Fine vita, la Cei: «No a polarizzazioni o a giochi al ribasso»

Diffusa la nota della presidenza della Conferenza episcopale italiana che esprime «preoccupazione» per recenti iniziative regionali. L’invito a «non fare di questa tema una questione di “schieramento”. La dignità non finisce con la malattia»

«Esprimiamo preoccupazione per recenti iniziative regionali sul tema del fine vita». Lo dichiarano senza mezzi termini i membri della presidenza della Conferenza episcopale italiana, riunita questa mattina, 19 febbraio, nella sede di Circonvallazione Aurelia. Il riferimento più recente è all’approvazione, nei giorni scorsi, della legge sul suicidio medicalmente assistito da parte del Consiglio regionale della Toscana.

Prendendo a prestito le parole di diverse Conferenze episcopali regionali – compresa quella della Toscana -, i presuli ricordano che «primo compito della comunità civile e del sistema sanitario è assistere e curare, non anticipare la morte. Anche perché procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica».

L’invito allora è a «non fare di questo tema una questione di “schieramento”, ma un’occasione per una riflessione profonda sulle basi della propria concezione del progresso e della dignità della persona umana, avviando un ampio confronto parlamentare che rappresenti il Paese e le reali necessità dei suoi cittadini, scevro da logiche di parte e possibili strumentalizzazioni». La presidenza Cei auspica pertanto che «nell’attuale assetto giuridico-normativo si giunga, a livello nazionale, a interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza. Ribadiamo, peraltro, che la legge sulle cure palliative non ha trovato ancora completa attuazione: queste devono essere garantite a tutti, in modo efficace e uniforme in ogni Regione, perché rappresentano un modo concreto per alleviare la sofferenza e per assicurare dignità fino alla fine, oltre che un’espressione alta di amore per il prossimo. Sulla vita – concludono i vescovi – non ci possono essere polarizzazioni o giochi al ribasso. La dignità non finisce con la malattia o quando viene meno l’efficienza. Non si tratta di accanimento, ma di non smarrire l’umanità».

19 febbraio 2025