I 28 gradini della Scala Santa tornano al marmo originale
La riapertura straordinaria fino al 9 giugno, solennità di Pentecoste, dopo un restauro durato 15 mesi, a cura dei Musei Vaticani. Quindi sarà ricollocata la protezione in legno. Il rettore del santuario padre Guerra: «Emozioni indescrivibili»
La Scala Santa è accessibile ai fedeli nel suo stato originale. Fino al 9 giugno, solennità di Pentecoste, i 28 gradini di marmo orientale bianco con venature grigie saranno visibili e potranno essere saliti in ginocchio senza il rivestimento in noce voluto nel 1723 da Papa Innocenzo XIII per proteggerli. La benedizione della scalinata, che secondo la tradizione cristiana è quella che Gesù salì nel palazzo pretorio di Ponzio Pilato a Gerusalemme il giorno in cui venne condannato a morte, è stata presieduta ieri sera, giovedì 11 aprile, dal cardinale vicario Angelo De Donatis.
Alla vigilia della Settimana Santa l’apertura straordinaria della preziosa reliquia, memoria viva della Passione di Gesù, è stata possibile al termine di lavori di restauro curati dai Musei Vaticani. Dopo quasi tre secoli, in 15 mesi i gradini sono stati ripuliti da terra e incrostazioni; ora quindi si potrà percorrere la scala e venerare tre punti «di particolare suggestione» dove, secondo la tradizione, Cristo ha lasciato traccia del suo sangue. Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, ha spiegato che ora sono visibili tre croci medievali trovate incastonate nel marmo della scalinata a memoria dell’evento. La prima è in porfido e si trova all’inizio della scala; un’altra è all’undicesimo gradino «sul quale sarebbe caduto Gesù rompendo il marmo con il ginocchio»; l’ultima, in bronzo, è inserita al termine della Scala Santa.
La tradizione cristiana narra che Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, fece trasportare da Gerusalemme a Roma la scala del palazzo di Pilato percorsa da Gesù per il processo del Venerdì Santo. Inizialmente fu posizionata al primo piano dell’antico Patriarchium, residenza dei Papi. Fu Sisto V nel 1589 a volere il nuovo santuario che includesse la Scala Santa e il Sancta Sanctorum, la cappella privata dei Papi che custodisce preziose reliquie oltre all’immagine del Salvatore detta Acheropita, non dipinta da mano d’uomo.
La rimozione della protezione in legno, che sarà ricollocata dopo il 9 giugno, ha «suscitato emozioni inspiegabili» e riservato numerose sorprese, ha affermato padre Francesco Guerra, rettore del santuario, durante la cerimonia alla quale hanno partecipato, tra gli altri, Callista Gingrich e Manuel Roberto Lopez Barrera, rispettivamente ambasciatori degli Stati Uniti e di El Salvador presso la Santa Sede. A causa dell’intenso flusso dei devoti che per secoli l’hanno percorsa «i gradini erano molto consumati – ha spiegato il sacerdote -: un solco li attraversava tutti, tranne l’ultimo, perché, salendo in ginocchio, i fedeli spingevano con la punta del piede sul gradino sottostante e con il tempo li hanno erosi». Per questo Papa Innocenzo XIII decise di far ricoprire la scalinata con un tavolato di noce. Sotto le assi di legno i restauratori hanno trovato ex voto, fotografie, preghiere, monete, lasciati dai pellegrini, che sono stati catalogati e conservati dai Padri Passionisti ai quali Papa Pio IX affidò nell’Ottocento la custodia del santuario. Per i fedeli, ha aggiunto il rettore, poter toccare i gradini sui quali ha posto i piedi Gesù «è un modo per toccare Dio. Salendo in ginocchio i 28 gradini si entra in contatto con il dolore fisico ma soprattutto con quello morale che logora».
La congregazione dei Padri Passionisti ha promosso dagli anni ’90 un progetto generale di recupero conservativo del santuario e molti risultati sono stati raggiunti grazie alla collaborazione con il Governatorato della Città del Vaticano attraverso la direzione dei servizi tecnici e la direzione dei Musei e con il supporto di numerosi benefattori. Barbara Jatta ha ricordato che fra il 2012 e il 2017 sono stati restaurati la Cappella di San Lorenzo, i quattordici dipinti della Via Crucis, la sagrestia e la Cappella della Crocifissione. «Dal 2018 ad oggi – ha concluso – è stato intrapreso il restauro della Scala Santa con gli affreschi di epoca sistina che la circondano». A tal proposito Guido Cornini, delegato scientifico dei Musei Vaticani e curatore del restauro in qualità di storico dell’arte, ha spiegato che gli affreschi non sono solo «la traduzione figurativa degli avvenimenti evangelici ma anche del Concilio di Trento. Le pareti sono state affrescate nello spirito della riforma tridentina con altissima qualità pittorica e compositiva. Chi sale in ginocchio la scalinata – ha proseguito – non avverte solo la sofferenza che unisce a quella di Cristo ma alzando lo sguardo riceve una catechesi di particolare efficacia».
Nel corso della conferenza stampa, nella quale sono stati illustrati nel dettaglio i restauri eseguiti, Paolo Violini, coordinatore della squadra impegnata nei restauri, si è soffermato sui lavori effettuati per riportare alla luce gli affreschi cinquecenteschi «oscurati da anni di polvere, inquinamento, fumo delle candele e depositi vari. Sulle pareti – ha riferito – abbiamo trovato le incisioni dei fedeli che negli anni hanno offerto la loro devozione». La cerimonia si è conclusa con la Messa presieduta da padre Luigi Vaninetti, superiore provinciale dei Passionisti.
12 aprile 2019








