Don Lorenzo Milani, educatore e profeta di resilienza

Inaugurata alla Lateranense la mostra sul priore di Barbiana. Il cardinale segretario di Stato Parolin: «Conferma che in ogni situazione è sempre possibile fare qualcosa»

Si è trattato di un «misunderstanding» perché «a livello riservato» la missione di pace per l’Ucraina avviata dalla Santa Sede, e annunciata da Papa Francesco il 30 aprile scorso, «è stata spiegata» dopo la negazione arrivata da Kiev e dal Cremlino e ora «si andrà avanti». Lo ha detto il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin intervenuto questa mattina, 10 maggio, a margine della presentazione della mostra fotografica dedicata a don Lorenzo Milani “L’uomo, l’educatore, il profeta”, allestita fino al 15 maggio alla Pontificia Università Lateranense. Realizzata in occasione del centenario della nascita​ del priore di Barbiana​, avvenuta a Firenze il 27 maggio 1923​, l’esposizione è composta da 50 pannelli informativi,​ tratti da un percorso didattico di 85 slide,​ con foto storiche e citazioni. Il progetto è stato curato da Paolo Landi, ex allievo della scuola di Barbiana.

Il ministero sacerdotale di don Milani non fu compreso dalla Chiesa che lo isolò a Sant’Andrea di Barbiana, a cinquecento metri d’altitudine. «È successo nella Chiesa che persone in un primo momento non capite e valorizzate poi, alla luce di quello che avevano fatto, hanno recuperato un ruolo esemplare nei confronti della stessa Chiesa – ha affermato Parolin -. Non è una vicenda unica anche se è sempre doloroso. Questo fa parte della dimensione umana della Chiesa, non dobbiamo scandalizzarci. Il bello è che poi si sappia recuperare e si riconoscano i segni dello Spirito e la sua opera in queste persone che anticipavano i tempi». La vita di don Milani, morto a 44 anni a causa di un linfoma di Hodgkin, per il porporato «resta un esempio di come l’essere sacerdote significhi sapersi aprire alle ansie degli altri e a rispondere a ciò di cui ha bisogno il gregge che si ha in custodia, in termini e azioni di autentico servizio». L’auspicio è che in tutti coloro che nei prossimi giorni visiteranno la mostra fotografica «non resti il ricordo di un esempio ma la conferma che in ogni situazione è sempre possibile fare qualcosa anche quando tutto sembra dirci o imporci di restare fermi».

​Nel suo saluto il cardinale vicario Angelo De Donatis, Gran cancelliere della Lateranense, ha evidenziato l’importanza di «tenere viva la memoria di don Milani, un dono prezioso per tutti, in modo particolare per i giovani che si stanno formando al sacerdozio». Anche per lui, ha confessato il vicario, la figura del sacerdote è stata «un grande riferimento» negli anni del seminario. «Avere un esempio così luminoso è un grande dono», ha detto. L’insegnamento che si può trarre dalla vita di don Milani è che «bisogna essere pronti ad avere una resilienza di fronte a tutti i problemi che possiamo quotidianamente sperimentare», ha aggiunto il rettore dell’ateneo Vincenzo Buonomo. Don Milani è l’esempio che non bisogna fermarsi «anche difronte a chi dice che non è possibile far nulla. In un ambiente come quello universitario, in cui l’aspetto educativo è essenziale, è importante dare alle giovani generazioni l’idea che è possibile sempre fare qualcosa anche quando tutto sembrerebbe dirci il contrario».

Nei cinquanta pannelli della mostra, gli scatti dell’infanzia di Lorenzo nella fattoria in Chianti, gli anni in seminario e quelli da cappellano a San Donato a Calenzano. E ancora, le fotografie che ritraggono don Milani con i bambini di Barbiana fino a giungere a quelle che ricordano la visita di Papa Francesco alla sua tomba, il 20 giugno 2017. Il curatore Paolo Landi trascorse tre anni a Barbiana, dove arrivò quando aveva 14 anni. «La domenica molte persone venivano per conoscere don Lorenzo e la scuola di Barbiana – ha ricordato -. Spesso erano invitate a raccontare a noi ragazzi le loro esperienze. Venivano però cacciate a malo modo se mettevano in dubbio la sua appartenenza alla Chiesa per l’essere stato esiliato a Barbiana. Era l’offesa più grave che potesse essere fatta a don Lorenzo. Si sentiva al centro della Chiesa. Era un rigoroso interprete del Vangelo anche se questa scelta gli era costata molte incomprensioni dalla gerarchia».

10 maggio 2023