Guerra Israele – Iran: colpito il reattore di Arak
Missile iraniano sull’ospedale di Beer Sheva. Struttura evacuata: si sospetta fuoriuscita di sostanze pericolose. Esplosioni a Tel Aviv, Holon e Ramat Gan. Secondo il Wall Street Journal, il presidente Usa Trump prepara l’attacco ma aspetta per il via libera
Non si ferma l’escalation fra Israele e Iran. Le Forze di difesa israeliane (Idf) confermano questa mattina, 19 giugno, di aver attaccato il reattore nucleare ad acqua pesante di Arak, che ospita la struttura di contenimento del reattore, un componente chiave per la produzione di plutonio. Nella notte avevano diffuso un messaggio in farsi avvertendo la popolazione di spostarsi dall’area perché sarebbe stata colpita.
Il portavoce dell’esercito ha aggiunto che 40 aerei da combattimento hanno attaccato decine di obiettivi militari con oltre 100 bombe durante la notte. L’aeronautica militare ha anche colpito «un sito utilizzato per lo sviluppo di armi nucleari a Natanz, dove si trovano componenti e attrezzature uniche utilizzate per lo sviluppo di armi nucleari e dove vengono sviluppati progetti che consentono di accelerare il programma nucleare».
Ma le sirene d’allarme hanno risuonato questa mattina anche a Tel Aviv e in gran parte del resto di Israele, per il lancio di missili balistici dall’Iran. Forti i boati nel centro di Tel Aviv, riferisce l’Ansa, ma allarmi anche a Nazaret, per l’intrusione di droni. Complessivamente, una ventina di missili balistici è stata lanciata questa mattina dall’Iran su Israele. Colpiti direttamente edifici a Tel Aviv, Holon e Ramat Gan, nel centro del Paese. Il servizio di soccorso Magen David Adom segnala che ci sono feriti. Colpito direttamente anche il grande ospedale Soroka di Beer Sheva, nel sud di Israele. I soccorritori segnalano gravi danni sulla scena e il rischio di crolli. Si sospetta anche una fuoriuscita di sostanze pericolose al piano superiore dell’edificio, tanto che la polizia ha iniziato a evacuare e allontanare le persone dalla zona.
«Un missile ha colpito il vecchio reparto chirurgico di Soroka – ha spiegato ai media il direttore generale del Soroka Medical Center Shlomi Kodesh -. È un edificio relativamente vecchio che era stato evacuato nei giorni scorsi. Ci sono danni estesi ad altri edifici dell’ospedale. Tutti i pazienti e tutto il personale erano nei rifugi. I diversi feriti sono in condizioni lievi, per lo più a causa dell’onda d’urto dell’esplosione», ha precisato.
«L’ospedale Soroka di Beer Sheva è uno dei migliori di Israele e serve l’intera regione del Negev, curando israeliani di ogni fede e i nostri vicini palestinesi che vengono appositamente per essere curati – ha commentato il presidente israeliano Isaac Herzog -. Il suo personale devoto, ebrei e arabi, lavora fianco a fianco in straordinaria armonia, unito dalla missione di guarire. Mando forza e sostegno alle équipe mediche, ai pazienti e ai residenti di Beer Sheva e di tutte le città attaccate questa mattina in Israele. In momenti come questi, ci viene ricordato cosa è veramente in gioco e i valori che stiamo difendendo».
Più minacciose le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu su X: «”I tiranni terroristi iraniani hanno lanciato missili contro l’ospedale Soroka e contro i civili. Pagheranno un prezzo alto». Anche il ministro della Difesa Israel Katz rende noto di aver ordinato all’Idf insieme con il premier di «attaccare l’Iran con maggiore intensità: obiettivi strategici e governativi a Teheran per eliminare minacce e indebolire il regime degli ayatollah. Il codardo dittatore iraniano – ha scritto su X – si nasconde nelle profondità del bunker fortificato e spara colpi contro ospedali ed edifici residenziali in Israele: sono crimini di guerra della più grave specie e Khameni sarà ritenuto responsabile dei suoi crimini».
Il servizio di soccorso israeliano Magen David Adom (Mda) riferisce che 129 persone sono rimaste ferite nel bombardamento iraniano di questa mattina, tra i quali anche diversi bambini. Sei le persone in gravi condizioni. In Iran invece la conta delle vittime dal 14 giugno a oggi aggiornata dall’ing Human rights activists news agency (Hrana) è di 639 morti certificati e 1.329 feriti. Secondo le stime, si tratta per lo più di civili. Gli attacchi israeliani hanno riguardato in totale 21 province. I dati di Hrana – diffusi a dispetto della mancanza di numeri ufficiali completi e delle restrizioni delle autorità di Teheran – sono stati ripresi da Iran International, sito legato all’opposizione all’estero con base a Londra.
Sul piano militare, l’agenzia di stampa iraniana Isna riferisce che il generale Mohammad Karami è stato nominato nuovo comandante delle Forze di Terra dei Pasdaran. Prende il posto del generale Mohammad Pakpour, diventato comandante in capo dei Pasdaran dopo la morte di Hossein Salami.
Da oltreoceano intanto, secondo quanto riferiscono alcune fonti al Wall Street Journal, il presidente Usa Donald Trump ha confidato ieri sera ai suoi consiglieri di aver approvato i piani di attacco all’Iran ma anche di voler aspettare a dare il via libera, per vedere se Teheran decide di rinunciare al suo programma nucleare. Se gli Usa si uniranno a Israele nell’attacco all’Iran, avverte lo staff del defunto presidente iraniano Ebrahim Raisi in una nota ripresa da Iran International, andrà incontro a «una morte umiliante», aggiungendo che «sarà sicuramente abbattuto dalla mano del mondo oppresso». Mosca e Pechino invece chiedono una soluzione negoziata. Il presidente russo Vladimir Putin e il cinese Xi Jinping hanno avuto oggi un colloquio telefonico durante il quale hanno condannato gli attacchi israeliani sull’Iran, riferisce il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov citato dall’agenzia Ria Novosti, condannando fermamente le azioni di Israele, «che violano la Carta delle Nazioni Unite e altre norme di diritto internazionale». Il presupposto, aggiunge Ushakov, è che «la risoluzione della situazione attuale e delle questioni relative al programma nucleare iraniano non può essere raggiunta con la forza. Una risoluzione può e deve essere raggiunta esclusivamente con metodi politici e diplomatici».
19 giugno 2025

