Floribert Bwana Chui, «maestro di speranza per i giovani dell’Africa»

La Comunità di Sant’Egidio in festa per la beatificazione del giovane congolese ucciso “in odio alla fede” nel 2007, a San Paolo con il cardinale Semeraro. «Preghiera, poveri e pace» le stelle polari della sua vita

Le bandiere agitate in aria. Le mani battute a tempo. I canti africani che hanno trascinato tutti. Le braccia mosse da destra a sinistra. Il ritmo del bongo. E le preghiere e la commozione delle persone che hanno riempito la basilica di san Paolo fuori le Mura. È stata una vera e propria festa la beatificazione di Floribert Bwana Chui, il giovane congolese della Comunità di Sant’Egidio, che venne torturato e ucciso nel 2007 a soli 26 anni per essersi rifiutato di far passare alla frontiera tra il suo Paese e il Ruanda un carico di riso avariato. Un uomo che si è totalmente aperto all’amore di Dio che lo abbracciava «al punto da lasciarsene plasmare nel profondo e farne la bussola che orientava le sue scelte», ha detto il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le Cause dei Santi, che ieri pomeriggio, 15 giugno, ha presieduto la Messa nella solennità della Santissima Trinità.

«La Chiesa lo indica come un testimone e lo propone come un maestro per noi tutti – ha sottolineato il porporato -. Lo è per tanti giovani africani, a cui insegna a non lasciarsi vincere dal male, ma a vincere il male con il bene. È un maestro di speranza per loro e non soltanto, perché nel suo umile esempio tanti giovani di tutto il mondo possono scoprire la forza del bene e di fare il bene, resistendo alle lusinghe di una vita dominata dalla paura e dal denaro».

Tra gli altri, hanno concelebrato il cardinale Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa, e il vescovo di Goma Willy Ngumbi. Centinaia i rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio provenienti dal Congo e da altri Paesi africani – tra cui Benin, Burundi, Costa d’Avorio, Malawi, Mozambico, Senegal e Togo -, arrivati a Roma per la celebrazione. «Preghiera, poveri, pace», le tre parole che Semeraro ha individuato come stelle polari della vita di Floribert. Le stesse, ha ricordato il porporato, con cui Papa Francesco (che nel novembre scorso ha riconosciuto il suo martirio “in odio alla fede”) descrisse la spiritualità della comunità di Sant’Egidio nel 2018. È da questa triplice vocazione, secondo il cardinale, che nacque «la sua attenzione ai poveri di Goma, in particolare ai più disprezzati e marginali, cioè i bambini di strada», a cui volle «dare speranza e futuro», impegnandosi «con loro nella Scuola della Pace». Secondo Semeraro, «in ogni occasione della vita Dio era il suo riferimento». Lo dimostra «la copia della sua Bibbia conservata a Roma, nel Santuario dei Nuovi Martiri a San Bartolomeo all’Isola».

Il rito di beatificazione è iniziato dopo l’atto penitenziale. Il vescovo di Goma ha recitato la petizione e il postulatore, don Francesco Tedeschi, ha letto la biografia. A seguire, il cardinale Semeraro ha proclamato in latino la Lettera Apostolica di Leone XIV. Si è quindi scoperta l’immagine di Floribert, ed è stata portata in processione la sua reliquia (la giacca indossata durante il martirio), che è stata collocata nei pressi dell’altare. Il porporato l’ha incensata e l’ha venerata. Intanto il coro ha cantato l’Inno. Subito dopo il vescovo di Goma e il postulatore si sono recati dal cardinale per ringraziare in lui il Papa per la beatificazione. Con loro si sono avvicinati anche la madre del martire e il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo.

Sempre nell’omelia, guardando a loro e a tutti i presenti, Semeraro ha invitato a riascoltare una frase di Floribert: «Tutti hanno diritto alla pace nel cuore!». In un tempo segnato dalla guerra e dalla violenza, in cui tanti nella Repubblica democratica del Congo e altrove cercano la pace, «queste parole ci colpiscono più che mai!», ha affermato il cardinale, ricordando che la celebrazione non si è tenuta a Goma «perché mancano le condizioni di sicurezza e tranquillità».  Proprio quelle che invece Floribert ha ricercato per tutta la sua vita «nel clima teso della sua città». Tra le testimonianze raccolte, ha sottolineato il porporato, «si legge che egli non voleva la guerra e che proprio con il suo impegno intendeva riunire i giovani di Goma come in una famiglia». Scelse perciò di «condividere l’impegno di Sant’Egidio per la pace; perché,  diceva, “mette tutti i popoli alla stessa tavola”». Sognava di «essere un uomo di pace e di potere così contribuire alla pace della sua terra, che amava tanto». Ricordando il suo impegno, il cardinale ha esortato quindi a fare «nostra la sua aspirazione a un Congo in pace, raccolto alla stessa tavola come una famiglia». In questa prospettiva, Semeraro ha rievocato le parole di Papa Leone XIV pronunciate in mattinata durante l’Angelus. «La sua testimonianza – ha detto il pontefice – dia coraggio e speranza ai giovani della Repubblica democratica del Congo e di tutta l’Africa».

Il cardinale ha ricordato anche il momento del suo martirio, avvenuto l’8 luglio, il giorno in cui verrà celebrato il beato. «Con le minacce e le lusinghe della corruzione – ha raccontato -, gli fu chiesto di far passare alla dogana del cibo avariato che avrebbe avvelenato le tavole della gente di Goma. Egli – ha aggiunto il porporato -, nutrito dalla Parola di Dio e dall’Eucaristia, si chiese: “Se faccio questo, sto vivendo in Cristo? Sto vivendo per Cristo? Come cristiano – così si rispose – non posso accettare di sacrificare la vita delle persone. È meglio morire che accettare questi soldi”». Il beato si trovò a dover scegliere tra il vivere per sé stessi e il vivere per Cristo. «Ha compreso – ha detto Semeraro – che la propria anima e la vita della sua gente erano infinitamente più preziose del denaro».

La celebrazione si è conclusa con le parole del cardinale Ambongo, che in francese ha ringraziato Papa Francesco e Papa Leone XIV per il dono del nuovo beato. Lo stesso ha fatto Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio. «Floribert – ha sottolineato – parla al nostro tempo, segnato dal culto del denaro e della forza. È una guida per chi cerca una vita generosa e forte».

16 giugno 2025