Gioco d’azzardo, la battaglia di Slotmob

In marcia sulla Tiburtina premiando i bar che hanno detto no ai videopoker. La nuova iniziativa della Campagna, con il patrocino della Caritas diocesana

In marcia sulla Tiburtina premiando i bar che hanno detto no ai videopoker. La nuova iniziativa della Campagna, con il patrocino della Caritas diocesana

Non li ha fermati neanche la pioggia. Decine di persone hanno preso parte, sabato 23 maggio, alla marcia della Campagna Slotmob contro la diffusione del gioco d’azzardo legalizzato. Rappresentanti di Libera, Croce rossa, Movimento dei focolari, Conungioco onlus, Psy+, Economia e felicità, Retake Roma, insieme all’economista Leonardo Becchetti, tra i fondatori della Campagna, hanno marciato simbolicamente dalla via Tiburtina fino a largo Beltramelli, attraversando il quartiere di Pietralata e premiando, con un adesivo, una decina di bar che hanno rifiutato il gioco d’azzardo. L’obiettivo dell’iniziativa, che aveva il con il patrocinio della Caritas diocesana di Roma: sensibilizzare la popolazione su una patologia che miete sempre più vittime e far riscoprire, al contrario, il bello dei giochi all’aperto e di società. Per questo, i giardini di largo Beltramelli sono stati riempiti di giochi tradizionali come il tiro alla corda, il calcio balilla e giochi da tavola. Significativa la scelta del quartiere: «Negli ultimi anni sono sorti lungo via Tiburtina numerosi locali con giochi d’azzardo legalizzati come i videopoker – dice Francesco Naso di Economia e felicità -. Il fatto di essere una zona periferica e densamente popolata permette a queste realtà di attrarre un numero importante di persone».

Il profilo del giocatore d’azzardo non ha nulla da invidiare a colui che specula in borsa: «Si tratta di persone scomode – dice Daniele Monasti, psicologo dell’associazione Psy+ Onlus – perché da una parte hanno perso il controllo e portano sofferenza alle persone che li circondano, dall’altra sono giudicati moralmente, perché sono causa del loro male. Quello che noi sappiamo è che questi locali inducono anche persone insospettabili a giocare. Prima c’erano le bische, illegali e quindi non accessibili a tutti. Oggi questi posti attraggono casalinghe, pensionati, studenti grazie alla pubblicità e alla presenza capillare sul territorio: tutte categorie che prima non si sarebbero mai avvicinate a una slot machine».

La Campagna Slotmob si batte non solo per sensibilizzare la gente contro il gioco d’azzardo ma anche per chiedere al Governo d’intervenire sull’articolo 14 del decreto legge sulla delega fiscale che propone un riordino del sistema dell’azzardo in Italia e lo fa attraverso una nuova campagna chiamata “Non Azzardiamoci”. «Il problema è che in questo momento i Comuni non hanno capacità d’interdizione – dice Carlo Cefaloni di Slotmob -, ovvero non possono intervenire per impedire l’apertura di questi locali. Quello che chiediamo è di ridare più potere agli enti territoriali e di vietare la pubblicità di questi luoghi, un po’ come avviene per le sigarette».

Non sono pochi i baristi della zona che hanno detto no al videopoker ma certo sono sempre una minoranza. C’è chi ha messo giochi tradizionali come il lancio delle freccette, chi ha preferito aggiungere qualche tavolo in più per i clienti che occupare lo spazio con delle slot machine.

Tra un Monopoli con dadi giganti, postazioni di calcio balilla e di giochi di società, graziato dalla pioggia, l’evento di Slotmob ha visto la partecipazione di numerosi residenti che, per una giornata, si sono divertiti in modo sano. Perché, come ha detto Giorgia Pandolfo, di Conungioco onlus «il gioco ha anche un lato bello, importante, che crea degli anticorpi ludici alla azzardopatia».

25 maggio 2015