Don Giussani e la scommessa di «vivere pienamente Cristo»

Celebrata dal cardinale Reina, a San Paolo, la Messa nel XX anniversario della morte del fondatore di Comunione e Liberazione, aperta con l’invito alla preghiera per la salute del Papa

Il 22 febbraio 2005 moriva a Milano don Luigi Giussani, fondatore, nel 1954, del movimento di Comunione e Liberazione. È stato un uomo che «ha vissuto pienamente il Vangelo» e l’anniversario della sua morte deve essere l’occasione per «rilanciare la bellezza e la forza del carisma della Fraternità» nata sulla scorta del desiderio del sacerdote ambrosiano di «prendere sul serio Cristo, fare in modo che tutto quello che il Signore ha insegnato venga vissuto in profondità da ogni cristiano. Mosso dallo Spirito, ha avuto questa intuizione. Ha fortemente creduto che si possa arrivare a vivere pienamente Cristo». Così il cardinale vicario Baldo Reina che sabato sera, 22 febbraio, nella basilica di San Paolo fuori le Mura ha presieduto la Messa nel XX anniversario della morte del sacerdote, per il quale il 9 maggio 2024, nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano, si è aperta la fase testimoniale del processo di beatificazione.

All’inizio della celebrazione il porporato ha invitato i presenti, circa 800 persone legate alla Fraternità di Comunione e Liberazione, a unirsi in preghiera per Papa Francesco «affinché il Signore gli conceda la salute e la forza in questo momento particolarmente delicato della sua vita». Al centro della liturgia della Parola, il tema del perdono, aspetto che maggiormente «ci rende somiglianti a Cristo», le parole del vicario. E don Luigi era fermamente convinto di questo, «credeva – ha aggiunto Reina – che seguendo Cristo possiamo essere diversi ed essendo diversi possiamo fare la differenza. Solo chi vive alla maniera di Gesù è diverso e fa la differenza perché mostra il cuore del Padre». Pur consapevole che perdonare i torti subiti «non è semplice», il porporato ha rimarcato che solo «attraverso il perdono liberiamo noi stessi e facciamo sentire amato chi ci ha offeso. Per arrivare a questi livelli dobbiamo permettere a Cristo di plasmare tutta la nostra vita».

Il ministero sacerdotale di don Giussani, lungo quasi 60 anni, è stato speso «perché l’incontro con Cristo cambiasse la vita di coloro che abbracciano la fede cristiana. Abbiamo ancora bisogno di persone che credono nella possibilità di incarnare pienamente il pensiero di Gesù e di vivere alla sua maniera. Il fatto che don Luigi ci sia riuscito non ci permette di prendere le distanze, ma ci responsabilizza», ha affermato ancora il vicario.

La Fraternità di Comunione e Liberazione otteneva il riconoscimento pontificio 43 anni fa. In essa monsignor Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno – Campagna – Acerno, ha riscoperto la fede quando era giovane. «L’incontro con Cl ha fatto sì che mi “riaffacciassi” al cristianesimo – ha raccontato a Roma Sette -. Di conseguenza nel movimento ho compreso la mia vocazione». Per il presule, che era tra i concelebranti, l’eredità di don Giussani «è ancora viva perché i suoi insegnamenti incidono ancora nel presente. Ha incarnato nella realtà il Vangelo». Don Remigio Bellizio, responsabile del movimento di Comunione e liberazione di Roma e del Lazio, ha letto un messaggio del presidente di Cl Davide Prosperi, nel quale sottolineava che «tante volte don Giussani ci ha ricordato che l’incontro con Cristo accade attraverso l’abbraccio della Chiesa nella quale Egli si rende presente». Maria Luisa è entrata nel movimento di Comunione e Liberazione durante gli anni dell’università. La famiglia, spiega, «fa parte da tempo della Fraternità. Ho capito che abbracciare questo carisma fa anche per me perché si vive una vita piena». Pierluigi è nel movimento dal 1972, un incontro che gli ha «cambiato la vita. Mi ha fatto conoscere la Chiesa sotto un altro aspetto. Prima vivevo la fede in modo molto intimistico ma l’amore per Cristo va condiviso non tenuto per sé». Una “missione” che Ettore vive in ogni ambito «tanto in famiglia quanto sul lavoro. Ogni situazione è vissuta facendo riferimento all’esperienza cristiana».

24 febbraio 2025