Giubileo degli influencer. «Dietro a ogni clic c’è una persona amata da Dio»

A illustrarlo, monsignor Ruiz, segretario del dicastero pontificio per la Comunicazione. Per l’appuntamento giubilare del 28 e 29 luglio attesi mille missionari digitali, da oltre 40 Paesi

Provengono da tutto il mondo. Sono uomini, donne, sacerdoti, laici di età diverse. Sfruttano la potenzialità dei social per evangelizzare. Il 28 e il 29 luglio si ritroveranno a Roma per il Giubileo dei missionari digitali e degli influencer cattolici. Un incontro che avviene a due anni dal primo raduno mondiale svoltosi a Lisbona in occasione della Gmg del 2023. Ne abbiamo parlato con monsignor Lucio Adrian Ruiz, segretario del dicastero per la Comunicazione.

Quante persone sono attese per questo appuntamento giubilare?
Le iscrizioni di quelli che verranno a Roma, per partecipare agli incontri in presenza che si svolgeranno all’Auditorium di via della Conciliazione, sono arrivate a quota mille da più di 40 Paesi.  E a queste ora dobbiamo fermarci, per questioni di spazio. Continuano ad arrivare nuove adesioni, ma purtroppo davvero per questa prima volta abbiamo dovuto chiudere. Ci dispiace perché adesso ne arrivano proprio tante, soprattutto dai giovani. È un segnale molto bello dell’apertura dei giovani al Vangelo e alla missione come testimonianza anche negli ambienti digitali.

Il gesto di consacrazione della missione digitale a Maria nei Giardini Vaticani è inedito? Quale valore spirituale ha?
Non è inedito, è normale, la Chiesa sempre si consacra a Maria, specialmente nella missione. Tutti siamo chiamati a essere missionari. E tutti conosciamo che da soli non possiamo nulla. Affidarsi a Maria è naturale, sorge dall’amore: come camminare senza la protezione della Madre? Maria, che Papa Francesco ha chiamato la «prima influencer di Dio», è la guida materna di tutta la missione nella Chiesa, sempre, quindi pure in questo ambito, guidando come Stella dell’Evangelizzazione questa nuova pagina missionaria della Chiesa. È un affidamento che ricorda a tutti che dietro a ogni clic c’è una persona amata da Dio e nelle sue mani di Madre affidiamo questa missione e ogni persona.

Oggi molti giovani evangelizzano su TikTok, Instagram e YouTube. Quali sono gli ingredienti per emergere come missionario digitale?
Non si tratta di “emergere” ma di servire. Ricordiamoci quello che Gesù ha detto agli apostoli: chi vuol essere primo sia l’ultimo.  Si tratta di esserci, di aiutare, di accompagnare, di ascoltare nella cultura digitale. È un movimento verso l’altro non verso il missionario/influencer. È un movimento in uscita. Questo è importante.  Sempre è stato così in tutta la storia della Chiesa missionaria. Sempre. I protagonisti non siamo noi. Il fatto che la missione avvenga anche negli spazi digitali non lo rende diverso, ma attuale; ripete la dinamica e la mistica dell’«andate» originario. Se dovessi però dire quali sono gli aspetti importanti della missione nel digitale, direi che quello che convince davvero è la coerenza fra parola e vita; la testimonianza dell’amore di Gesù che trasforma la vita e dà speranza. L’esperienza ci mostra che l’autenticità di chi parla, l’ascolto rispettoso delle domande e la gioia di condividere Cristo hanno più forza di qualsiasi algoritmo. Allo stesso tempo è importante conoscere tecnica e tecnologia, perché è l’ambito dove questa missione si muove. Conoscere i meccanismi degli algoritmi e le dinamiche del digitale aiuta a non rimanere intrappolati in tante realtà negative che vanno conosciute ed evitate. E a costruire nuove realtà, a fare nuove le cose. Anche qui, come sempre ha fatto la Chiesa che vive in mezzo alle diverse culture.

Davanti a chiese sempre più vuote, come condurre i giovani a un incontro reale con Cristo?
Il digitale è un ponte, non una meta. Online offriamo catechesi, testimonianze e ascolto; poi invitiamo i ragazzi a varcare la soglia di una comunità, a pregare insieme, a partecipare all’adorazione o a un gruppo di servizio, cioè a essere ogni giorno di più pienamente presenti! Quindi, l’obiettivo non è aumentare i follower, ma generare discepoli che scoprano il volto vivo di Cristo nei sacramenti e nella carità. Diciamo che la missione nel digitale ha il valore di un “primo annuncio”, poi è tutta la Chiesa che deve accogliere, nutrire e far crescere. Con il digitale si “esce” per andare a trovare le persone lì dove si trovano, agli incroci delle strade del digitale, come il Buon Samaritano, per aiutarli nel cammino, per ascoltare le loro domande esistenziali e illuminarle con la speranza di Cristo. Ma lì inizia il cammino.

In una rete spesso segnata da odio e “leoni da tastiera”, come portare una testimonianza di pace e speranza?
Cerchiamo di abitare il digitale con la “grammatica del Buon Samaritano”, appunto: prossimità, parole che curano, capacità di fermarsi davanti alle ferite altrui. C’è una parola che dice tutto questo: “samaritanare”. L’ha inventata Papa Francesco: “samaratinare” gli ambienti digitali, portare anche lì la speranza di Dio con risposte miti, competenti e sempre rispettose della persona. Certamente è una sfida, perché il digitale permette di non mettere la propria faccia ed è facile dire delle cose senza impegnarsi a livello personale, però la soluzione non può essere quella di scappare, non è questo quello che ha chiesto Gesù ai discepoli: stare nel mondo senza essere del mondo. Proprio per questo motivo è che la Chiesa deve accompagnare questo processo, per formare, aiutare, camminare assieme in questa vita di pellegrini.

Che cosa si aspetta la Chiesa dai missionari digitali dopo il Giubileo?
Il Giubileo non è un punto d’arrivo. È un segno di accompagnamento per chi cammina e svolge una attività di evangelizzazione sistematica lì, ed è una chiamata a tutti a vivere nella comunione, a camminare assieme all’istituzione, a sentirsi famiglia in una realtà che può avere la tentazione di farli sentire soli o protagonisti. L’evangelizzazione è la missione della Chiesa, che si fa come Corpo, il Corpo di Cristo. Ma questo, per essere vissuto bene, va insegnato, accompagnato, promosso, perché è la sfida meravigliosa di portare la Vita di Dio in mezzo alla vita del mondo. Alla fine, ci aspettiamo che tutti sentano la tenerezza della Chiesa come Madre che cammina con loro, li abbraccia e li benedice e li accompagna nel loro camminare, felice di scrivere questa nuova pagina nella storia missionaria della comunità dei credenti. Infine, speriamo che, come ci chiede Papa Leone, «con la luce e la forza dello Spirito Santo, costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità».

22 luglio 2025