Don Merlini, primo beato del Giubileo

Il terzo moderatore generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue, «infaticabile predicatore», sarà beatificato dal cardinale Semeraro il 12 gennaio alle 11 nella basilica lateranense

«La paura che si prova è buona per rafforzare lo spirito. Ma l’anima si eleva nella speranza». Le parole di don Giovanni Merlini, terzo moderatore generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue, scritte a metà dell’800, tornano attuali alla vigilia della sua beatificazione. Mai avrebbe immaginato di essere il primo beato del Giubileo della speranza. La sua capacità di trasformare la paura in forza e di coltivare la speranza in ogni circostanza sembra anticipare questo Giubileo, momento di rinascita e superamento delle difficoltà.

Merlini esortava a guardare oltre le paure; Papa Francesco invita a fare della speranza l’antidoto alle nostre ansie. Un messaggio potente che trova conferma nella figura del religioso che sarà proclamato beato domenica 12 gennaio alle 11 nella basilica di San Giovanni in Laterano dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle Cause dei santi. Il rito celebrato all’inizio del Giubileo «è una bella “Dioincidenza” – afferma don Benedetto Labate, direttore della Provincia italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue -. Il nostro è un ordine di predicatori, il carisma è quello dell’evangelizzazione. Il Signore ha voluto creare quest’occasione per tornare alla radice, al suo annuncio di amore».

Nel 1820 Merlini incontrò Gaspare del Bufalo, fondatore della congregazione, che divenne per lui una guida spirituale, inducendolo a entrare nei Missionari del Preziosissimo Sangue. «Merlini è stato un predicatore infaticabile – prosegue don Labate -, ha percorso tutto lo Stato pontificio, dalle Marche al Regno delle Due Sicilie, per portare la Parola di salvezza a ogni uomo». A differenza di san Gaspare, «grande carismatico e trascinatore di folle», aveva un animo riflessivo, dotato di grande pazienza e precisione, caratteristiche che lo rendono un esempio importante per le giovani generazioni. «Il suo è un messaggio controcorrente ma molto importante – riflette don Benedetto -. Era l’uomo dell’attesa, capace di discernere ogni cosa e di attendere il momento giusto prima di agire. Un esempio prezioso in un’epoca dominata dall’impazienza e dalla frenesia tecnologica».

La Provincia Italiana è composta da 71 missionari che gestiscono 15 case in Italia più una in Albania. A essa è affidato anche il St. Gaspar Hospital in Tanzania. I missionari portano avanti l’eredità di Merlini animati dalla spiritualità del Sangue di Cristo, offerto per ogni uomo. «Gesù in croce perdonò i suoi crocifissori – aggiunge il sacerdote -. La nostra missione è proprio quella di annunciare l’amore e il perdono di Dio con compassione e tenerezza». Ai missionari del Preziosissimo Sangue sono affidate due parrocchie romane, oltre alla rettoria di Santa Maria in Trivio, a due passi da Fontana di Trevi, che custodisce le spoglie di san Gaspare e di don Merlini: la parrocchia intitolata proprio a San Gaspare del Bufalo, guidata da don Domenico D’Alia, all’Arco di Travertino-Colli Albani, e quella del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, al Tuscolano, il cui parroco è don Daniel Antonelli.

Quando ha conosciuto la congregazione, don Domenico si è «subito innamorato della spiritualità dei missionari, incentrata sulla riconciliazione, il perdono e la pace». Caratterialmente si sente più vicino a san Gaspare. «Era un annunciatore intrepido – dice – e a me è sempre piaciuto predicare con ardore e veemenza. Di Merlini ammiro lo zelo apostolico. Era un uomo molto pratico, creativo, la passione per il Vangelo lo divorava e ha dato l’impianto alla congregazione». In un’epoca di disorientamento, confusione, caratterizzata da quella che don Domenico definisce «disorganizzazione organizzata», Merlini insegna a «fermarsi per fare ordine e per ritrovare la strada verso il Signore».

Don Daniel Antonelli, sacerdote da due anni, per carisma personale si sente più vicino a Merlini. Il futuro beato «era un cooperatore dell’opera di Dio – afferma -. Si rimboccava le maniche, stava con i suoi collaboratori esprimendosi sempre in modo pacato». Don Giovanni aveva il carisma della guida spirituale e una delle sue “figlie” più note è stata santa Maria De Mattias, fondatrice delle suore Adoratrici del Sangue di Cristo. In tal senso don Daniel lo sente «molto vicino» e si ispira a lui «nel discernimento e nell’accompagnamento delle persone». In questa epoca Merlini insegna «a stare nella storia in modo semplice e concreto confidando nel Signore».

7 gennaio 2025