I giovani ai consacrati chiedono tempo e attenzione

Alla presenza del cardinale vicario l’incontro al Seraphicum tra una rappresentanza di giovani diocesani e il mondo della Vita consacrata

Essere riflesso della paternità e della maternità di Dio. Testimoniarle coerentemente nel quotidiano per essere annunciatori efficaci del Vangelo senza perdere di vista l’educazione all’ascolto e al silenzio. Il cardinale vicario Angelo De Donatis traccia le linee guida per l’evangelizzazione dei giovani in questo particolare momento storico. Durante l’assemblea diocesana della vita consacrata svoltasi sabato 29 settembre al Seraphicum al centro ci sono ancora una volta i giovani. È a loro che la Chiesa guarda con attenzione. È da loro che vuole consigli. È per loro che mercoledì si aprirà il sinodo dei vescovi al quale parteciperà anche il vicario per la prima volta.

Cosa si aspettano oggi i giovani dalla Chiesa? La domanda è risuonata più volte durante l’assemblea organizzata per la prima volta da tutte le realtà della vita consacrata della diocesi di Roma. A rispondere con franchezza e senza esitazioni sono stati sette ragazzi che hanno aperto i lavori. Ad ascoltarli don Antonio Panfili, vicario episcopale per la vita consacrata, padre Paolo Maiello del Cism (Conferenza italiana superiori maggiori), suor Gabriella Guarnieri dell’Usmi (Unione superiore maggiori in Italia), Grazia d’Anna dell’Ordo Viduarum, Sonia Candelotti dell’Ordo Virginum, Paola Pellegrino del Ciis (Conferenza italiana degli istituti secolari), Daniela Grlic per le nuove forme di vita consacrata.

I primi a parlare sono stati Francesca e Davide della parrocchia San Tommaso Moro. Sono studenti fuori sede e fanno parte della scuola di formazione sociale e politica fondata tre anni fa nella parrocchia dove hanno trovato «una vera famiglia». Per questo Davide consiglia la nascita di altre scuole culturali di matrice cristiana che possano risultare fondamentali per la crescita dei ragazzi. Ha spiegato che l’esempio dei consacrati è di «estrema importanza» per far sbocciare i carismi di ogni ragazzo. La Chiesa cattolica «va verso strade sconosciute – ha aggiunto – bisogna essere audaci, creativi, ripensare agli obiettivi, le strutture, lo stile, i metodi di evangelizzazione delle varie comunità».

Per Francesca oggi i giovani vogliono una presenza coerente, aggregazione continua, coinvolgimento nei progetti diocesani. «Vogliamo sentirci protagonisti perché possiamo fare la differenza – ha affermato –. Abbiamo bisogno di proposte culturali nuove, serie e concrete per aprire il più possibile i nostri orizzonti». In sala c’erano decine di suore appartenenti a diversi ordini religiosi e a loro la studentessa ha consigliato di spingere le novizie ad essere «più aperte. Le vorremmo più coinvolte nei nostri progetti e meno chiuse nell’idea dell’istituto religioso».

Ancora più diretti Fabiola, Marika e Valerio della parrocchia santa Felicita e Figli Martiri nel quartiere periferico di Fidene. Fanno parte del gruppo giovani del Cefa (parola che in aramaico significa roccia). I giovani, hanno spiegato, vogliono essere accolti ma anche provocati. Per questo consigliano ai sacerdoti di fare omelie a loro misura per «catturare l’attenzione». I consacrati hanno un bagaglio di esperienze tale da poter toccare i cuori dei ragazzi, hanno aggiunto, ma se è vero che gli adolescenti «sono sempre pronti a criticare» sottolineano di sentirsi sempre giudicati. «Per i giovani siete incoerenti – rincalza Fabiola –. Dovete iniziare ad instaurare un dialogo con noi, partendo anche dalle cose più semplici. Abbiamo genitori assenti voi siete il nostro punto di riferimento ma dove siete? Donateci il vostro tempo». «Non fateci sentire abbandonati, condividete con noi le vostre esperienze giovanili» ha aggiunto Claudio.

Don Giovanni Carpentieri e Simona Vasallucci si occupano di disagio giovanile con l’associazione “FuoriDellaPorta” e hanno consigliato di incontrare i ragazzi nei loro luoghi di aggregazione perché se è vero che devono recuperare il senso della fede «devono prima recuperare il senso della vita». Ecco perché per il vicario è fondamentale creare nel giovane “l’humus” per accogliere la parola di Dio e farla germogliare dentro di sé.  In tal senso compito dei consacrati è presentarsi come «punti di riferimento, guide stabili e sagge». Fondamentale risulta inoltre «una nuova alleanza con le famiglie in un’ottica di interazione che dia capacità di iniziativa al giovane».

Ai consacrati di Roma ha consigliato di annunciare il Vangelo in ogni occasione e in modo «persuasivo. La semina va fatta con abbondanza e generosità, non possiamo permetterci soste, non ci sono periodi dalla vita dei ragazzi da trascurare. In ogni momento siamo chiamati a fare questa semina e a raggiungerli dove fuggono perché siamo Chiesa in uscita». I consacrati, ha aggiunto don Antonio Panfili, hanno il compito di «aiutare i giovani a trovare la loro identità per portarli alla scoperta della loro vocazione».

 

 

1° ottobre 2018