Gaza, ActionAid: a rischio le operazioni a Rafah

Operatori umanitari al lavoro per fornire aiuti, senza nessuna sicurezza, senza carburante né elettricità. «Il valico deve essere aperto e l’invasione fermata»

Continua il lavoro umanitario, a Rafah. Si cerca di portare alla comunità gli aiuti essenziali di cui ha bisogno, ma «senza la minima sicurezza». La denuncia arriva da ActionAid, che evidenzia anche come gli stessi operatori umanitari «subiscano gli stessi trattamenti disumani del resto della popolazione. Tuttavia, dato che da giorni a Gaza non arriva praticamente nessun aiuto, il loro lavoro sta diventando impossibile e le operazioni di soccorso rischiano di fermarsi completamente», avverte l’organizzazione.

È già successo a uno dei partner di ActionAid a Gaza, Wefaq, che ha sede a Rafah: ha dovuto sospendere le sue operazioni dopo che la maggior parte del suo personale è stata sfollata dalle proprie case. «Wefaq offre supporto alle donne e alle ragazze che subiscono violenza – informano -, ma senza carburante, elettricità e reti di comunicazione non potrà più garantire alcun servizio e gli ospedali non saranno in grado di alimentare le attrezzature».

Da ActionAid ricordano che «sia le misure provvisorie della Corte internazionale di giustizia che la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno richiesto la fornitura di aiuti umanitari a Gaza, compreso il carburante, eppure quello a cui stiamo assistendo ora è una flagrante inosservanza di queste richieste. Sono in gioco vite umane – proseguono -: il valico di Rafah deve essere aperto immediatamente e l’invasione della città deve essere fermata in modo che possano essere consegnate forniture urgenti di cibo, carburante e medicine. Mentre centinaia di migliaia di persone fuggono dalla città senza un posto sicuro dove andare, deve esserci un cessate il fuoco permanente e immediato per evitare che la crisi umanitaria vada ulteriormente fuori controllo».

14 maggio 2024