Gregorio Pietro XV Agagianian, «”ponte” tra Asia ed Europa»

Aperta da De Donatis l’inchiesta diocesana sul patriarca della Chiesa cattolica armena, morto nel 1971. «Rappresentò una vera rivoluzione apostolica»

Il cardinale Gregorio Pietro XV Agagianian, patriarca della Chiesa cattolica armena, è stato un «insigne pastore» dedito alla missione evangelizzatrice della Chiesa, primo prefetto della Congregazione Propaganda Fide – oggi dicastero per l’Evangelizzazione – a recarsi in Africa, Asia e Oceania. «Un’anima intimamente unita a Cristo e per Cristo» anche nell’esperienza della malattia che lo ha portato alla morte, il 16 maggio 1971. Amava i più piccoli, che definiva «le giovani menti e i cuori ancora intatti dal contatto del male del mondo», e i poveri, per i quali elargiva una «carità silenziosamente efficace». È quanto emerge dal ritratto proposto questa mattina, 28 ottobre, dal cardinale vicario Angelo De Donatis nel corso della sessione di apertura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità e i segni del servo di Dio.

La cerimonia, svoltasi nell’abside della basilica di San Giovanni in Laterano, è iniziata con il canto del Padre Nostro in lingua armena. Sono quindi state ripercorse le tappe principali del porporato il cui nome risuonò più volte nella Cappella Sistina durante il conclave del 1958 che portò all’elezione di Giovanni XXIII. Nato il 18 settembre del 1895 ad Akhaltisikhe, in Georgia, Agagianian, al secolo Ghazaros Lazarus Agagianian, «fin da bambino sentì la chiamata del Signore al sacerdozio – ha ricordato De Donatis – e iniziò a frequentare il Seminario di Tbilisi». A soli 11 anni lasciò la casa paterna e si trasferì nel Collegio Urbano di Propaganda Fide di Roma. Un primo viaggio che nel tempo lo portò a diventare «il “ponte” di congiunzione tra l’Asia e l’Europa», ha proseguito il cardinale, sottolineando che, lontano dalla famiglia, Ghazaros Lazarus «convertì l’assenza dell’amore materno in amore profondo alla Chiesa, divenendo la Chiesa stessa il suo tabernacolo, il luogo in cui la sua anima sacerdotale, mite e caritatevole, riuscirà a dare compimento al più esplicito desiderio di Dio: essere un fedele pastore del suo gregge e un servo umile della Chiesa».

Fu ordinato sacerdote il 23 dicembre 1917 e vent’anni dopo, il 30 novembre 1937, fu eletto patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici prendendo il nome di Gregorio Pietro XV. «A soli 42 anni rappresentò una vera rivoluzione apostolica – le parole del vicario -. Molte furono le circostanze e le azioni che gli consentirono di guidare il suo popolo come un buon pastore. Le sue doti di prudenza, pietà e discernimento contribuirono ad alimentare la diffusione della verità con grande concretezza. Gli anni del suo ministero coincisero con un momento critico e crudele della storia dell’umanità. Il mondo del XX secolo era sprofondato nell’odio fratricida, sconvolto dai più grandi genocidi e da inaudite deportazioni, demolitore, come lo stesso Servo di Dio affermava, di ogni cosa, anche la più sacra». Fu in quegli anni che «intraprese l’opera di salvezza e di evangelizzazione» facendo edificare chiese, ordinando sacerdoti, istituendo seminari, scuole e orfanotrofi. «A Beirut, nel cortile della sede patriarcale – ancora le parole del porporato – fece edificare il primo monumento dedicato alla memoria dei martiri armeni, un segnale forte per tutti i suoi figli sparsi nel mondo».

Fu creato cardinale da Pio XII nel concistoro del 1946 con il titolo di San Bartolomeo all’Isola. «La nomina fu da lui accolta con umiltà e fiducia, pronto, più che mai, a ogni lavoro e fatica, a ogni veglia e sacrificio», ha affermato De Donatis. Da prefetto della Congregazione Propaganda Fide, «con il suo coraggio e il suo servizio assiduo riuscì a dare un nuovo volto e una nuova espansione alla missione della Chiesa». Fu tra i 4 porporati moderatori del Concilio Vaticano II, presidente della Commissione per le Missioni. «Quanto ardore e devozione nel suo ministero per la Chiesa universale – ha affermato il patriarca ​Raphael Bedros XXI Minassian confessando che la sua vocazione nasce anche dagli insegnamenti di Agagianian -. È stato il padre di un popolo segnato dalla sofferenza ieri come oggi».

28 ottobre 2022