Don Mesolella: «La grazia della comunione»
Parroco di San Marco Evangelista al Laurentino, ha frequentato la scuola di Mogol. Sette compagnie teatrali nell’attività pastorale. Presto un servizio docce per i senza dimora
Spot tv e radio, video e articoli – protagonisti anche i periodici diocesani come Romasette.it iscritti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) – mettono in luce, nell’ambito della campagna Cei per la sensibilizzazione sul sostegno ai sacerdoti, l’impegno dei presbiteri e le attività promosse grazie alla collaborazione con i laici. Opportunità per richiamare alla corresponsabilità economica verso l’operato dei sacerdoti e sentirsi “Uniti nel dono“. Nella campagna di sensibilizzazione si inserisce il racconto di storie dell’impegno di sacerdoti come quella di oggi dedicata all’esperienza di don Mario Mesolella e della comunità parrocchiale che guida, San Marco Evangelista in Agro Laurentino, nel quartiere Giuliano-Dalmata di Roma
Sorriso aperto e stretta di mano decisa. Sta nella semplicità la forza dell’accoglienza di don Mario Mesolella. Classe 1984, ordinato sacerdote nel 2020, dal novembre scorso è il parroco di San Marco Evangelista in Agro Laurentino nel quartiere Giuliano-Dalmata. Nel suo ministero spera di incarnare la figura del «sacerdote secondo il cuore di Cristo». Entrato in Seminario a 28 anni, immaginava un futuro da insegnante dopo la laurea in filosofia. In realtà la cattedra fa parte del suo ministero essendo docente di Teologia fondamentale all’Istituto superiore di scienze religiose Ecclesia Mater. È anche appassionato di musica, tanto da aver frequentato il Centro Europeo di Toscolano, meglio noto come “Scuola di Mogol”.
Ha conosciuto l’“istituzione” parrocchia a partire dal noviziato. «Prima non ero legato ad una comunità specifica – spiega -, frequentavo santuari, comunità religiose», sia a Roma, dove ha studiato, sia in Umbria dove è cresciuto. Già vice parroco a Santa Maria Addolorata, a Santa Maria Consolatrice e vicario cooperatore a Santa Maria Madre del Redentore – «la Mamma mi guida dall’inizio del ministero», osserva -, si è occupato molto dei giovani e degli ammalati. «L’essere parroco abilita all’esercizio delle attività spirituali, caritatevoli e liturgiche – afferma -. Unisce i diversi carismi e nell’incontro con le varie realtà esalta la grazia della comunione».
Si dice «molto felice» dell’accoglienza ricevuta dalla comunità parrocchiale di San Marco Evangelista in Agro Laurentino, nella quale si è ufficialmente insediato il 5 gennaio scorso. Quanto prima sarà celebrata anche la presa di possesso del titolo cardinalizio da parte del cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli. Quella della parrocchia è una storia particolare, inscindibile dalla storia degli esuli giuliani e dalmati giunti dopo la seconda guerra mondiale. Si trasferirono in quella che all’epoca era una landa desolata dove le uniche costruzioni erano rappresentate dal villaggio operaio per le maestranze che stavano costruendo l’Eur. Con gli esuli c’erano i frati francescani conventuali che hanno costruito la parrocchia a loro affidata fino a otto anni fa, quando è passata al clero diocesano.
«Nel quartiere l’impronta dei giuliani e dalmati è ancora molto forte – dice don Mario -. Una decina di esuli sono ancora in vita e ci sono quattro associazioni fondate dai discendenti». In occasione del Giorno del ricordo, celebrato il 10 febbraio di ogni anno per commemorare i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata, il 12 febbraio sarà celebrata una Messa alla presenza delle istituzioni. Ancora vivo lo stile francescano con gruppi che si riuniscono settimanalmente. Vi è anche una comunità francescana delle Sorelle, non ancora riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa e legata ai frati Minori conventuali. È formata da tre consacrate, a breve se ne aggiungerà una quarta, ed è presente nel territorio «per prendersi cura di varie esigenze – spiega Donatella Forlani, docente alla Pontificia Università Antonianum e alla Gregoriana -. Il nostro carisma è portare la consolazione della presenza del Signore». In parrocchia seguono soprattutto i giovani del post-cresima, circa 60, «mantenendo acceso il carisma francescano in una comunità vivace dove c’è l’entusiasmo di tanti laici desiderosi di impegnarsi nel sociale».
Dal punto di vista strutturale, la parrocchia non dispone di spazi esterni. «Tutte le attività di oratorio sono state catalizzate in ambito culturale, in modo particolare nel Teatro Sammarco – afferma don Mario -. Questo ha portato alla fondazione di 7 compagnie, tre con finalità spirituali, le altre 4 culturali, una delle quali di canto lirico. È una vera e propria attività pastorale. Programmano una stagione teatrale con rappresentazioni originali ispirate a opere note rivisitate in chiave cristiana. Si occupano di tutto loro, dalle luci agli abiti di scena e alle scenografie». Domenica 26 gennaio la Compagnia “Camilla Opera Lirica”, nata nel 2000, porterà in scena “Partenope. Canzoni e poesie napoletane”. «In una zona periferica abbiamo presentato più di 200 opere liriche – sottolinea Ignazio Semeraro, tenore e referente della compagnia che fa parte dell’associazione culturale Prima Fila Eur -. Da Verdi a Puccini, da Rossini a Mascagni, prepariamo mediamente due rappresentazioni all’anno, oltre ai concerti in chiesa come il tradizionale concerto dell’Immacolata».
Per quel che riguarda la pastorale della carità, c’è un centro di ascolto al quale fanno riferimento 80 famiglie. «In collaborazione con la Croce Rossa stiamo sviluppando un progetto per allestire un servizio docce per i senza fissa dimora – conclude il parroco -. In zona sono presenti dormitori e mense ma manca questo servizio, che intendiamo inaugurare entro un mese».
24 gennaio 2025

