Haiti, la crisi continua

Non si placa il conflitto sociale, con gravi episodi di corruzione e violenza. L’appello dei missionari Redentoristi: «Unire forze e intelligenze per salvare la nostra barca comune»

Corruzione e violenza continuano, ad Haiti, nel silenzio dell’opinione pubblica: gli scontri fra polizia e giovani armati sulle barricate organizzate a Port-au-Prince e in altre città del Paese non sono apparsi sulle prime pagine della stampa internazionale; tuttavia rivelano il perdurare della crisi e del conflitto sociale. Il regime continua a reprimere brutalmente le proteste, denuncia l’Agenzia Fides,  mentre i manifestanti chiedono, tra le altre cose, le dimissioni del Presidente Jovenel Moïse.

«Il momento è grave», ha dichiarato la Conferenza episcopale locale, definendo «deplorabile» la «perdita di vite e il danno alle proprietà». I missionari Redentoristi hanno lanciato un appello in cui, tra le altre cose, invitano «i protagonisti sociali e politici a unire le forze e le intelligenze per salvare la nostra barca comune, che è Haiti». In questo clima di violente proteste, rende noto l’ong spagnola Acoger Y Compartir, attiva nel Paese, «le piccole scuole di Chateau, Fonfrède, San Gerardo e l’orfanotrofio di Damabiah non hanno più cibo per i bambini. Non potendo fare altro per ora, l’11 marzo abbiamo caricato in Spagna un container con 26.mila kg di cibo non deperibile e 1.350 litri di olio, da distribuire tra i genitori dei bambini. Ci uniamo ai Redentoristi (co-responsabili di queste scuole e mense scolastiche) che proclamano: “Denunciamo la corruzione alla quale hanno partecipato diverse autorità, incluso l’attuale presidente”».

13 marzo 2019