Francesco: «Perdono per le divisioni tra cristiani»

Il Papa nei vespri a San Paolo fuori le Mura: «Misericordia per i comportamenti non evangelici di cattolici contro cristiani di altre Chiese»

Il Papa durante i vespri a San Paolo fuori le Mura: «Misericordia e perdono per i comportamenti non evangelici di cattolici contro cristiani di altre Chiese» 

«Voglio invocare misericordia e perdono per i comportamenti non evangelici tenuti da parte di cattolici nei confronti di cristiani di altre Chiese». Durante la recita dei Vespri a San Paolo fuori le Mura, che tradizionalmente concludono la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, Papa Francesco ha chiesto perdono a Dio per le «divisioni» che sono una «ferita aperta nel Corpo di Cristo». Allo stesso tempo, ha continuato il Papa, «invito tutti i fratelli e le sorelle cattolici a perdonare se, oggi o in passato, hanno subito offese da altri cristiani. Non possiamo cancellare ciò che è stato, ma non vogliamo permettere che il peso delle colpe passate continui a inquinare i nostri rapporti».

Nel tardo pomeriggio di lunedì 25 gennaio, lo stesso giorno in cui è stato annunciato il viaggio in Svezia, il prossimo 21 ottobre, per celebrare con la Chiesa mondiale luterana i 500 anni della Riforma, Papa Francesco ha varcato la Porta Santa di San Paolo fuori le Mura insieme con il Metropolita Ghennadios, rappresentante del patriarcato ecumenico, e sua grazia David Moxon, rappresentante personale a Roma dell’arcivescovo di Canterbury. Uno accanto all’altro, si sono recati fino alla tomba dell’Apostolo delle Genti e lì si sono intrattenuti in un lungo momento di raccoglimento che ha preceduto la recita dei Vespri. «Con loro siamo passati attraverso la Porta Santa di questa Basilica – ha poi spiegato Francesco -, per ricordare che l’unica porta che ci conduce alla salvezza è Gesù Cristo nostro Signore, il volto misericordioso del Padre».

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Nel giorno che ricorda la conversione di San Paolo, il Papa ha ricordato che «la missione dell’intero popolo di Dio è di annunciare le opere meravigliose del Signore, prima fra tutte il Mistero pasquale di Cristo, per mezzo del quale siamo passati dalle tenebre del peccato e della morte allo splendore della sua vita, nuova ed eterna. Alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, e che ci ha guidato durante questa Settimana di preghiera, possiamo davvero dire che tutti noi credenti in Cristo siamo “chiamati ad annunciare le opere meravigliose di Dio”».

«Al di là delle differenze che ancora ci separano – ha sottolineato Francesco di fronte ai diversi rappresentanti di tutte le confessioni cristiane -, riconosciamo con gioia che all’origine della vita cristiana c’è sempre una chiamata il cui autore è Dio stesso. Possiamo progredire sulla strada della piena comunione visibile tra i cristiani non solo quando ci avviciniamo gli uni agli altri, ma soprattutto nella misura in cui ci convertiamo al Signore, che per sua grazia ci sceglie e ci chiama ad essere suoi discepoli. E convertirsi significa lasciare che il Signore viva ed operi in noi».

Per Francesco, «convertirsi significa lasciare che il Signore viva e operi in noi. Per questo motivo – ha detto – quando insieme i cristiani di diverse Chiese ascoltano la Parola di Dio e cercano di metterla in pratica, compiono davvero passi importanti verso l’unità». Al termine della preghiera, dopo aver ricordato i come esempio per i cristiani, un fuori programma in pieno stile Papa Francesco. Il pontefice ha infatti chiamato l’ortodosso Ghennadios e l’anglicano Moxon a raggiungerlo alla cattedra per il saluto finale e la benedizione.

26 gennaio 2016