Dom Camara “patrono brasiliano dei diritti umani”
La proclamazione da parte del governo Temer. La «sorpresa» della Chiesa locale: «Questo decreto, per essere sincero, deve essere accompagnato da un’altra modalità di governare il Paese»
Vescovo di Olinda-Recife e fondatore della Conferenza nazionale dei vescovi (Cnbb) del Brasile, di cui fu il primo segretario generale, dom Helder Camara è stato dichiarato dal governo di Michel Temer «patrono brasiliano dei diritti umani». Un’idea maturata per la prima volta nel 2014, in segno di omaggio a a colui che fu difensore dei diritti umani, soprattutto dei più poveri, in particolare durante il regime militare brasiliano. La decisione, tuttavia, non viene accolta entusiasticamente dalla Chiesa locale. In una nota, pubblicata anche sul sito della Cnbb, l’arcivescovo di Olinda-Recife dom Antônio Fernando Saburido, presidente della Conferenza regionale Nordest della Cnbb, si è dichiarato «sorpreso» per l’ambiguità del testo con il quale il governo brasiliano ha annunciato la sua decisione, dato che non vengono spiegate le motivazioni e neppure le conseguenze di tale dichiarazione.
«Che significato ha questa misura, che proviene da un governo che ha appena svuotato il Segretariato per i diritti umani della Presidenza della Repubblica e ha compromesso tutto il lavoro che è stato fatto nella lotta contro ogni tipo di discriminazione?», si chiede l’arcivescovo di Olinda-Recife. E ancora: «La nomina di dom Helder patrono brasiliano dei diritti umani farà tornare il governo sulla decisione di ridurre sostanzialmente la spesa pubblica per la salute e l’istruzione, lasciando i milioni di poveri abbandonati al loro destino? Come è possibile – prosegue – pensare ai diritti umani e contemporaneamente allentare le regole del controllo sul lavoro in schiavitù, oltre a sottoporre i lavoratori a regole che sono contrarie a loro e che eliminano i diritti acquisiti nella Costituzione del 1988? E cosa possiamo dire della riforma della previdenza sociale per la cui approvazione lo stesso governo sta facendo pressioni illecite?».
Da queste premesse deriva, per dom Saburido, l’«obbligo» di dichiarare pubblicamente che «questo decreto presidenziale, per essere sincero e coerente, ha bisogno di essere accompagnato da un’altra modalità di governare il Paese e di custodire ciò che è pubblico, a partire dal bene maggiore che è il popolo, e soprattutto coloro che sono più fragili».
4 gennaio 2017

