Franco Battiato, «testimone del senso religioso che c’è nell’uomo»
Dedicato al cantautore siciliano il secondo incontro del ciclo “Ascoltando i maestri”. Lonardo (Cultura e università): «Dice che il bisogno di Dio è qualcosa di popolare»
Gli indefiniti “io” e “tu” posti in dialogo da Franco Battiato nel brano “E ti vengo a cercare” del 1998 hanno fatto da filo rosso nel secondo incontro del ciclo “Ascoltando i maestri”, promosso dall’Ufficio per la cultura e l’università del Vicariato, che ha avuto luogo venerdì sera, 10 dicembre, nella basilica dei Santi XII Apostoli, a pochi passi da piazza Venezia. A guidare nell’ascolto di «un artista che si è contraddistinto per uno sperimentalismo mai banale – come ha detto in apertura Francesco d’Alfonso, coordinatore dell’Area Alta formazione artistica, musicale e coreutica dell’Ufficio diocesano -, oltre che per la capacità di veicolare una profonda spiritualità con i suoi componimenti», sono stati monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio per la cultura e l’università, e Pietrangelo Buttafuoco, giornalista, scrittore e amico nonché conterraneo dell’artista siciliano scomparso lo scorso maggio.
«A differenza di altri autori, Battiato dichiara la necessità per l’uomo di una presenza “altra”, esprimendo una tensione verso l’alto senza che ci sia da parte sua alcuna posizione confessionale – ha osservato Lonardo -. Sembra dire che non basta che si cerchi un uomo o una donna, c’è bisogno di cercare l’Altro» e questa è «una costante per ogni essere umano, come l’artista sembra ribadire anche nella canzone “Mesopotamia”, nella quale si ripete l’interrogativo “Che cosa resterà di me, del transito terrestre?”, cioè di una esistenza fatta di impressioni diverse, di gioie e di paure». Il sacerdote ha messo in luce come al ritmo della musica, «quasi da discoteca», nella canzone si contrapponga un testo profondo, specialmente nella seconda parte «quando Battiato fa riferimento a 6 figure di uomini legate dal fatto di avere compiuto una rinuncia importante nella propria vita pur di rimanere coerenti con i propri ideali. Anche di queste 6 vite grandi il cantautore si domanda cosa resterà». Ciò che differenzia Battiato da altri cantautori che hanno espresso nelle loro opere «la necessità per l’uomo dell’infinito in una chiave pessimistica» è «la gioia che invece questo infinito ci sia – ha spiegato ancora -, come un grido di giubilo e di attestazione che questo mondo ha un senso». Dunque Battiato, pur non essendo un cattolico, e nella cui arte «c’è forte l’elemento sensuale nel suo senso più pulito e bello – sono ancora le parole di Lonardo -, dice come il bisogno di Dio è qualcosa di popolare ed è dunque un testimone del senso religioso che c’è nell’uomo, uomo che cerca chi lo protegga dal male, come fa il Dio personale dei cristiani, che ha appunto uno sguardo personale su ciascuno», laddove l’elemento di uno sguardo dedicato appare essere il tema della famosa “La cura”, del 1997.
Proprio commentando questa che è una delle canzoni forse più note di Battiato, Buttafuoco ha spiegato come il cantautore disse nel corso di un’intervista che «è stato uno di quei doni che ricevi e che servono per ricordarti che non sei solo nel mondo», sottolineando come il musicista «ha considerato i momenti più importanti della sua vita quelli nei quali sentiva di essere attraversato da qualcosa e sapeva esserne consapevole e farsi tramite». In particolare il giornalista ha riferito di quando nel 1992, «in occasione di un concerto di Natale in Aula Nervi, cantò alla presenza di Giovanni Paolo II e questo gli provocò un turbamento nel senso buono e alto del termine» perché «riconobbe in lui un’impronta e l’evidenza del sacro». Buttafuoco ha poi sottolineato che «tutta la sua vita, e quindi tutta la sua produzione, è stata condotta nel solco di una rivelazione pur senza alcun vincolo confessionale», per questo «molte delle sue opere, che ad un orecchio poco attento possono sembrare semplici canzoni, sono delle preghiere». Ancora, Buttafuoco ha detto di essere «a conoscenza di tante persone che attraverso i testi di Battiato hanno individuato il piano metafisico e mistico, e anche la conversione». Da ultimo, ha ricordato un monito del cantautore, per evidenziarne lo spirito di ricerca continua e la fiducia nel futuro: «Fosse anche il giorno della fine e dovessi avere tu un seme tra le mani, piantalo».
13 dicembre 2021

