Don Di Paolo «ha testimoniato quanto sia importante amare la Chiesa»
Al Divino Amore le esequie del sacerdote scomparso il 30 marzo, presiedute dal cardinale Reina. Già rettore del santuario mariano e del Seminario, è stato «davvero un oblato»
L’Evangeliario è aperto a metà. È adagiato sulla bara, insieme alla stola e a una cornice con una foto. Don Gerardo Di Paolo è immortalato nell’immagine con gli occhi fissi sull’Eucaristia, durante il momento della Consacrazione. Ai piedi del feretro ci sono i fiori bianchi lasciati da sua sorella Daniela e dai suoi nipoti Chiara, Andrea e Rossella. Un signore si avvicina, si fa un segno della Croce e lascia una rosa rossa al centro, mentre il coro sta finendo di intonare il canto d’ingresso.
Si è riempito il nuovo santuario della Madonna del Divino Amore. Sono tante le persone che sono arrivate per salutare per l’ultima volta il sacerdote. C’è molta commozione negli occhi di tutti. «Siamo una grande famiglia che si ritrova insieme, che sente il dolore per la perdita di una persona cara e professa la fede in Colui che è morto ed è risorto», ha sottolineato il cardinale vicario Baldo Reina, che ieri pomeriggio, 1º aprile, ha celebrato i funerali di don Di Paolo, venuto a mancare domenica scorsa, 30 marzo, all’età di 69 anni. Insieme al porporato, il cardinale Enrico Feroci, che ha la diaconia del Santuario del Divino Amore, il vescovo vicegerente della diocesi di Roma Renato Tarantelli Baccari, il vescovo Dario Gervasi, segretario aggiunto del dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, e numerosi sacerdoti e oblati e oblate del Divino Amore.
Don Gerardo Di Paolo era parroco dei Santissimo Salvatore e Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano dal 2021. È stato ordinato sacerdote il 12 settembre del 1981 ed è stato rettore del Santuario della Madonna del Divino Amore dal 2019 al 2021, parroco di Santa Maria della Fiducia dal 1994 al 2003 e dal 2009 al 2019, e rettore del Seminario della Madonna del Divino Amore dal 2003 al 2009. La sua vita, ha detto Reina durante l’omelia, «ha testimoniato quanto sia importante amare la Chiesa con gioia, perché è soltanto nella misura in cui la si ama in profondità, che la si serve». Per questo motivo, ha aggiunto, «sento il bisogno di dire grazie a don Gerardo, a nome di tutti noi e del nostro vescovo Papa Francesco, che anche in un tempo di convalescenza continua a seguire le vicende della nostra diocesi».
Secondo il cardinale vicario, don Di Paolo è stato «davvero un oblato, una persona che ha offerto la sua vita al Signore, raccogliendo l’invito di Paolo: “Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio. Questo è il vostro culto spirituale”». Un uomo che «amava ascoltare tutti, che ha dato fiducia ai laici, che non lasciava indifferente nessuno». Reina ha poi ricordato gli ultimi anni della sua vita, segnati dalla malattia. «Quante volte abbiamo pregato per la guarigione di don Gerardo – ha ricordato -. È stato molto provato dalla sofferenza, ma c’è una malattia dalla quale tutti siamo segnati, quella della morte. Tuttavia, la buona notizia che sentiamo – ha aggiunto Reina commentando il Vangelo – è il Signore Gesù che dice a don Gerardo: Alzati, prendi la tua barella, ritorna, risorgi e incamminati per sempre nella vita che non finisce».
Infine, il porporato ha raccontato uno dei suoi ultimi incontri con il sacerdote: «Ho avuto la grazia di andarlo a trovare durante uno dei suoi ricoveri. Sono entrato nella stanza e pensavo di trovarlo con il volto triste e provato dalla sofferenza, ma lui mi ha sorriso dicendo: “Sto bene, adesso piano piano recupero”. Aveva una serenità che proveniva dall’interno, da un animo buono». Alla fine della celebrazione, poi, Reina, insieme al cardinale Feroci e ai vescovi Tarantelli e Gervasi, è andato a salutare affettuosamente la sorella e i nipoti di don Gerardo.
«Ho visto quanto era grande la sua sofferenza – ha raccontato Feroci dopo la celebrazione -. Ma, nonostante questo dolore, aveva sempre il sorriso sulle labbra. Non aveva né timore né ribellione davanti a quello che provava, mostrando una straordinaria disponibilità alla volontà di Dio. Per questo, lo definirei un martire del dolore e della sofferenza accettata con fede. Incarnava e viveva veramente il Santuario della Madonna del Divino Amore».
La sua vita è stata ricordata prima dell’inizio dei funerali anche da don Domenico Parrotta, parroco di sant’Anselmo alla Cecchignola, appartenente all’Associazione pubblica clericale Oblati “Figli della Madonna del Divino Amore”. Il sacerdote ha ricordato dell’incontro di don Di Paolo con don Umberto Terenzi, storico rettore del Santuario. «Da lui aveva appreso, come un imperativo, il voto di amore alla Madonna. Oggi lascia come testamento spirituale il vissuto di una vita spesa per il Divino Amore».
Il vento ha smosso le casule dei sacerdoti mentre il cardinale Reina benediceva per l’ultima volta la bara all’interno del carro funebre, fuori dal santuario. Subito dopo, in tanti si sono avvicinati al feretro per una piccola preghiera personale. Il segno della Croce come ultimo saluto al sacerdote, da tutti chiamato «il nostro don Gerardo».
2 aprile 2025

