Don Santoro, «morto per offrire incontro e dialogo»

La celebrazione presieduta il 5 febbraio dal vescovo Selvadagi a Santa Croce, a nove anni dall’omicidio del sacerdote “fidei donume” a Trabson, in Turchia

La celebrazione presieduta il 5 febbraio dal vescovo Selvadagi a Santa Croce, a nove anni dall’omicidio del sacerdote “fidei donume” a Trabzon, in Turchia

Sono passati 9 anni da quel 5 febbraio 2006, quando un uomo entrò nella chiesa dove don Andrea Santoro era raccolto in preghiera, a Trabzon, in Turchia, e lo uccise con due colpi di pistola che trafissero lui e la Bibbia che teneva tra le mani, al grido di “Allah è grande”. Parroco romano, “fidei donum” in una terra che amava con il solo obiettivo di ripercorrere la strada degli apostoli testimoniando Gesù, nel tentativo di aprire un dialogo tra ebrei, cristiani e musulmani, don Andrea è stato ricordato dalla “sua” diocesi di Roma ieri sera, giovedì 5 febbraio, con una Messa nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, presieduta dal vescovo Paolo Selvadagi e concelebrata dal direttore della Caritas romana monsignor Enrico Feroci, che di don Andrea era carissimo amico, tanto da accompagnarlo all’aeroporto nel suo ultimo viaggio verso l’Anatolia. Con loro sull’altare anche don Marco Vianello, vice parroco con don Santoro nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, e i seminaristi del Maggiore, che hanno prestato servizio liturgico.

«Don Andrea – ha ricordato il vescovo nell’omelia – non si è mai tirato indietro, ha scelto sempre di rischiare per Dio; quando si parla di martirio si vuole indicare la prova dell’amore con Dio che riempie la vita. Dal martirio nasce il bene, la luce che risplende nella perfezione della testimonianza. Don Andrea, come i dodici apostoli, ha dato la vita per Gesù. Come loro si è esposto in ambienti non protetti, ha accettato il rischio dell’imprevisto, delle situazioni ostili, per comunicare che Dio è la risposta ai bisogni dell’uomo». Infine è morto «per offrire occasioni di incontro e di dialogo. L’auspicio è che il suo sacrificio contribuisca sempre alla pace e all’armonia tra tutti gli uomini».

Antonio Cassanelli, del direttivo dell’associazione “Don Andrea Santoro”, sottolinea un altro aspetto del sacerdote “fidei donum”: «Voglio ricordare più di tutto la figura di don Andrea come sacerdote. Il mondo l’ha conosciuto per il suo martirio ma noi dell’associazione ci teniamo anche a fare memoria del suo ministero vissuto qui, a Roma, con i suoi 25 anni di sacerdozio». Alla celebrazione, infatti, moltissimi i membri dell’associazione, così come i suoi ex parrocchiani di Santi Fabiano e Venanzio e Gesù di Nazareth, che commentano: «Tante volte gli abbiamo detto di non andare e restare qui in con noi!».

L’associazione nasce il 19 gennaio 2006 con l’obiettivo di favorire il dialogo interreligioso e culturale tra Oriente e Occidente, grazie anche alla collaborazione con la diocesi di Roma e il vicariato apostolico dell’Anatolia, raccogliendo e curando la pubblicazione degli scritti di don Andrea e promuovendo pellegrinaggi nei luoghi della Turchia dove il sacerdote è vissuto. Come, appunto, Trabzon, dove proprio ieri è stata celebrata una Messa in ricordo del sacerdote, alla presenza della sorella Maddalena, che si occupa di approfondire la spiritualità, i pensieri e le intuizioni del fratello scomparso.

6 febbraio 2015