Don Umberto parroco nella Roma del ‘43

Marzo 1979, la giunta intitola una strada nella zona di Castel di Leva al sacerdote che guidò per 44 anni il santuario del Divino Amore

Una strada della nostra città, nei pressi del Divino Amore, a Castel di Leva, è stata intitolata al nome di don Umberto Terenzi (1900-1974), che per 44 anni fu parroco del popolare santuario mariano. Lo ha deciso all’unanimità nei giorni scorsi l’assemblea capitolina, approvando una proposta avanzata dal consigliere comunale on. Siro Castrucci a giugno dello scorso anno.

don Umberto Terenzi (1900-1974)La nuova strada – che sarà ufficialmente inaugurata nelle prossime settimane con lo scoprimento della targa toponomastica – è situata esattamente tra via Ardeatina e via S. Felicola (quest’ultima denominazione ricorda l’antico cimitero omonimo ivi esistente), a due passi dal luogo (c’è una lapide che lo rammenta) dove lo stesso don Umberto, nell’aprile del 1931, ricevette un segno inequivocabile della predilezione della Vergine. Il prodigioso episodio fu raccontato dal medesimo protagonista, il quale, ad edificazione dei fedeli, lo inserì nella prefazione di un libricino sulla storia del tempio: «Cinque giorni or sono, il 14 aprile, dopo aver detto la santa Messa al Santuario, insieme al Rev.mo Padre Silvi S.J. e a quattro altre persone, tornavo a Roma in automobile. A poco più di 700 metri dal Santuario, in una svolta ripida, lo scoppio improvviso di un pneumatico fece sobbalzare la macchina. Fu un attimo: percepii immediatamente il pericolo e, assuefatto nel Santuario ai miracoli della Madonna del Divino Amore, con piena sicurezza di essere esaudito. La invocai dicendo: Vergine Immacolata Maria Madre del Divino Amore, aiutaci!

«Per miracolo – continua il racconto – si spense immediatamente il motore, evitando il pericolo dell’incendio; tuttavia la macchina sbandata paurosamente si capovolgeva a circa 10 metri di distanza. Il disastro era più che mortale: chi è pratico lo comprende bene. Ed invece, coi nostri mezzi, uscimmo dai rottami della macchina tutti e sei, assolutamente incolumi, senza la minima scalfittura, e in ginocchio sulla strada, rivolti al Santuario: Madre – dicemmo – grazie, grazie di cuore!».

Don Umberto Terenzi è stato indubbiamente uno dei personaggi più popolari, e non solo a Roma, di questo ultimo trentennio. Romano d’origine ciociara, era nato all’inizio del secolo da una famiglia profondamente cattolica e ultranumerosa (era l’undicesimo figlio). A 13 anni entrò nel Seminario romano minore, distinguendosi subito per le sue particolari doti di bontà, diligenza e devozione. Nel 1923 fu ordinato sacerdote, iniziando un’intensa attività pastorale che soltanto la morte, avvenuta il 3 gennaio del 1974, avrebbe concluso.

La sua non fu soltanto un’opera di apostolato e di evangelizzazione; egli si rivolse soprattutto agli umili, ai poveri, ai diseredati, ai meno fortunati. Fu una lenta, ma tenace azione di bonifica sociale e morale che egli intraprese nell’Agro romano, ancora desolato. Al centro di tutto vi fu, un grande appassionato affetto alla madonna del Divino Amore. Fu lui a restaurare il piccolo santuario settecentesco – presso il quale rimase per 44 anni, dal 1931, dopo il miracoloso salvataggio dell’incidente automobilistico, fino alla morte – e ad iniziare coraggiosamente i lavori per renderlo sempre più decoroso e capace di accogliere i tantissimi pellegrini che quotidianamente vi si recavano e vi si recano tutt’ora.

A don Umberto si deve inoltre il trasferimento a Roma della sacra effige della Vergine, sotto la cui protezione la nostra città uscì indenne dall’ultimo conflitto mondiale. Grazie a lui, all’ombra del devoto tempio sorsero, e oggi sono più vive che mai, le opere per gli orfanelli e per le missioni in Colombia e le congregazioni di suore e sacerdoti, poste sotto il patrocinio della Madre celeste. Avere intitolato al suo nome una strada della nostra città è un doveroso riconoscimento alla fede che lo animò e alle opere che ne contraddistinsero la laboriosa esistenza; ed è, insieme, un altro omaggio dell’Urbe alla madonna del Divino Amore, che papa Pio XII proclamò «salvatrice di Roma». (Carlo Sabatini)

25 marzo 1979