Giovani e spiritualità: una ricerca in divenire
Primi esiti di un’indagine promossa dalla Pastorale giovanile diocesana con Sapienza, Roma Tre e Unimarconi. Il questionario online per i ragazzi tra i 16 e i 30 anni
Un nuovo politeismo di divinità personali. Secondo il sociologo Ulrich Beck, è in questa direzione che si sta muovendo la religiosità secolare. Una tesi sulla quale ci si interroga anche relativamente alle nuove generazioni, con i primi risultati di “Educare a credere. Giovani a Roma”, un’indagine promossa dalla Pastorale giovanile capitolina insieme alla Sapienza, a Roma Tre e a Unimarconi, che sta coinvolgendo ragazzi tra i 16 e i 30 anni per interrogarli sulla loro vita di fede. I risultati finali, che scaturiranno da interviste, da un questionario e da una ricerca sui social, serviranno anche per promuovere nuove strategie pastorali.
Attualmente, spiega Andrea Casavecchia, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Roma Tre e coordinatore del progetto, quello che emerge è che i ragazzi non sono per nulla lontani dalla dimensione religiosa, però faticano a identificarsi in una fede strutturata e quindi costruiscono sempre più proprie interpretazioni personali. «Alcune ricerche sottolineano infatti come in Italia sia presente da una parte un abbandono della pratica religiosa istituzionalizzata, ma dall’altra anche una crescita di spiritualità e di domande sul senso della vita», sottolinea il docente.
L’indagine si sta svolgendo attraverso tre tecniche di rilevazione. La prima, guidata da Casavecchia, ha visto lo svolgimento di 20 interviste a educatori di gruppi cattolici. «Un elemento ricorrente che stiamo notando è che i giovani sentono distante la dimensione più ampia di Chiesa soprattutto per alcune tematiche come la questione gender – evidenzia ancora il professore -, mentre tendono a identificarsi maggiormente quando si parla di carità e di volontariato». La seconda parte della ricerca riguarda invece un questionario – disponibile online – curato dal professore Orazio Giancola della Sapienza (Sociologia dei processi culturali e comunicativi), che è rivolto a ragazzi compresi tra i 16 e i 35 anni, credenti e non credenti. «È basato sulla distinzione tra la fede, che prevede l’appartenenza a una comunità e a pratiche codificate, e la religiosità, che è fondata sulla trascendenza in maniera più personale. Due dimensioni che nella nostra società tendono sempre più a staccarsi – fa notare Giancola -. L’obiettivo del questionario è capire in che modo venga vissuta oggi la fede nelle sue pratiche classiche e quali siano queste nuove forme di religiosità che stanno nascendo».
L’ultima parte dell’indagine è un’analisi dei profili che veicolano sui social i contenuti religiosi, coordinata da Angelo Romeo, professore associato in Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Guglielmo Marconi. «Sta emergendo come ci siano periodi con maggiori pubblicazioni online, come l’Avvento, la Quaresima e l’estate – spiega -. Ma la tendenza più forte è quella di rimanere nel silenzio. In molti non se la sentono di esternare la propria fede per non cadere nel giudizio altrui. Rispetto al passato la religiosità è molto più personale». Tuttavia, continua il docente, «tra i contenuti, c’è una prevalenza di quelli cattolici. È difficile trovare online altri gruppi, l’altra faccia della medaglia sono i non credenti». Insomma, giovani e fede, un binomio sempre più fai da te.
I ragazzi tra i 16 e i 35 anni che vivono nel territorio della Capitale interessati a prendere parte alla ricerca possono rispondere al questionario compilando il form online.
22 luglio 2024

