Gaza, strage di persone in fila per gli aiuti. Gli operatori umanitari: «Siamo inorriditi»
Msf: «Consideriamo Israele responsabile della situazione». Save the Children: «I bambini muoiono per mancanza di cibo e i loro genitori vengono uccisi mentre cercano di procurarglielo». Unicef: «Triste promemoria della disperazione delle famiglie che cercano di sopravvivere»
«Sono inorridita dalle notizie di oltre 100 persone a Gaza che hanno cercato di prendere cibo per sopravvivere, ma hanno perso la vita. È un altro triste promemoria della disperazione delle famiglie affamate e assetate che cercano di sopravvivere. Devono avere accesso sicuro agli aiuti umanitari». Così la direttrice generale Unicef Catherine Russel, in merito a quanto accaduto ieri, 29 febbraio, a Gaza, con la morte di oltre 100 persone in seguito all’azione delle forze israeliane, che avrebbero aperto il fuoco su civili in attesa di ricevere cibo dai camion pieni di aiuti umanitari. Una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica mondiale e che sta facendo molto discutere in queste ore.
Gli Stati Uniti, infatti, sono ancora dalla parte di Israele al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Secondo fonti citate dall’agenzia americana Associated Press, tra le quali l’ambasciatore palestinese Riyad Mansour, Washington ha bloccato l’approvazione di una mozione che era stata invece supportata da tutti e 14 gli altri membri del Consiglio. Nel testo si accusava i militari di Israele di aver «aperto il fuoco» sui civili. Secondo il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, «i civili disperati di Gaza hanno urgente bisogno di aiuto, compresi coloro che vivono nel nord, dove le Nazioni Unite non hanno potuto consegnare aiuti per oltre una settimana».
Anche Isabelle Defourny, presidente di Medici senza frontiere (Msf), afferma: «Siamo inorriditi da quanto accaduto a Gaza City, dove oltre 100 persone sono state uccise e circa 750 ferite, secondo le autorità sanitarie locali. Le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco contro palestinesi in fila per ricevere cibo dai camion carichi di aiuti. Lo staff di Medici senza frontiere non era presente sul posto e, a causa delle pessime telecomunicazioni, non siamo attualmente in grado di raggiungere il nostro personale medico che lavora ancora in alcuni ospedali del nord della Striscia. Sappiamo però che la situazione a Gaza, in particolare nel nord, è catastrofica. Qualche giorno fa, il nostro personale ci ha detto di non aver abbastanza cibo da mangiare, alcuni consumano cibo per animali per sopravvivere. Hanno anche riferito della mancanza di acqua, e quando c’è è contaminata e quindi causa di malattie».
Questa situazione, per la presidente di Msf, «è il risultato diretto della serie di decisioni inconcepibili prese dalle autorità israeliane nel corso di questa guerra: un assedio totale, un’incessante campagna di bombardamenti, ostacoli burocratici e la mancanza di meccanismi di sicurezza che garantiscano una distribuzione sicura del cibo dal sud al nord di Gaza. E, inoltre, c’è la distruzione sistematica delle capacità di sostentamento derivanti da agricoltura, pastorizia e pesca. Il nord è stato in gran parte tagliato fuori dall’assistenza per mesi, lasciando le persone intrappolate e senza altra scelta che tentare di sopravvivere con minuscole quantità di cibo, acqua e forniture mediche. Interi quartieri sono stati bombardati e distrutti». Per questo, «consideriamo Israele responsabile della situazione di estrema disperazione a Gaza, in particolare nel nord, che ha portato al tragico evento di ieri – conclude Defourny -. Msf ribadisce il suo appello per un cessate il fuoco immediato e duraturo. Chiediamo alle autorità israeliane di permettere la distribuzione senza ostacoli e in tutta la Striscia degli aiuti umanitari e di prima necessità, come il cibo, e che gli attacchi ai civili cessino immediatamente».
A Gaza «i bambini muoiono a causa della mancanza di cibo e i loro genitori vengono uccisi mentre cercano di procurarglielo». È l’ennesimo allarme lanciato da Save the Children, dopo quanto avvenuto ieri. «I racconti che emergono superano l’orrore. Una fila per avere del cibo salvavita è diventata una fila per la morte. Mentre i bambini muoiono per mancanza di cibo, i loro genitori muoiono nel tentativo di procurarselo. È necessaria un’indagine immediata e imparziale su ciò che è accaduto e avviare delle azioni per garantire il rispetto del diritto umanitario internazionale. Ai civili non può essere negata l’assistenza indispensabile, né possono essere uccisi nel tentativo di ottenere quell’aiuto», ha dichiarato Jason Lee, direttore di Save the Children nei Territori palestinesi occupati. «I bambini e i loro genitori sono stati costretti a prendere decisioni disperate per sopravvivere. Le persone vengono uccise e ferite mentre cercano di procurarsi ciò che possono per mantenere in vita le proprie famiglie, senza avere nessun posto dove poter ricevere cure mediche efficaci, visto che, dopo quasi cinque mesi di bombardamenti, le strutture sanitarie sono state decimate. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco definitivo subito», conclude Lee.
1° marzo 2024

