Femminicidi: il ricordo di Sara, uccisa dall’ex, e l’obiettivo prevenzione
L’incontro dei ragazzi del liceo Argan con Concetta Raccuia, mamma di Sara Di Pietrantonio, assassinata nel maggio 2016. Il vicequestore Quattrone: «Scegliete sempre l’amore»
Sul maxi schermo scorrono immagini di Sara che balla sulle punte e fotografie in cui sorride. In sala 160 ragazzi osservano in assoluto silenzio il volto di una giovane donna uccisa nove anni fa da chi sosteneva di amarla. «Grazie per la vostra attenzione. Grazie perché l’unica nota positiva di questa tragedia è che oggi c’è più consapevolezza. Noi non siamo riuscite a cogliere i segnali e io sono morta con mia figlia nove anni fa». Concetta Raccuia è la mamma di Sara Di Pietrantonio, studentessa romana di 22 anni assassinata nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2016 dall’ex fidanzato Vincenzo Paduano, vigilante di 27 anni, reo confesso del delitto e condannato in via definitiva alla pena dell’ergastolo.
Oggi la donna prova «compassione per lui rinchiuso in una cella» ma non «vuole pensare al perdono, è una meta impossibile». Esattamente come non ha perdonato se stessa «per non essere riuscita a cogliere i segnali. Intuivo un certo disagio quando ero in sua presenza ma non riuscivo a decifrarlo», ha detto in un incontro con gli studenti delle terze classi del liceo artistico “Giulio Carlo Argan”, svoltosi questa mattina, 26 marzo, per sensibilizzare sul tema dei femminicidi. Ospitato nel salone della parrocchia di San Policarpo, l’incontro, promosso da Alessandra Petrone, docente referente bullismo e cyberbullismo, rientra tra le attività di ampliamento dell’offerta formativa.
Sara studiava Economia all’Università Roma Tre. In quella notte di nove anni fa, mentre rincasava fu inseguita, aggredita, uccisa e il suo corpo venne dato alle fiamme. A trovarlo, in una zona periferica di Roma, fu proprio la mamma di Sara, allarmata per il mancato rientro della figlia. L’omicida disse agli inquirenti di averla uccisa per gelosia perché la ragazza aveva iniziato una nuova relazione. La sua storia è stata raccontata nel docufilm “Sara” di Stefano Pistolini, Giuseppe Scarpa e Daniele Autieri, con la regia di Massimo Salvucci e Stefano Pistolini, di cui è stato presentato un estratto.
«Tutte le mattine apro gli occhi e mi chiedo quando potrò rivedere Sara – dice Concetta -. Ma devo trovare la forza per alzarmi, andare al lavoro, parlare con i ragazzi perché è inaccettabile che cose simili accadano ancora». Dalle 16mila pagine di messaggi e mail estrapolati dal cellulare di Sara, la mamma ha scoperto «le torture psicologiche» alle quali per due anni è stata sottoposta la figlia. Paduano «era sempre più opprimente – ha detto -, faceva di tutto per sminuirla e la controllava in tutto».
L’avvocato Stefania Iasonna, che ha seguito il caso di Sara, ha osservato che il caso ricorda molto quello di Giulia Cecchettin, uccisa nel novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta. «Le norme ci sono – ha detto la legale -. Vanno interpretate e funzionano, anche se a macchia di leopardo: in alcune procure meglio che in altre. Dovete essere in grado di cogliere i segnali prima che sia troppo tardi». Sulla stessa scia l’intervento del vicequestore Maurizia Quattrone, che ha curato le indagini. «Oggi i segnali non possono essere sottovalutati – ha affermato -. Scegliete sempre l’amore perché la parola abuso e violenza non può essere paragonata all’amore». Per tentare di arginare il fenomeno «è importantissima la prevenzione – ha affermato il dirigente scolastico Nicola Armignacca -. Prevenzione vuol dire alleanza tra scuola e famiglia, educazione al rispetto delle regole, di sé stessi e degli altri, educazione alla gentilezza. È importante anche l’informazione, per capire quando una relazione sta diventando tossica».
26 marzo 2025

