Giovani e donne: la scelta per la divisa
L’indagine tra 50mila studenti di superiori e università: le ragazze le più ambiziose. Il colonnello Di Fulio (Esercito): «Adattamento rapido al mutare dei tempi»
Sempre più giovani, soprattutto tra le donne, scelgono la divisa: sono due su cinque quelli interessati a intraprendere una carriera nelle forze armate e di polizia. A raccontarlo è lo studio dell’Osservatorio sulle professioni in divisa, realizzato da Skuola.net in collaborazione con Nissolino Corsi e presentato durante l’evento “Obiettivo Futuro: le donne che scelgono la divisa”, tenutosi venerdì 8 ottobre all’Università Niccolò Cusano. Nella ricerca – che ha visto la partecipazione di oltre 50mila intervistati tra studenti e studentesse di scuole di secondo grado e università – è emerso come siano proprio le ragazze le più ambiziose: il 40% di loro si direbbe infatti determinato a intraprendere la carriera di rango più elevato – quella da ufficiale -, che invece interessa solo al 18% degli uomini, i quali puntano per lo più alla posizione di sottoufficiale. Tuttavia, per alcuni ragazzi avere come superiore una donna sarebbe elemento di destabilizzazione: 2 su 5 si sentirebbero a disagio nel ricevere ordini da una donna o nell’impartirli.
«Gli istituti di formazione da una parte sviluppano la leadership, dall’altra formano il personale al rispetto delle funzioni e della gerarchie a prescindere dal sesso», ha commentato l’ammiraglio di divisione della Marina militare Fabio Agostini, sottolineando come le donne in divisa siano ormai «una realtà che ha ampliato il panorama delle capacità disponibili e le possibilità di interagire in quei contesti dove la questione di genere è particolarmente sentita, come il mondo arabo». Era il 1999 quando le donne fecero il loro primo ingresso nelle forze armate e da allora molte cose sono cambiate, come testimonia Carmela Carbonara, capitano di corvetta della Marina militare: «Quando entrai in accademia non ero consapevole di ciò che avrei trovato ed era difficile trovare esempi da seguire perché c’erano poche donne – ha raccontato -. Questa è la sostanziale differenza tra ieri e oggi». A farle eco, Maria Teresa Panone, direttore dell’Istituto per Sovrintendenti della Polizia di Stato “Rolando Lanari”: «La nostra è stata la prima forza di polizia ad aprirsi alle donne con l’istituzione della Polizia femminile – ha detto -. Oggi paghiamo comunque un ritardo, ma siamo entusiasti di verificare come non ci sia alcuna differenza o preclusione nei ruoli». L’uguaglianza è tale, ha aggiunto, «solo se si rispettano le peculiarità di ciascuno, a prescindere dall’essere uomo o donna».
Ancora, l’incontro è stato anche l’occasione per sfatare un altro luogo comune che spesso preoccupa le giovani donne: quello dell’inconciliabilità tra vita militare e privata. «Vestire una divisa comporta delle rinunce ma spesso sono problemi che si hanno anche in altri lavori – ha raccontato Carbonara -. Quando torno a casa dopo periodi di lontananza, scelgo sempre di passare del tempo di qualità con mio figlio e mio marito. Se c’è la volontà, si può conciliare tutto». Una compatibilità resa possibile anche grazie all’impegno delle forze armate, come ha spiegato il colonnello Stefano Di Fulio, già capo del Centro di supporto del Genio alla protezione delle Forze dell’Esercito italiano: «C’è stato un adattamento rapido al mutamento dei tempi – ha precisato -. Da parte delle forze armate c’è flessibilità sul tema di gestione degli affetti e un’attenzione alla famiglia del personale in divisa». Insomma, l’auspicio è che i giovani, e soprattutto le giovani, ha concluso Panone, «diano sostanza alle loro aspirazioni con abnegazione e tenacia».
L’evento si è concluso con la premiazione della III edizione del concorso “Onore al merito”, organizzato dall’associazione AssOrienta e dalla stessa Nissolino Corsi, che ha premiato 314 ragazze e ragazzi con borse di studio per la preparazione ai concorsi in divisa.
11 ottobre 2021

