I nuovi martiri e l’Africa, “generatrice di fede”

Ai Santi Martiri dell’Uganda la veglia presieduta dal vescovo Lamba. Le testimonianze di Ambrosoli, Luinetti, Annalena Tonelli e padre Mada

Chi, come suor Maria, ha vissuto una vita intera per la missione, prendendo addirittura il passaporto mozambicano e vivendo lì per circa sessant’anni della sua vita, al punto da dire: «La loro sofferenza è la mia». Chi, sentendo un richiamo per la missione, ha avuto ben chiara la possibilità della morte e non solo l’ha accettata ma le è andato incontro col sorriso. Storie a volte brevissime, come quella di Maria Cristina Luinetti che, appena 24enne, da sottotenente delle infermiere volontarie della Croce rossa italiana, va a Mogadiscio per curare i militari italiani (era il 1993) e il popolo somalo. Mentre è in servizio un uomo armato entra e prende ostaggi e lei senza pensarci due volte si offre al posto loro. Morirà nel tentativo di far ragionare l’aggressore. Nella sua lettera-testamento dirà: «Non dimenticatemi». E alla zia chiedeva: «Nel caso di un mio ritorno “in bara” desidero essere sepolta in alta uniforme delle infermiere. Desidero una cerimonia religiosa semplice: se con canti, evitare marce funebri e preferire “Oh when the saints…” e simili». Storie vissute tra coraggio e senso dell’umorismo. Storie come quella di Annalena Tonelli, che disse: «Nella mia vita ho conosciuto tanti e tanti pericoli e ne sono uscita con la convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare. Ed è allora che la vita diventa degna di essere vissuta».

A ricucirle insieme, come tessere di un unico mosaico, la veglia di preghiera organizzata ieri sera, 6 dicembre, nella parrocchia dei Santi Martiri dell’Uganda, dal titolo “Il sangue dei martiri è il seme di nuovi cristiani”. Un appuntamento inserito nel ciclo di veglie e approfondimenti sul tema “Africa generatrice di fede”. Al centro, la testimonianza – il “martirio”, appunto – di tanti che hanno lottato contro l’infibulazione, eradicato la tubercolosi, o semplicemente hanno mostrato compassione e amore per gli ultimi. Da padre Giuseppe Ambrosoli alla crocerossina Maria Cristina Luinetti, dalla missionaria Annalena Tonelli fino a padre Blaise Mada e ai suoi compagni martiri del Centrafrica, per concludere con suor Maria De Coppi, l’ultima in ordine di tempo che ha effuso il suo sangue per i fratelli africani in Mozambico.

«Non dimenticatemi», ha ripetuto il vescovo Riccardo Lamba, nella omelia che ha concluso la celebrazione . «Ecco, noi siamo sollecitati da tanti fatti, video, notifiche, e siamo a rischio di dimenticare cosa stavamo facendo anche solo pochi istanti prima. Abbiamo scelto di fermarci oggi qui, in questa veglia, per permettere alle esperienze significative delle vite di queste persone di entrare in noi». Ha ricordato invece le parole di Tertulliano – «Il sangue dei martiri è il seme dei nuovi cristiani» – don Massimiliano Testi, parroco di Sant’Innocenzo, tra gli organizzatori della veglia. «È ancora così? Queste vite straordinarie ci interrogano? La Chiesa è capace di valorizzarle e farle diventare esempi? Perché tanti finiscono sotto terra per il fondamentalismo altrui», ha osservato, pensando alle più diverse situazioni di martirio in odium fidei: dal fondamentalismo islamico (come nel caso di padre Jacques Hamel), alla mafia (don Pino Puglisi), ai satanisti (suor Maria Laura Mainetti), «ma noi li lasciamo sotto la sabbia della memoria e ce li scordiamo». Chi fa peggio?

7 dicembre 2023