I bambini afghani nelle foto di Jim Huylebroek

Piccoli “sull’orlo del precipizio”, ritratti in un viaggio attraverso il Paese con Save the Children, dalle pianure del nord alle strade di Kabul. In 5 milioni quasi alla fame

C’è Laalah, 12 anni, che vive con sua madre e altri 4 fratelli in una tenda costruita con teli cerati, nel seminterrato di un edificio in costruzione, nel nord dell’Afghanistan. E cerca spazzatura da vendere o bruciare per riscaldare “casa”. O Arzoo, 12 anni, di Kabul: la più grande di 7 figli, che non è andata a lezione tutto l’inverno perché le scuole sono chiuse e mangia quasi tutti i giorni solo pane, perché suo padre non ha più nessun lavoro che gli consenta di portare il cibo a casa. Sono i “Bambini sull’orlo del precipizio” (“Children on the edge of life”): i piccoli dell’Afghanistan 6 mesi dopo la presa del potere da parte dei talebani, ritratti dal fotografo Jim Huylebroek, che ha attraversato il Paese insieme a Save the Children, dalle pianure del nord devastate dalla siccità alle gelide strade di Kabul, catturando le loro storie.

Dai bambini che vivono sotto un telone in uno scantinato alle comunità del deserto che scavano pozzi e raccolgono l’acqua piovana, le foto di Huylebroek raccontano la tragedia umanitaria che sta devastando l’Afghanistan e la lotta per la sopravvivenza dei bambini e delle loro famiglie, costrette spesso a prendere decisioni impossibili su quale figlio sfamare e quale no. L’obiettivo, allora, si posa su bambini che muoiono mentre si stanno recando alle cure mediche; madri che partoriscono da sole su pavimenti sterrati perché non possono permettersi di andare in ospedale; e piccoli costretti a lavorare per strada per mettere il cibo in tavola.

Quasi cinque milioni, in tutto, i bambini avviati verso la fame, mentre il Paese affronta la peggiore crisi alimentare di sempre. «Il triplo impatto di siccità, conflitti e collasso economico ha spinto molte famiglie in territori pericolosi, costrette a vendere quel poco che hanno per comprare da mangiare, mandando i figli a lavorare o cavandosela solo con il pane», riferiscono da Save the Children. In più, il ritiro degli aiuti e il congelamento delle attività finanziarie hanno portato i servizi pubblici dell’Afghanistan sull’orlo del collasso. «Gli ospedali in tutto il Paese sono stati costretti a chiudere poiché non ci sono più salari per gli operatori sanitari. I bambini gravemente malati vengono respinti perché semplicemente non ci sono medicine per curarli e, dove sono disponibili, l’aumento dei prezzi fa sì che siano troppo costosi per poterseli permettere».

Nelle parole di Chris Nyamandi, direttore di Save the Children in Afghanistan, «ognuna di queste storie è un potente promemoria della triste realtà che vivono le famiglie in tutto il Paese, della lotta quotidiana per sopravvivere all’inverno e dei milioni di giovani vite che sono a rischio. Il tempo stringe per i bambini afghani, per ottenere il sostegno urgente di cui hanno così disperatamente bisogno – afferma -. Le famiglie stanno facendo tutto il possibile, prendendo decisioni impossibili su chi mangia e chi no. Gli aiuti umanitari possono aiutare i bambini a superare l’inverno ma questa crisi non può essere risolta solo con gli aiuti». L’Afghanistan infatti «ha un’economia basata sulla circolazione di denaro, quindi senza l’ingresso di soldi nel Paese non è difficile capire che la gente comune soffrirà. I governi – conclude – devono trovare un modo per sbloccare i fondi vitali e le risorse finanziarie per prevenire ulteriori perdite di massa di vite umane».

Save the Children intanto sostiene la popolazione distribuendo denaro contante, vestiti invernali e carburante alle famiglie in alcune delle zone più colpite, per aiutarle a stare al caldo, a nutrirsi e ad affrontare i rigori della stagione. L’assistenza in denaro «aiuta a impedire alle famiglie di ricorrere a misure disperate che incidono negativamente sui bambini come il lavoro minorile, i matrimoni precoci e la riduzione dei pasti», spiegano. Nel 2021 le cliniche sanitarie mobili dell’organizzazione nel Paese hanno condotto quasi 375mila controlli e curato più di 12mila bambini per malnutrizione. Ma non basta. Proprio per questo l’organizzazione internazionale ha lanciato una petizione per chiedere al Fondo monetario internazionale e alla Banca Mondiale di sbloccare i finanziamenti vitali per il Paese, che è possibile sottoscrivere direttamente online.

18 febbraio 2022