Giovani capi scout palestinesi nella parrocchia di Sant’Ippolito
L’iniziativa grazie al gemellaggio con la parrocchia di Zababdeh (Cisgiordania). L’incontro organizzato con Libera e le testimonianze: «Noi cerchiamo la pace. Il nostro diritto alla vita non è negoziabile»
Ventisette giovani capi scout palestinesi in pellegrinaggio giubilare a Roma. Sono arrivati grazie a un gemellaggio con la parrocchia di Sant’Ippolito Martire, nel quartiere Nomentano, che li ospiterà fino al 16 giugno. Provengono dalla parrocchia di Zababdeh, a nord di Jenin, in Cisgiordania. Hanno tra i 19 e i 30 anni e fanno parte dell’Associazione degli Scout cattolici palestinesi di San Giovanni Battista. Ieri sera, 12 giugno, hanno partecipato all’incontro pubblico “Camminare sulla via della pace”, che si è svolto in collaborazione con “Libera-Presidio Roberto Antiochia” e con il patrocinio del II municipio, nella sede nazionale di Libera.
«La parrocchia di Zababdeh è una chiesa latina situata in un villaggio vicino a Jenin, una delle zone più calde della Cisgiordania, dove c’è anche il campo profughi – ha spiegato don Manlio Asta, parroco di Sant’Ippolito -. Ha la particolarità di essere una città in cui la maggioranza degli abitanti è cristiana. Molti di loro sono cattolici latini». Nel novembre del 2022, il sacerdote ha raccontato di aver intrapreso un viaggio in Terra Santa per trovare un luogo con cui realizzare un gemellaggio. «Siamo arrivati a Zababdeh ed è nata l’idea di questa collaborazione – ha aggiunto -. Inizialmente, abbiamo offerto borse di studio ai ragazzi del posto. Dopo il 7 ottobre 2023, però, si è aggiunta la necessità di aiutare le persone a superare una crisi enorme».
Secondo testimonianze locali, su 450 famiglie cattoliche, ben 350 si sono trovate senza lavoro, dopo che i confini sono stati sigillati. «Molte di loro lavoravano in Israele – ha sottolineato ancora don Asta -. Gli arabi con passaporto israeliano andavano a Jenin nei giorni di mercato per fare acquisti a prezzi più bassi. Questo tipo di economia è crollato completamente dopo il 7 ottobre». In questo contesto, è nata l’idea di organizzare un pellegrinaggio giubilare per i capi scout. «Con l’auspicio – conclude il parroco di Sant’Ippolito – che diventino portatori di speranza nelle loro città. Sono molto contenti di essere a Roma. Molti di loro non erano mai usciti dalla Cisgiordania. Speriamo che facciano esperienza di fraternità. La Chiesa deve riuscire a costruire paternità».
Al centro dell’incontro, le testimonianze dei capi scout palestinesi. Da alcuni di loro sono arrivate accuse molto esplicite contro il governo israeliano. «Crea narrazioni false – hanno sottolineato -. Incrimina le vittime e ritiene innocenti gli aggressori». C’è chi ha parlato anche di genocidio contro la popolazione. «Noi cerchiamo la pace – hanno aggiunto -. Chiediamo di vivere liberi nelle nostre case, di poter piantare i nostri ulivi senza che vengano sradicati e di accompagnare liberamente i nostri figli a scuola. Non abbiamo mai alzato bandiere dell’odio. Il nostro diritto alla vita non è negoziabile. Quante persone dobbiamo veder morire prima che finisca questa guerra? Non siamo strumenti politici, ma proprietari della nostra terra, che non lasceremo mai. Spingiamo i nostri bambini ad amarla. Come cristiani crediamo che la nostra presenza non sia causale. È la terra del nostro Signore Gesù Cristo».
L’incontro è stato introdotto da Domenico Filomena e da Giorgia Granata, del gruppo scout Agesci Roma 62 di Sant’Ippolito. Entrambi hanno sottolineato la volontà di far parte del cammino di pace indicato da Papa Leone XIV. Un impegno confermato anche da Matteo Balou, incaricato di Agesci Lazio al Settore giustizia pace e non violenza. Poi ha preso la parola Gianluca Bogino, assessore alle Politiche sociali, giovanili, pari opportunità e comunità straniere del II municipio, che ha consegnato ai ragazzi palestinesi – come «segno di amicizia» – un quadretto firmato anche da Francesca Del Bello, presidente del II municipio. Mentre Adelaide Palmisano di Libera, figlia di Marcello Palmisano, reporter ucciso in Somalia il 9 febbraio 1995, ha insistito sulla speranza. «Un tema che ci accomuna oltre ogni sofferenza», ha detto ai capi scout di Zababdeh, ricordando le vittime di mafia e le loro famiglie.
13 giugno 2025

