Disabilità, l’sos delle case famiglia di Roma al presidente Mattarella

Berliri (Casa al Plurale) che chiede aiuto per le realtà capitoline che rischiano di chiudere per mancanza di soldi. «Ma questo non avverrà»

A Castelporziano si è celebrata una festa nel segno dell’inclusione e dell’accoglienza: oltre 13.090 persone con disabilità hanno partecipato all’evento conclusivo dei centri estivi per anziani e persone con disabilità voluti dal presidente Mattarella, che quest’anno hanno accolto circa 2.500 persone, ospitate da fine marzo a fine agosto nelle strutture balneari, nell’area del castello e nel parco della Tenuta. C’era anche “Casa al plurale” alla festa di chiusura, l’associazione che riunisce tante case famiglia che, nella Capitale, ospitano 380 persone con disabilità e quasi mille bambini. All’indomani della festa, il presidente di Casa al plurale Luigi Vittorio Berliri indirizza a Mattarella una lettera, per ringraziare, ma anche per testimoniare un bisogno e un’emergenza. Inizia con due aneddoti e quattro nomi: Cinzia, Maria Antonietta, Renato, Francesca.

Cinzia, per la prima volta chiamata “signora”. Il primo episodio: «Ieri una donna con gravissima disabilità, un autismo “severo”, ha provato ad avvicinarsi al palco delle autorità, dove era Lei – racconta Berliri -. Un addetto alla sicurezza si avvicina. E fa un gesto nuovo, inedito, inatteso. Le parla con garbo, dandole del lei. È la prima volta che accade. Trattare le persone più fragili, oramai adulte, come eterni bambini o ragazzi è mancanza di rispetto. Quella persona ha avuto un rispetto assoluto, e le ha detto: “Mi scusi signora, si potrebbe spostare un poco che dovremmo passare?”. Le parole sono importanti, e non è per nulla banale sentire un tale rispetto nei confronti di Cinzia. Ringrazi, da parte di Cinzia, quella persona, che ha fatto, per la prima volta, un gesto di accoglienza, con poco».

Maria Antonietta, Renato e Francesca. Il secondo racconto ha per protagonisti Maria Antonietta e Renato, rispettivamente 75 e 80 anni. «Questo fine settimana, per la prima volta dopo 50 anni, sono andati alle terme assieme, da soli – riferisce Berliri -. Tre giorni lui e lei. Sono i genitori di Francesca, una donna di 50 anni, con una grave disabilità. Per la prima volta da soli, marito e moglie. Una luna di miele! Una cosa meravigliosa ma possibile solo se in tanti la rendiamo tale. Da qualche mese la figlia vive in casa famiglia, a Casablu, una delle case-famiglia che questa estate si è allietata nella tenuta di Castelporziano. Quei due genitori sanno che la vita finisce. Che la morte non è un tabù, che bisogna prepararsi molto prima e che quando si hanno delle responsabilità enormi, queste vanno condivise. Chi è responsabile di Francesca, donna con grave disabilità? – chiede Berliri -. Sono certo che Lei non si sorprenderà se le rispondo che è proprio Lei, Presidente, ad essere “responsabile”. Certo, non può mica portare al Quirinale Francesca, e con lei le tantissime persone fragili della nostra bella Italia! Per quello ci sta la società civile, il terzo settore, le case famiglia. Ma noi ci siamo per collaborare con le istituzioni. Non vogliamo una delega, un “pensateci voi”, vogliamo un “pensiamoci noi, assieme”. Perché ogni risposta deve essere particolare, centrata, appropriata. Se la mamma e il papà di Francesca, per la prima volta in 50 anni, si sono “af-fidati” a lasciare la loro figlia vuol dire che è possibile costruire luoghi di vera accoglienza, luoghi nei quali le persone si sentano “a casa” e non in un anonimo istituto. Luoghi piccoli, accoglienti. Venga a trovare Francesca in casa famiglia, Presidente!», propone Berliri.

Questi luoghi… costano! Il problema è che le case famiglia hanno un costo. E questo costo, almeno a Roma e nel Lazio, non è più sostenibile, senza un adeguato supporto da parte delle istituzioni. Ecco allora la proposta e l’appello di Berliri a Mattarella: «Una Sua comunicazione con la quale sollecita il Comune di Roma e la Regione Lazio a stanziare i fondi necessari per garantire a ciascuna persona quanto necessario per avere una vita dignitosa. Gli assessorati competenti di entrambe le istituzioni stanno lavorando alla loro definizione e la collaborazione con chi le scrive è più che proficua – assicura Berliri -, una vera e bella esperienza di coprogettazione e di collaborazione con le istituzioni (tale da indurmi a scriverle!). Ma quello che manca… sono i soldi! Occorre riscrivere le priorità, nell’ordine giusto. E fare in modo che governo, Regioni, e Comuni abbiano le risorse economiche necessarie». Di che cifre parliamo? Berliri fa riferimento a uno studio recente, realizzato proprio da Casa al plurale, «dal quale si dimostra quanto dovrebbe costare una casa famiglia». E cita nuovamente le parole del presidente, con il riferimento alla Costituzione che, «all’articolo 3, richiede alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo della personalità – ha ricordato Mattarella -. È  un’applicazione dei doveri di solidarietà indicati dall’articolo 2 della Costituzione. Nessuno può essere abbandonato di fronte alle difficoltà. La nostra bella Italia se perdesse – o anche soltanto se attenuasse – il senso della solidarietà e del rispetto di ogni persona tradirebbe i suoi valori e la sua storia. Questo non avverrà», ha assicurato il presidente a Castelporziano. «Ora serve un suo cenno perché ci siano le risorse economiche necessarie affinché nessuno, come Francesca, sia “abbandonata di fronte alle difficoltà” – è l’appello di Berliri -. Senza di queste tante case famiglia saranno costrette a chiudere, perché così ci è davvero impossibile proseguire. Ma siamo certi, con Lei, che “questo non avverrà”. Un caloroso saluto e ancora grazie!», conclude Berliri. (Chiara Ludovisi)

25 settembre 2019