Giacomo Leopardi e il confronto con la vanità e la speranza
Continuano nella basilica lateranense gli incontri quaresimali sul poeta di Recanati, con Franco Nembrini. Don Rosini (Ufficio vocazioni): obiettivo puntato sulla «realtà»
Il libro del Qoelet e le opere di Giacomo Leopardi. La vanità biblica e la visione realista del poeta di Recanati. La giovinezza, tempo di grandi attese, e la realtà umana della morte che non deve bloccare ma esigere una speranza. Il secondo appuntamento quaresimale “Ed io che sono? Letture scelte di Giacomo Leopardi” ha sviscerato questi temi, contenuti nei due canti del poeta dell’Ottocento, “Il sabato del villaggio” e “A Silvia”, e nel “Dialogo della moda e della morte”, uno dei ventiquattro componimenti delle “Operette morali”, letti e commentati dal professore e saggista Franco Nembrini. L’incontro, promosso dalla diocesi di Roma, si è svolto ieri sera, 8 marzo, nella basilica di San Giovanni in Laterano.
Prima di immergersi nella poetica leopardiana, don Fabio Rosini, direttore dell’Ufficio diocesano per le vocazioni, ha letto i primi due capitoli del Qoelet, un libro «molto importante ma poco proclamato nella liturgia», e l’Inno della visita alle Sette Chiese di san Filippo Neri. La vanità, per il sacerdote, è «un tema con il quale bisogna misurarsi» perché, proprio come la poetica di Leopardi, conduce alla realtà dei fatti. «Abbiamo bisogno di questo tipo di lettura cruda del reale per essere salvati nella realtà – ha affermato Rosini – e non in un mondo religioso un po’ astratto, mellifluo, caramelloso e irreale, lontano dai drammi e dalle artigliate della vita. Bisogna sapersi misurare con la vanità, altrimenti non si ascolta e non si arriva a una vera richiesta di salvezza». Una supplica che scaturisce soprattutto nel momento del dolore che «rende sagge le persone». Solo quando si è malati è possibile comprendere chi tra le persone che ci sono accanto ha sofferto o meno. Quest’ultimo, ha spiegato Rosini, «fa solo teorie ma chi ha sofferto sa compatire».
Il direttore dell’Ufficio vocazioni ha, in chiusura, fatto riferimento anche alla preghiera che scaturisce dal profondo dell’angoscia contenuta nel salmo 88, che solitamente si recita nella Compieta il venerdì. «Solo il dolore ci salverà dal male della nostra epoca che è la superficialità – ha aggiunto -. Ci salverà da risposte da quattro soldi, da intontimenti, dalla distrazione, dall’essere giovani e scialacquare la propria vita in modo stupido. Si esce dalla superficialità solo se si prende per mano il dolore sordo che abbiamo nel cuore».
Nembrini ha più volte rimarcato che l’appellativo di “pessimista”, da sempre attribuito al poeta di Recanati, è lontano dalla personalità di un uomo il cui «ragionamento è un inno alla libertà. Lui non voleva essere imprigionato nelle sue sventure». La prima opera meditata dal docente è stata “Il sabato del villaggio”, composta da Leopardi nel 1829, dove c’è «un’attesa certa e serena di un bene che deve venire. Il sabato, in una parabola che stabilisce il parallelo tra la settimana e la vita dell’uomo, è il giorno della settimana che rappresenta la giovinezza, la stagione della grande attesa, il presentimento di un bene». Nel “Dialogo della moda e della morte”, che Nembrini ha letto con l’attore Edoardo Coen, per moda non è intesa solo quella legata all’abbigliamento o alle tendenze collettive ma quella culturale, il pensiero dominante nell’epoca di Leopardi. Il poeta, infatti, «denuncia la cultura del suo tempo – ha affermato Nembrini -, un modo di pensare davanti alla vita e alla morte, davanti ai sogni di giovinezza, davanti ai presentimenti del vero e al suo apparente tradimento nel fenomeno della corruzione e della morte».
Parlando infine del tema della speranza, che nella poesia “A Silvia” si infrange con la morte prematura della donna, Nembrini ha osservato come «nella tranquilla, beata e beota superficialità di un mondo di adulti che dovrebbe reagire, si sta uccidendo la speranza dei nostri figli. Se osano sperare siamo poi noi che li scoraggiamo».
Terzo appuntamento con l’itinerario quaresimale mercoledì 15 marzo, durante il quale saranno lette e commentate le poesie “L’infinito” e “Il passero solitario”.
9 marzo 2023

