Fine vita: il decreto Speranza «salta a piè pari il Parlamento»

In un comunicato la posizione di oltre 70 associazioni cattoliche a commento della bozza resa nota il 1° febbraio, che dovrebbe istituire i Comitati etici

Sono oltre 70 le associazioni firmatarie del comunicato a commento della bozza di Decreto ministeriale che dovrebbe istituire i Comitati etici previsti dall’ormai datata legge 3/2018 (c.d. “Lorenzin”) in sostituzione dei circa 90 comitati territoriali. Bozza resa nota ieri, 1° febbraio, nella quale ai nuovi Comitati si darebbe anche il compito di emanare i pareri nei casi di eutanasia negli ospedali. «Nella gara a chi taglia per primo il traguardo di procurare la morte, finora “limitata” alla competizione fra il referendum per l’omicidio del consenziente e il testo Bazoli pendente in Aula alla Camera – si legge nel documento -, irrompe il ministro della Salute, con la bozza di decreto resa nota ieri, che sarà sottoposta alla Conferenza Stato-Regioni, di modifica della disciplina dei Comitati etici territoriali».

Nell’analisi delle associazioni – tra cui Alleanza Cattolica, Amci, Pro Vita & Famiglia, Centro internazionale Giovanni Paolo II e per il magistero sociale della Chiesa, Centro studi Livatino, Cism, Movimento per la vita e presidenza del Comitato scientifico Ucid -, «in un settore – quello, appunto, dei Comitati etici – finora dominato dal caos normativo, che ha visto nel corso degli anni la sovrapposizione di assetti differenti e la mancata attuazione della “legge Lorenzin” n. 3/2018, il ministro della Salute pretende che un atto amministrativo, qual è un proprio decreto, salti a piè pari il Parlamento e dia (non chiesta, né dovuta) attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019, come è scritto esplicitamente all’art. 1 co. 3 della bozza, “in relazione ai casi riguardanti richieste di suicidio medicalmente assistito”».

In questo senso, l’intervento del ministro viene ritenuto grave dato che si sovrappone a una competenza che «come è scritto nella sentenza citata oltre che nella stessa Costituzione, la Consulta affida esclusivamente al Parlamento (e non potrebbe essere diversamente)». Non solo: «Fornisce della sentenza un’interpretazione sulla quale la discussione alla Camera è appena iniziata, essendosi svolta solo in Commissione, senza che si sia entrati nel merito della estensione da dare a essa». Ancora: «Stravolge la funzione dei Comitati etici». Proprio per questo, scrivono i responsabili delle associazioni coinvolte, «ci attendiamo che i parlamentari fermino questa improvvida iniziativa con gli atti che i regolamenti loro consentono e che in sede di Conferenza Stato-Regioni, queste ultime ricordino al ministro i limiti delle competenze di ciascuno, specie se si tratta dei limiti che l’esecutivo ha verso il Parlamento». Da ultimo, le associazioni chiedono che, «nel rispetto del principio di indisponibilità della vita umana, venga data piena attuazione alla sentenza della Consulta n. 242/2019 nella parte in cui auspica interventi sul fronte della terapia del dolore e delle cure palliative, disciplinati già da 12 anni da una legge dello Stato, la n. 38/2010».

2 febbraio 2022