Guerra in Ucraina, Zelensky: ok a colloqui con Putin, «se Trump fornirà garanzie»
Le parole del presidente ucraino all’agenzia Bloomberg. «I negoziati possono essere equi o ingiusti», ha scritto su Telegram. Il portavoce del Cremlino Peskov dopo l’ultimatum di Trump: «Niente di nuovo. Russia pronta a dialogo paritario con gli Usa»
Se il neo presidente Usa Donald Trump fornirà all’Ucraina sufficienti garanzie di sicurezza, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky potrebbe avere colloqui con il presidente russo Vladimir Putin. Lo ha detto lo stesso Zelensky in un’intervista all’agenzia Bloomberg, rilanciata poi dall’agenzia Tass. Questa mattina poi, 23 gennaio, ha precisato su Telegram che i colloqui di pace con Mosca devono essere «equi», e questo «dipende non solo dagli Stati Uniti ma anche dall’Unione europea».
All’agenzia di stampa statunitense il leader ucraino aveva detto che «la fine della guerra dovrebbe essere una vittoria di Trump, non di Putin», aggiungendo che senza garanzie di sicurezza forti e irreversibili da parte degli Stati Uniti e dell’Europa, un cessate il fuoco potrebbe permettere alla Russia di riarmarsi e rinnovare la sua offensiva. «L’unica domanda è quali garanzie di sicurezza, e onestamente voglio capire prima dei colloqui», le parole di Zelensky.
I negoziati «possono essere equi o ingiusti – sottolinea ancora il presidente ucraino su Telegram -. E qui molto dipende da come guardiamo alla giustizia, in modo uguale o diverso. Dipende dagli Stati Uniti d’America, dalla nuova amministrazione, dall’Unione europea, dalla loro opinione, dalla loro indipendenza. Oggi dipende anche dalla posizione alleata di America ed Europa, in un certo senso dal Sud globale. La domanda è se l’Ucraina sarà, come una volta nel formato Normandia, da sola e con tutti gli altri. Oppure se sarà con i suoi alleati e questa volta la Russia sarà sola. Questo è il senso di negoziati equi».
È di ieri, 22 gennaio, l’ultimatum del presidente Usa Trump a Mosca: se non ci sarà a breve un accordo con la Russia, «non avrò altra scelta se non imporre più tasse, dazi e sanzioni su tutto quello che viene venduto dalla Russia negli Stati Uniti», ha scritto su Truth. Quindi, rivolgendosi direttamente al presidente russo Putin: «Patteggia ora e metti fine a questa ridicola guerra. Lo possiamo fare in modo semplice o in modo difficile. È il momento di fare un accordo, non dovrebbero essere perse altre vite».
Parole, quelle del nuovo inquilino della Casa Bianca, nelle quali il Cremlino, da parte sua, non vede nulla di nuovo. Lo ha chiarito il portavoce Dmitry Peskov, sottolineando che già durante il suo primo mandato Trump «è stato il presidente che più spesso ha fatto ricorso a metodi sanzionatori. Questi metodi gli piacciono, o almeno gli sono piaciuti durante la sua prima presidenza», ha aggiunto, riferisce l’agenzia Interfax. La Russia, ha rimarcato il portavoce, resta pronta a un «dialogo paritario e reciprocamente rispettoso» con gli Usa, come già avvenuto «durante la prima presidenza di Trump». Quindi ha aggiunto: «Aspettiamo segnali, che ancora non sono stati ricevuti».
Il portavoce del Cremlino ha dichiarato infine che Mosca non dimenticherà mai l’aiuto ricevuto dagli Usa nella seconda guerra mondiale e spera che Trump «condividerà la gioia di celebrare l’80° anniversario della vittoria» sul nazifascismo con la Russia, dopo che ieri il presidente americano ha detto che gli Usa non devono «mai dimenticare» che la Russia li ha «aiutati a vincere la seconda guerra mondiale».
23 gennaio 2025

