieme a un amico, nell’ottobre 1938, di volantini antifranchisti in un cinema romano». Fu un gesto che «anticipò il coraggio dei giovani della Rosa bianca tedesca che, pochi anni dopo, per iniziative simili nei confronti del nazismo, furono catturati e giustiziati». Per la Rosa bianca Adriano Ossicini «è stato un maestro di laicità, un antesignano del rapporto libero tra fede e politica, sapendone pagare i prezzi e non rinunciando mai alla propria autonomia, fosse essa rispetto al Vaticano, alla Democrazia cristiana o al Partito comunista».

Anche la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello commenta la scomparsa del medico, che avrebbe compiuto 99 anni il prossimo 20 giugno. «Con Adriano Ossicini – dichiara – scompare un giusto. Inventore del morbo di K, ha salvato tanti ebrei romani dalla deportazione a rischio della propria vita. A lui, l’eterna gratitudine della Comunità ebraica di Roma. A noi – conclude Dureghello – rimane ora il ricordo del suo grande coraggio e l’esempio che ha lasciato in dote alle generazioni future». E dell’«eredità» di Ossicini parla anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La sua scomparsa – afferma – mi addolora profondamente. Il suo lungo e coraggioso impegno per la democrazia, la sua intelligente opera di uomo del dialogo in Parlamento e nella società, la sua passione di medico a servizio di quanti avevano più bisogno costituisce una preziosa eredità per la Repubblica. In questo giorno triste – aggiunge -, desidero esprimere la mia vicinanza ai familiari, agli amici e a quanti hanno tratto insegnamento dalla sua testimonianza di vita».

18 febbraio 2019