Don Giovanni Antonio Baldeschi verso l’onore degli altari

Conclusa la fase diocesana della causa di canonizzazione del cofondatore delle monache dell’Adorazione Perpetua. De Donatis: «Attaccamento a Gesù eucaristico»

Uomo apostolico, tutto di Dio e della Chiesa, ha sempre messo l’adorazione eucaristica, i poveri e la confessione al centro del suo ministero sacerdotale diventando esempio per il clero e i fedeli. Si può riassumere così il profilo del Servo di Dio Giovanni Antonio Baldeschi, cofondatore dell’istituto delle Monache dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento per il quale si è chiusa la fase diocesana della causa di beatificazione, aperta nel maggio 2017. Il rito presieduto dal cardinale vicario Angelo De Donatis si è tenuto oggi, venerdì 21 febbraio, nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense, alla presenza del postulatore padre Arturo Elberti e di decine di monache.

Chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione Giovanni Antonio BaldeschiNato a Ischia di Castro, nel Viterbese, nel 1780, ordinato sacerdote per la diocesi di Roma nel 1797, Baldeschi si distinse «per uno straordinario attaccamento a Gesù Eucaristico, che amò e servì con cuore indiviso, accettando anche umiliazioni e tribolazioni», ha detto il cardinale vicario evidenziando anche l’impegno profuso «nel dare concretezza alla fondazione delle Monache dell’Adorazione perpetua, secondo il carisma ispirato da Dio alla beata Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione Sordini», fondatrice dell’Ordine e figlia spirituale di Giovanni Antonio Baldeschi. Quando Roma fu assediata dalle truppe napoleoniche «rimase al suo posto, testimoniando, nel silenzio, la sua fedeltà al vicario di Cristo». Nonostante le persecuzioni subite in quel periodo sostenne l’Ordine, «seguendo e difendendo le sue figlie spirituali».

Per vent’anni a Napoli si dedicò alla fondazione delle “sacramentine” con la Serva di Dio Madre Giuseppa dei Sacri Cuori Cherubini. «È da considerarsi il più grande collaboratore per la fondazione dell’Ordine» ha proseguito il cardinale ricordando anche le opposizioni, le calunnie e la prigionia sopportate per il suo ruolo di accompagnamento monastico. «La fedeltà a quanto la Chiesa gli aveva affidato e l’amore per le sue “figlie” – le parole di De Donatis – lo resero il punto di riferimento per i tre monasteri che la Provvidenza aveva fatto sorgere a Roma, a Napoli e a Squillace. Fedele interprete del carisma maddaleniano accolse le sfide che le nuove situazioni del momento richiedevano, adattandolo alla volontà della Sede apostolica e alla storia di quegli anni. Nell’affrontare molteplici difficoltà e rilevanti opposizioni, anche all’interno dell’Istituto, si distinse per la non comune tenacia e per la capacità di ripristinare la pace in situazioni estremamente difficili».

Contemporaneo del Santo Curato d’Ars, Baldeschi profuse tutte le sue forze nella confessione trasmettendo ai penitenti l’esperienza della larghezza della Misericordia di Dio». Durante il rito – al quale hanno partecipato monsignor Slawomir Oder, vicario giudiziale del Tribunale diocesano di Roma, il delegato episcopale monsignor Francesco Maria Tasciotti, il promotore di giustizia don Roberto Folonier, il notaio attuario Marcello Terramani – De Donatis ha rimarcato che il carisma di Giovanni Antonio Baldeschi è «attuale e denso di stimoli per chi voglia vivere ed attuare con la necessaria radicalità il messaggio evangelico – ha concluso il cardinale vicario -. Il messaggio e il modello da lui proposto si pone, oggi, come modo efficace della nuova evangelizzazione nell’ambiente cristiano contemporaneo».

Per madre Maria della Santissima Trinità, superiora del monastero di Napoli, il Servo di Dio insegna ancora oggi «a non avere paura e a cercare le risposte ai propri dubbi e paure nell’eucarestia». Le ha fatto eco madre Maria Dolorosa superiora del monastero di Ischia di Castro secondo la quale «chiunque si inginocchia davanti al Santissimo trova coraggio e forza per affrontare ogni difficoltà». Da Ischia di Castro, città natale del Servo di Dio, erano presenti alla cerimonia il sindaco Salvatore Serra e don Rossano Eutizi della parrocchia Sant’Ermete Martire.

21 febbraio 2020