Donne, medici e sportivi in canoa contro i tumori della mammella
12 le squadre che hanno partecipato a “RemaRoma per la vita”. L’obiettivo: sensibilizzare sulla prevenzione. D’Amato: «Recuperare il ritardo causato dal Covid»
Un inno alla vita e al desiderio di offrire una testimonianza. È quanto ha rappresentato la gara di canottaggio tutta al femminile svoltasi sabato 16 ottobre sul Tevere, nell’ambito dell’evento “RemaRoma per la vita”, evento sportivo nato con lo scopo di riunire le eccellenze mediche nel trattamento dei tumori della mammella e sensibilizzare sull’importanza della prevenzione delle patologie oncologiche. Dodici le squadre formate da oltre 100 donne tra pazienti, dottoresse degli ospedali di Roma e personalità di istituzioni, sport, stampa e spettacolo, che hanno sfilato a bordo di imbarcazioni “otto iole” con l’aiuto di canottiere professioniste, attraversando il fiume fra ponte Nenni e ponte Margherita.
«In questo ultimo anno e mezzo alcuni indicatori sul settore della prevenzione hanno avuto purtroppo dei rallentamenti a causa del Covid, per questo adesso dobbiamo recuperare in maniera veloce – ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato nel corso della premiazione, che ha visto assegnare un riconoscimento simbolico a ciascun equipaggio -. Se oggi possiamo fare manifestazioni come queste è perché il Lazio è stato un modello». Non a caso Roma «è una tra le prime capitali in Europa per copertura vaccinale e per lo straordinario comportamento dei cittadini, che evidentemente si fidano quando hanno davanti interlocutori credibili», ha concluso D’Amato, sottolineando come le professioniste rappresentino «la gran parte del personale sanitario del servizio regionale».
La manifestazione – promossa dalla Asl Roma 1, l’Assessorato alla sanità della regione Lazio, il Coni, la Società italiana di chirurgia plastica e ricostruttiva, la Federazione italiana canottaggio e il Reale circolo canottieri Tevere Remo – è stata anche l’occasione per riflettere sul ruolo dello sport nell’iter riabilitativo delle pazienti operate. «Le breast unit, ovvero i centri specializzati nella diagnosi e nella cura del tumore al seno, sempre di più si orientano per includere nell’ambito del team multidisciplinare uno psicologo e un fisiatra che avvicini le donne a uno sport – ha spiegato la direttrice generale dell’ospedale San Giovanni Addolorata Tiziana Frittelli -. Tutto ciò è molto importante, soprattutto nell’ottica di una visione olistica del paziente, inteso prima di tutto come persona». In questo senso la gara, ha aggiunto, «è stata un importante momento di festa, in cui ciascuno di noi si è ritrovato dopo i mesi terribili della pandemia». Parole condivise anche da Cristina Matranga, direttrice della Asl Roma 4: «Iniziative come questa ricordano alle donne la necessità di andare a fare la mammografia regolarmente – ha commentato -. Non solo: attraverso giornate di questo tipo si impara ad ascoltarsi reciprocamente e a trovare una sintonia tra tutti». Un segnale importante sia «per uscire dall’emergenza Covid che per affrontare il tumore al seno, patologia che colpisce moltissime donne e sulla quale è necessario investire in termini di screening e di intervento».
Oltre alle direttrici delle aziende sanitarie, hanno gareggiato, tra gli altri, anche Marzia Roncacci, giornalista del Tg2, l’attrice Milena Miconi e le professioniste di ospedale Fatebenefratelli San Giovanni Calibita; Policlinico Gemelli; Campus Bio-Medico; Sant’Andrea; San Giovanni Addolorata; Santo Spirito in Sassia; San Filippo Neri; Centro Sant’Anna e Policlinico Umberto I che, dopo una prima fase di preparazione, si sono messe in gioco con i loro equipaggi. «Sono stati armoniosi e ben strutturati – ha dichiarato a Roma Sette il campione Giuseppe Abbagnale, presidente della Federazione italiana canottaggio -. Lo sport in questione prevede movimenti non invasivi e favorisce, dopo un evento traumatico, un’importante socializzazione».
18 ottobre 2021

