Deceduto monsignor Oliviero Pelliccioni

Canonico onorario di San Giovanni in Laterano, rettore del Santissimo Crocifisso alla Stazione Termini, aveva 89 anni. I funerali il 18 dicembre in cattedrale

Si è spento oggi, 17 dicembre, a Roma, monsignor Oliviero Pelliccioni, 89 anni, canonico onorario della basilica lateranense, rettore della chiesa del Santissimo Crocifisso alla Stazione Termini, coordinatore dei cappellani del lavoro di Roma e direttore emerito della Casa diocesana del clero San Gaetano. A darne la notizia, il cardinale vicario Angelo De Donatis, il Consiglio episcopale e tutto il presbiterio della diocesi. La camera ardente, informano, è allestita già da questa mattina, a partire dalle 10.30, nella clinica Nostra Signora della Mercede, in via Tagliamento 25, fino alle 14 di domani, 18 dicembre. La Messa di esequie si svolgerà nella basilica di San Giovanni in Laterano, mercoledì 18 alle 15.

Una vita, quella di monsignor Pelliccioni, sacerdote dal 1954, trascorsa in mezzo ai lavoratori, ai bambini, ai sacerdoti anziani. Romano di Torpignattara, si forma negli anni difficili della guerra. Chiuso il Seminario Minore della Capitale, termina la scuola a Bologna; tra i compagni anche don Tonino Bello, che sarà presente anche alla sua ordinazione. Proprio a Bologna è cappellano del lavoro nelle maggiori aziende del territorio. «Credo che sia importante la presenza del sacerdote nei luoghi di lavoro – diceva -. Bisogna andare dove le persone hanno bisogno e non aspettare che vengano in chiesa».

A Roma torna nel 1958, come coordinatore dei cappellani del lavoro, incaricato da monsignor Ferdinando Baldelli di assistere spiritualmente le famiglie dei lavoratori durante le vacanze nelle case per ferie al nord Italia. Nel 1978 è nominato cappellano dei ferrovieri e rettore della chiesa della stazione Termini dal cardinale vicario Ugo Poletti. «Ho vissuto anni di grande fermento nel mondo del lavoro, tutte le parabole del nostro Paese. Vado alla mensa a mangiare con i lavoratori, parliamo di tutto, ma le questioni religiose sono quelle che accendono di più il dibattito – raccontava qualche anno fa a Roma Sette -. Il vero nodo dolente oggi è la mancanza di certezze. Non si vive, si fluttua, si galleggia e non si riesce ad avere punti fermi. Questo mina tutti gli aspetti della vita. I giovani si trovano a vivere una perenne sospensione, mentre i lavoratori più maturi sono preoccupati per i figli. Questa precarietà si riflette anche nella famiglia, con un senso di insicurezza che sfalda le relazioni».

L’ultimo incarico importante arriva nel 1992, quando il cardinale vicario Camillo Ruini lo nomina direttore della casa diocesana del clero, di cui sarebbe rimasto alla guida per 18 anni. «Oggi faccio quello che posso».

17 dicembre 2019